II Domenica del Tempo Ordinario (Anno C)  (16/01/2022)

Vangelo: Gv 2,1-11

Il primo miracolo Gv 2, 1-12

Gesù venne a Cana di Galilea. È l’inizio della sua missione. Ha chiamato alcuni, i primi, e con loro è invitato a nozze. Giovanni è il solo evangelista che ne parla e il miracolo del vino è l’inizio di tutto.

Domenica scorsa Gesù si era rivelato immergendosi nelle acque del Giordano, oggi Gesù si rivela immergendosi in una festa di nozze. Così videro la sua gloria. La videro nella gioia del vino.
Pensate al calore della festa di nozze, l’aria che si respira, l’ebbrezza delle voci, delle musiche, l’allegria delle danze. In quei tempi poi, in un piccolo paese, il matrimonio era un evento e si faceva festa per una settimana intera.
Gesù sa piangere con chi piange e gioire con chi è nella festa. Si è sentito sempre a suo agio nei banchetti, pure con i peccatori. Anche se i nemici gridavano alla scandalo. C’è una spensieratezza malata: succede quando si vive indifferenti a ciò che ci accade intorno.
Ricordiamo la parabola in cui Gesù racconta di un uomo ricco, che vestiva di porpora e di bisso e tutti i giorni banchettava lautamente, mentre un mendicante, di nome Lazzaro, giaceva alla sua porta, coperto di piaghe. Erano i cani ad avere compassione di lui. Gesù condanna con parole amare l’indifferenza del ricco senza cuore.
La festa porta con sé un grande segreto: crea occasioni di incontri, rinsalda legami, dà valore alla gioia e al piacere, libera il cuore. Pensate alla genialità di mettere la domenica all’inizio della settimana. Vi sembra fuori misura il ripieno di un organo? È inopportuno lo scampanio che annuncia la gioia di una comunità?
Le feste sono sempre un po’ fuori misura perché fuori misura è l’amore. Ed è bello che Gesù abbia fatto il suo primo miracolo proprio a una festa dell’amore con un vino smisurato: seicento litri di vino.
Non è forse vero che l’amore, se si fa misurato, è già prossimo a finire? Può succedere che venga a mancare l’amore: “Non hanno più vino. Non hanno più amore”. Può tramontare l’amore, può diventare gelido come le anfore di pietra, imponenti ma vuote. E quando gli amori inaridiscono, tutto diventa grigio, stanchezza, monotonia.
Pensate alla fortuna di questi sposi. Gli occhi di Maria si accorgono che non c’è più vino. Che grazia accorgersi in tempo di ciò che fa morire l’amore. Maria sa che si può salvare la festa, a patto che si faccia quello che Gesù dirà: “Qualunque cosa vi dica, fatela”.
Ma che cosa dice il Signore? “Riempite d’acqua le anfore”. Poteva creare il vino dal nulla. Lo crea dall’acqua che portiamo. Tu porta l’acqua, l’acqua della tua vita quotidiana fatta di gesti semplici, di una voce, di uno sguardo, di una carezza, di un’attenzione, di un incoraggiamento, di un investimento in fiducia, di una scommessa sulla libertà dell’altro. Tu porta l’acqua e abbi fede.
E prega. Riempi fino all’orlo le tue anfore. Gesù trasformerà l’acqua in vino. E non verrà meno la festa.
P.S. Nella lista degli invitati non dimenticare Gesù e Maria sua madre.


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