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Don Paolo Scquizzato OMELIA Festa della Presentazione del Signore. Anno A

PRESENTAZIONE DEL SIGNORE

«Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore – 23come è scritto nella legge del Signore: Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore – 24e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore.
25Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. 26Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore. 27Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, 28anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo:
29″Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo vada in pace, secondo la tua parola, 30perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza,
31preparata da te davanti a tutti i popoli: 32luce per rivelarti alle genti e gloria del tuo popolo, Israele”.
33Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. 34Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: “Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione 35- e anche a te una spada trafiggerà l’anima -, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori”.
36C’era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuele, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo matrimonio, 37era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. 38Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme.
39Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret. 40Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui». (Lc 2, 22-40)
Il vecchio Simeone rappresenta l’antico Israele in attesa di una presenza in grado di compiergli il cuore. Finalmente questo cuore inquieto può abbracciare la sua felicità, il balsamo capace di guarirlo della paura della morte, propria di ogni uomo. Le braccia secche, ‘antiche’ di Simeone ricevono la fonte della vita e dell’eterna giovinezza, perché ‘chi è in Cristo è una creatura nuova’ (2Cor 5, 17), e non conoscerà mai più la morte.
Simeone, rinato a vita nuova e definitiva, prorompe in un canto di gioia, di allegrezza dicendo letteralmente: «Ora sciogli il tuo servo Signore» (v. 29). È un verbo pesante questo sciogli, manda via, libera.
L’uomo da sempre è tenuto schiavo della paura della morte (cfr. Eb 2, 15), angosciato di cosa ne sarà della sua vita, di come finiranno i suoi giorni. Finalmente sappiamo non solo di essere nella vita, ma di essere vita e in quanto tale non finiremo mai, perché la vita non può finire. La morte non è il contrario della vita ma solo della nascita. «Nulla nasce, nulla muore, nulla è o non è; nulla viene o va» (Buddha). Se la vita non può finire, finisce anche la nostra paura della morte.
Finché non entreremo in questa logica, continueremo ad essere angosciati e irrequieti, e questa paura atavica ci porterà ad attaccarci alla vita come un rapace alla roccia. Chi lascia andare, chi si sperimenta come ‘vivente’, cesserà anche di avere paura, perché l’amore scaccia il timore (1Gv 4, 18).
Il vecchio Simeone profetizza: «Egli è qui per la caduta, la resurrezione, … segno di contraddizione» (v. 34). Il termine ‘caduta’ ha significato di crollo, distruzione, rovina. Che questo diventi preghiera: che Cristo sia veramente la nostra rovina, nostra resurrezione e contraddizione.
Sii per me rovina Signore: non lasciarmi nell’indifferenza, nel quieto vivere, nelle mie sicurezze, nella mia falsa pace. Fai crollare la mia vita inautentica, la mia vita ‘morta’, il mio modo di mascherare quello che sono in realtà.
Contraddici i miei pensieri con i tuoi pensieri, contraddici le mie posizioni e le mie sicurezze con la luce della tua croce che è l’amore che sa andare fino in fondo, contraddici la mia visione del mondo quando non è corrispondente alla logica del dono.
Sii la mia resurrezione, quando credo che per me sia tutto finito, quando sperimento l’inferno, la delusione, il tradimento, l’infedeltà.

Fonte:https://www.paoloscquizzato.it/

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