Alessandro Cortesi Battesimo del Signore – anno A – 2020

Is 42,1-4.6-7; Sal 28; At 10,34-38; Mt 3,13-17

L’episodio del battesimo di Gesù da parte del Battista è uno dei punti fermi della ricostruzione del cammino storico di Gesù nella sua vita. Ed è un passaggio che sin dagli inizi fece difficoltà alle prime comunità cristiane: indicare Gesù come Messia e presentarlo come unito alla folla di coloro che si recavano da Giovanni Battista per essere immersi nel Giordano, Gesù quindi come discepolo, Gesù come parte di un popolo in attesa di perdono, nell’accogliere l’invito alla conversione è certamente un dato che pone difficoltà. Il racconto di Matteo riprende sostanzialmente quello di Marco da cui dipende.

‘Gesù vide i cieli squarciarsi’: non è rinvio ad un evento prodigioso ma è un modo per esprimere il significato profondo di quel momento: una apertura si attua nel rapporto con Dio. I cieli chiusi sono metafora usata dai profeti per esprimere il silenzio di Dio (Is 51,9-10): ora i cieli si aprono.

In quel momento è presentata una missione nella forza dello Spirito. Lo Spirito scende su Gesù come colomba (Mc 1,10): come Mosè quando risalì dal mare e ricevette il dono dello Spirito secondo il racconto dell’Esodo. Gesù, risalendo dalle acque ripropone il cammino di liberazione dell’esodo, il farsi vicino di Dio, che sta all’origine della vita di un popolo chiamato ad un cammino di libertà e servizio. Gesù come Mosè, guida questa cammino all’incontro con Dio.

Lo Spirito gli è donato per una missione: la sua identità è indicata nell’essere il Figlio diletto nel quale Dio si compiace: ‘diletto’ è chiamato il ‘servo’ di Isaia (42,1). Gesù è così presentato come Figlio, messia (con riferimento al salmo 2,7): è il Figlio amato che nella sua vita attua la missione di quel profeta di cui Isaia aveva parlato. E’ questo un momento in cui a Gesù si rende chiara la sua missione di portare la bella notizia dell’amore perdonante di Dio a tutto il popolo, senza esclusioni.

La versione di Matteo, che riprende il testo di Marco, aggiunge sottolineature proprie. Indica innanzitutto che Gesù sceglie liberamente e chiede di farsi battezzare da Giovanni. Poi inserisce in aggiunta un dialogo tra Gesù e il Battista in cui si dà spiegazione del significato di questo gesto di immersione: Gesù si fa battezzare ‘per realizzare ogni giustizia’. Per Matteo la ‘giustizia’ è un dono di Dio, è la sua fedeltà di amore e di cura. Sarà questo il cuore dell’annuncio di Gesà nel discorso della montagna: ‘cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia’. In questo gesto di penitenza Gesù viene a compiere la legge ma nel contempo manifesta una giustizia che sta oltre la legge ed è dono di Dio. Si manifesta come il ‘servo’. In lui tutti avranno perdono per la giustizia che è fedeltà di Dio al suo amore, misericordia senza limiti.

Giovanni Battista proponeva questo gesto di immersione nelle acque del fiume Giordano come un gesto di penitenza, segno dell’impegno ad una conversione: Gesù accoglie tale proposta del profeta del deserto che propone un volgersi a Dio distante dalle pratiche del tempio, dal sacerdozio e dal sistema dei sacrifici.

E’ questo il primo passo della missione di Gesù come messia del servizio e di un rapporto con Dio vissuto nella pratica della vita come dono. La scelta di Gesù di farsi immergere nelle acque è indicazione della sua via: intende la sua vita sulle tracce del servo e si fa solidale con il cammino dell’umanità in attesa di salvezza.

Alessandro Cortesi op

Fonte: https://alessandrocortesi2012.wordpress.com/