Don Luca Lunardon”Contaminàti di eternità “

V di Quaresima

Non possiamo nascondere che uno degli aspetti della nostra fede in cui ci sentiamo maggiormente a disagio è quello della risurrezione. Difficile da credere, da comprendere nelle modalitàPensare alla risurrezione ci mette a disagio (cosa significherà poi risorgere con il nostro corpo?)… non ne parliamo molto volentieri, forse non ne siamo convinti fino in fondo. Eppure non possiamo celebrare la Pasqua senza tirare in ballo la risurrezione.

Oggi pertanto la liturgia ci fa un grande dono. E ci propone alcuni brani particolarmente significativi al riguardo.

Io apro i vostri sepolcri, vi faccio uscire dalle vostre tombe. Lo Spirito di Dio darà la vita anche ai vostri corpi mortali.

Nella prima lettura Dio si rivolge al suo popolo stremato e scoraggiato durante l’esilio, promettendogli una nuova vita. La seconda lettura ci ricorda che a questa nuova vita noi partecipiamo già.

Nel Vangelo abbiamo ascoltato la rianimazione di Lazzaro. La chiamo volutamente così. Forse perché la risurrezione avviene soprattutto per le sue sorelle, Marta e Maria. Donne diverse tra loro, alle quali Gesù si rivolge in modo diverso.

Marta è sempre la solita: donna di fede, affacendata, concreta e decisa. Pensa che Gesù sia un intermediario, un tramite tra noi e Dio. Gesù le apre gli occhi, dichiarando di essere lui stesso Dio e Signore della vita, con potere sulla morte. Pronto a dare continuamente la vita a chi crede in lui.

Maria invece mostra la sua sofferenza per la morte del fratello, e Gesù piange con lei. Personalmente mi vengono i brividi nel vedere che Dio si commuove e quasi si indigna per il nostro dolore umano. Il pianto di Gesù per il nostro dolore rende possibile una nuova vitaA lei Gesù mostra la sua umanità, a Marta la sua divinità. Per entrambe inizia una nuova vita, come anche per noi è iniziata una nuova vita a partire dal nostro Battesimo. In quel giorno infatti siamo stati entrati nella morte di Gesù per vivere nella sua vita e nella risurrezione.

La vita eterna non è quindi una questione da rinviare a dopo la nostra morte. Piuttosto una condizione in cui possiamo decidere di entrare già ora. Anche oggi, infatti, sperimentiamo che ci sono delle tombe in cui abitiamo, dei sepolcri che ci tengono prigionieri eLa vera risurrezione non è quella di Lazzaro, e non avviene solo nell’aldilà ci impediscono di vivere in pienezza. Come cristiani è riduttivo quindi attendere solamente la risurrezione futura. Possiamo vivere già da risorti, perché siamo fin d’ora contaminati di eternità. La vera risurrezione non è quindi quella di Lazzaro, ma quella di tutti noi, che siamo chiamati a vivere per Cristo, con Cristo e in Cristo.

Possiamo già essere liberi, non dalla morte corporale ma dal potere e dalla paura della morte. Abitati dallo Spirito ricevuto nel Battesimo, apparteniamo inseparabilmente a Cristo, Non rinviamo all’aldilà la nostra decisione di risorgereche condivide con noi la sua vittoria sul male e sulla morte. Non rinviamo quindi all’aldilà la nostra decisione di risorgere, ma iniziamo a vivere pienamente il presente, sapendo che è già possibile concretizzare, qui e ora, un nuovo modo di vivere.


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