Don Daniele Pressi Il silenzio del sale – V Dom. T.O.

L’evangelizzazione del Giappone nel Seicento. La partenza di due preti portoghesi per la missione. La persecuzione dei cristiani in quelle terre. L’atto di abiura da parte di uno di quei preti. La domanda è ovvia: cosa c’entra tutto questo con noi, cristiani del nuovo millennio?

Eppure di questo tratta Silenceil nuovo film di Martin Scorsese. Un film che forse non è il suo capolavoro. Resta, però, a mio avviso un’opera monumentale: come il regista stesso l’ha definito, “il progetto di una vita”. Ma torniamo alla nostra domanda di apertura: cosa ha a che fare il tema del film con la nostra fede (e con la Parola di questa domenica)?

Per rispondere alla domanda, non posso che partire da un’altra domanda. Una domanda che, certamente, ha attraversato il cuore di ogni cristiano almeno una volta nella vita: che cosa vuol dire credere in Gesù? Professare una dottrina? Avere risposte chiare e ben distinte? Avere degli schemi morali? Pregare? Andare in chiesa alla domenica? Andarci almeno a Natale e a Pasqua? Testimoniare a voce alta e con indefettibile condotta di vita il Vangelo?

silence volto cristo

Nella persecuzione subita, padre Rodrigues (uno dei due gesuiti che partono per il Giappone) si poneva domande analoghe. È giusto continuare ad annunciare la fede eroicamente quando questo causa la sofferenza e la morte di altre persone? È giusto diffondere una verità dall’alto in basso? È giusto un martirio da sovrapporre, quasi, alla morte di Gesù in croce? È testimonianza o superba ostentazione? La risposta di Dio a tutto questo l’abbiamo sperimentata tutti:

Io prego, ma sono sperduto. Alla mia preghiera risponde il silenzio.

Padre Rodrigues è angosciato, quasi distrutto da quel silenzio. Un silenzio che comincia a capire solo quando anche la sua fede farà silenzio: con l’abiura, calpestando l’immagine di Cristo. In quel momento qualcosa cambia – e tragicamente – in Padre Rodrigues. La smette di avere una fede fatta di verità da calare sugli altri. Comincia ad averne una fatta di condivisione, di rapporti fragili, tra peccatori. Di amore nascosto. Eppure così saporito da indurre la moglie (giapponese e presumibilmentenon cristiana) a mettergli tra le mani una piccola croce, nella tomba. Padre Rodrigues crede in Gesù tacendo su di lui e cominciando a viverne il silenzio crocifisso. E lo stesso Paolo, alla comunità di Corinto, parlando di sapere, o forse di sapore (in latino basta cambiare l’accento) dice:

Io ritenni infatti di non sapere altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo, e Cristo crocifisso. (1 Corinzi 2,2)

Un Gesù che si perde nell’umano, fino a scomparire tra i peccatori. Come sale in un alimento che è troppo buono e bello per restare insipido. E, per noi, che cosa può voler dire credere in Gesù, se non perderci allo stesso modo nelle relazioni, sciogliendoci in esse, donando amore a caro prezzo: accoglienza, fiducia, amicizia, consolazione, giustizia, pace. Il sale tace, ma che sapore divino! La luce tace, ma che bellezza quella città che non brilla di luce propria!

Voi siete il sale della terra […] Voi siete la luce del mondo (Matteo 5,13.15)

La Chiesa spesso ha barattato una posizione visibile con il sapore. Una testimonianza forte con il sale. Prove muscolari con l’abbassamento. Altrettanto forse abbiamo fatto noi – ho fatto io – come cristiani. Abbiamo barattato piazze con porte aperte. Abbiamo barattato integrità con condivisione. Abbiamo perso il sale. Abbiamo perso la luce. Potremo mai recuperarli se non nel Silenzio?

So cosa stai pensando. L’ho pensato anch’io. “Ma non è rischioso? Non rischi insignificanza? Non rischi di perderti?”. Ancora una volta rispondo con una domanda: Ma chi l’ha mai detto che l’amore non sia un rischio?

Fonte:http://www.twittomelia.it/