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Alessandro Cortesi Commento II domenica di Natale

II domenica di Natale – anno A – 2020 Sir 24,1-4.8-12; Efes 1,3-6.15-18; Gv 1,1-18

Al cuore della prima pagina del IV vangelo sta l’espressione ‘E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi’. Più esattamente si potrebbe tradurre ‘pose la sua tenda in mezzo a noi’.

La tenda, chiamata la ‘dimora’, aveva accompagnato il percorso dell’esodo ed era il luogo in cui risiedeva la ‘gloria’ di Jahwè (cfr. Es 26,1-14): in essa era posta l’arca dell’alleanza con le tavole della legge. Tenda e arca sono simboli che rinviano all’alleanza e all’opera di liberazione di Dio sceso per liberare il suo popolo. Tale luogo era pensato come la sede in cui Dio aveva il suo trono sedendo sopra: “Davide…si alzò e partì con tutta la sua gente… per trasportare di là l’arca di Dio, sulla quale è invocato il suo nome, il nome del Signore degli eserciti, che siede in essa sui cherubini” (2Sam 6,2).

La tenda è vissuta da Israele come ‘luogo dell’incontro’: “a questa tenda del convegno posta fuori dell’accampamento, si recava chiunque volesse consultare il Signore” (Es 33,9). La tenda è segno della presenza di Dio che accompagna il cammino d’Israele dall’Egitto verso la terra promessa. Sopra la tenda sostava la nube simbolo della presenza di Dio. La nube da un lato rivela e dall’altro mantiene velato; con la tenda indica la vicinanza del Dio altissimo che parlava con Mosè ‘come un uomo parla con un altro’.

Dio rimane l’inaccessibile, l’Altro dalla creatura, ma la tenda è luogo segno di incontro con Lui che si rende vicino ogni volta che si ascolta la sua Parola: ‘Io sono il Signore tuo Dio’. “Se due si riuniscono insieme per dedicarsi alle parole della Torah, la shekinah (la dimora) è presente” (Pirkê Abot III 3; cfr. Mt 18,20).

I profeti indicheranno che Dio non abita in qualche luogo particolare, ma abita il suo popolo: Dio sta in mezzo a Israele per adempiere la sua promessa: ‘Io sarò con te’ (Es 3,12) e la sua presenza è per costruire il suo popolo. Anche il tempio, sede dell’arca dell’alleanza nel tempo della stabilità dopo il cammino nel deserto, è solamente un segno. “Gioisci, esulta, figlia di Sion, perché ecco io vengo ad abitare in mezzo a te… nazioni numerose aderiranno in quel giorno al Signore e diverranno suo popolo ed egli dimorerà in mezzo a te” (Zac 2,14).

“il Verbo ha posto la sua tenda in mezzo a noi” è espressione che rinvia a tali riferimenti. La Parola si è resa vicina nella presenza umana di Gesù. “Dio nessuno l’ha mai visto: proprio il Figlio unigenito che è nel seno del Padre, lui lo ha raccontato” (Gv 1,18). Nel volto di Gesù il IV vangelo legge il farsi vicino della Parola di Dio: ha posto la sua tenda in mezzo a noi, nella umanità, la carne. Gesù spiega e fa vedere nel suo volto umano la gloria di Dio il Padre.

Il Verbo fatto carne è la nuova tenda di una alleanza, non frutto di opera umana, ma dono da accogliere: “a quanti però l’hanno accolto ha dato il poter di diventare figli di Dio; a quelli che credono nel suo nome, i quali non da volere di carne, né da volere di sangue, ma da Dio sono stati generati” (Gv 1,12-13). La nascita di Gesù è vista dal IV vangelo nel mistero profondo della vita di Dio. Quella vita segnata dalla fragilità dell’esistenza umana (la carne) è ‘tenda’ in cui incontrare il volto di Dio, la sua Parola. “In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini… e noi vedemmo la sua gloria, gloria come di unigenito dal Padre” (Gv 1,4.14).

Alessandro Cortesi op

Fonte: https://alessandrocortesi2012.wordpress.com/

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