Monastero Marango “I segni della nostra liberazione”

I Domenica di Avvento (Anno C) (28/11/2021)

Vangelo: Lc 21,25-28.34-36 

Il nuovo inizio (dell’Avvento, dell’anno liturgico) è un nuovo sguardo verso la fine, verso il senso delle cose, dato dal traguardo, dalla pienezza. Questo per rinvigorire il cammino quotidiano e per riconoscerci e viverci di più come compagni, fratelli di viaggio, di umanità.
L’apertura ce la offre la seconda Lettura: «Il Signore vi faccia crescere (letteralmente: «abbondare») e sovrabbondare nell’amore fra voi e verso tutti, come sovrabbonda il nostro per voi… Possiate progredire (letteralmente: «sovrabbondare») ancora di più». Questa lettera di Paolo è il primo testo del NT, scritto solo 20 anni dopo la Pasqua di Gesù. Così vi troviamo la testimonianza della vicinanza e della freschezza dell’esperienza del Signore che le comunità cristiane vivevano in quel tempo. Non è ancora la sua elaborazione teologica, ma c’è il cuore della fede cristiana: l’amore, così come gli apostoli e gli altri discepoli si sono trovati a vivere lasciandosi amare dal Signore Gesù. L’amore è dono di Dio («Il Signore vi faccia…») e deve essere necessariamente fuori di qualsiasi misura ed esagerato («sovrabbondante»). Cioè l’amore non può essere chiuso nella logica, nella misura, in determinate condizioni, in contenuti di senso: deve essere esagerato, sbagliato, incontenibile, insensato. L’amore, poi, deve portare a fare comunità, famiglia («tra voi»): perché non provoca una semplice con-vivenza, ma una intra-vivenza, dove le vite quotidianamente si scambiano e si accolgono, dove ci si impasta a partire dalla sottomissione alla fatica del dialogo.
Ma non basta: «l’amore fra voi» deve essere contemporaneamente anche «verso tutti». L’amore abbatte le distanze, le barriere, le lontananze, perché ci permette di vivere ciò che è essenziale ma che, senza amore, siamo incapaci di cogliere: cioè il fatto che è più ciò che ci unisce (cioè l’essere umani) rispetto a ciò che ci può dividere, sempre. Proprio per questo si parla di «sovrabbondanza» di amore: a imitazione dell’amore del Padre che è sovrabbondante perché «fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni», e per noi diventa la necessità dell’amore anche per i nemici (cfr. Mt 5,43-48).
 
I «segni» – l’inizio del brano evangelico – sono semplicemente degli indicatori della realtà che, per il cristiano, consiste nel fatto che «la vostra liberazione è vicina». È la liberazione dagli idoli che asservono a sé, come il diavolo ha tentato con Gesù: servirsi del potere, del successo, del mostrarsi, a cui, però si finisce con l’esserne asserviti. Il “lavoro” del tentatore sta proprio nel persuadere l’uomo a dare valore assoluto (divino) a ciò che non lo ha (come il denaro, la forza, l’affermazione del proprio io) per distoglierci dal vero Dio, che è «amore, gioia, pace, grandezza di cuore, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio della propria forza» (Gal 5,22).
La caduta degli idoli è ciò che il Vangelo chiama «sconvolgimento delle potenze dei cieli». Per gli uomini sarà «angoscia di popoli in smarrimento» e «moriranno per la paura» (non per degli eventi negativi), perché saranno abbattute quelle realtà che gli uomini hanno fatto signoreggiare sul mondo. Dobbiamo immaginare: quando il «Figlio dell’uomo viene su una nube con grande potenza e gloria» realizzerà un modo di vivere fra gli uomini retto, appunto, dall’amore, dalla pace, dalla bontà, dalla fedeltà… Che cosa avviene allora per il nostro mondo, retto invece dal potere, dal denaro, dallo sfruttamento di pochi ricchi su molti poveri?! Avverrà uno sconvolgimento totale, quando ogni uomo sulla terra avrà la sua dignità, riconosciuta e rispettata da tutti, quando la più grande preoccupazione mondiale sarà la cura di chi più fragile, quando al primo posto ci saranno quelli che servono gli altri invece di quelli che li sfruttano e li asservono…
 
«Risollevatevi e alzate il capo»: il cristiano non può essere oppresso da un mondo cattivo né schiacciato sotto il peso di un’impossibile morale. Piuttosto, la testa alta serve per cercare di scoprire i germogli buoni, che annunciano la bella stagione, sui rami ancora spogli e secchi dell’albero del mondo. E sollevare il capo chino è liberazione dall’ossessione della ricerca della perfezione religiosa. Perché, se fossi così perfetto da non compiere più alcun peccato, ma questo, per esempio, mi portasse a distanziarmi da un solo fratello in umanità perchè non fosse altrettanto fervente, la mia perfezione non varrebbe assolutamente nulla: sarebbe solo paglia da bruciare.
 
Gesù mette ancora in guardia riguardo ai «cuori pesanti». Anche il credente può perdersi e non cogliere la vicinanza del Regno. Allora Gesù raccomanda l’essenzialità e la sobrietà. Penso, innanzitutto, ai pensieri, che spesso appesantiscono il nostro cuore. Essi nascono da ansiose preoccupazioni, da sguardi giusti ma non compassionevoli sulla realtà, da pretese deluse su se stessi e sugli altri, da una malinconia di sogni perduti. Tutto ciò ci dissipa, ci ubriaca e ci affanna. Allora Gesù invita a «vegliare in ogni momento pregando»: invita cioè a trasformare ogni situazione che viviamo in occasione di apertura fiduciosa e disponibile al Signore, trasformando anche le situazioni più contraddittorie in appelli a scoprirvi comunque – e soprattutto – il Signore all’opera. Allora saremo veramente liberi.
 
Alberto Vianello

Fonte:https://www.monasteromarango.it/


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