V Domenica di Pasqua (Anno C)  (15/05/2022)

Vangelo: Gv 13,31-35

Il sentiero tracciato e proposto da Gesù, nella notte dell’ultima cena, è decisamente tutto in salita. “Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri”.

Ma non è un ordine perché l’amore non può essere imposto. È  invece una preghiera di Gesù, quasi un gemito del cuore. L’amore per forza è la maschera dell’amore.  Era, quel giorno, la vigilia della sua passione che ha il culmine nella crocifissione. 

Amare come ama Dio non era un comandamento antico. Bastava “ama il prossimo tuo come te stesso”. Gesù imprime un’accelerazione e dona all’amore un orizzonte infinito. Non basta “amare” bisogna amare “come io vi ho amato”.

Per renderlo visibile e concreto Gesù compie i gesti del nuovo amore. Nella cena, lava i piedi ai suoi discepoli, poi, pur turbato dal fatto che Giuda, uno dei dodici, stesse per tradirlo, Gesù continua ad amarlo e gli manifesta il suo affetto offrendogli il pane della Pasqua. La lavanda dei piedi e il pane donato a Giuda sono la nuova modalità di amare. Una misura davvero sconvolgentemente nuova.

Poi Giuda esce dal cenacolo (sbattendo la porta) e Gesù, tradito e consegnato, continua ad amarlo sorpassando ogni limite. La notte buia di Giuda si contrappone alla luce di Gesù. Se, invece di guardare il proprio peccato e disperarsi, Giuda avesse guardato Gesù, avrebbe trovato nei suoi occhi la forza di chiedere perdono e di ricominciare.

Dopo la lavanda dei piedi, Gesù compie un altro gesto d’amore anche nei confronti di Giuda. È l’eucarestia. L’eucarestia nasce in una notte drammatica e terribile. È la notte più oscura, è la notte in cui il male cammina indisturbato. Ha indurito il suo cuore e Giuda vende Gesù, lo vende ai suoi nemici, lo vende con un bacio. Il bacio è l’amore sacrilego di Giuda.

Gesù gli offre la comunione con il pane della pasqua e Giuda risponde uscendo nella notte per consegnarlo ai soldati e farlo arrestare. Gesù lo chiama ancora “amico”.  Giuda è la notte, Gesù è il giorno, Giuda è la violenza, Gesù la mitezza, Giuda è il caos, Gesù l’armonia.

Tutto avviene di notte ma proprio in questa notte Gesù dà agli apostoli la capacità di amare come soltanto lui sa fare. Gesù abiterà nel loro cuore, abiterà nel loro amore, Gesù amerà il mondo con il loro amore,  con il nostro amore. La novità non è amare ma amare come Gesù. Gesù ha aperto una scuola d’amore. Il discepolo ama come il maestro. Il discepolo custodisce nel cuore la memoria del “come” Gesù.

L’amore è lavare i piedi, l’amore è chiamare amico chi ti tradisce, l’amore è pregare per chi ti mette in croce, l’amore è perdonare perché non sanno quello che fanno, l’amore è piangere per la morte dei tanti Lazzaro, l’amore è gioire per il profumo  delle lacrime di una donna, l’amore è prendere in spalla la pecorella smarrita, l’amore è fare festa per un figlio perduto che torna.

Nelle chiese antiche  ci sono grande mosaici che raccontano la storia della salvezza. Ma il vero mosaico nel quale ricostruiamo i segni dell’amore di Gesù è la nostra vita. La sfida è imparare ad amare come Gesù. Questo amore è la carta d’identità del credente. L’amore è l’unica realtà che ha la forza di rendere nuova la vita.