Alessandro Cortesi Commento II domenica del tempo ordinario – anno A – 2020

49,3.5-6; 1Cor 1,1-3; Gv 1,29-34

II domenica del tempo ordinario – anno A – 2020

Il tempo ordinario è tempo in cui condurre un cammino per ritornare a Gesù, scorgere il suo volto, imparare a seguirlo, ad essere sue discepoli e discepoli lungo la sua via.

Un’espressione ripetuta nella pagina del vangelo è ‘rendere testimonianza’. Giovanni Battista nel IV vangelo rende testimonianza perché ‘vede’ in modo più profondo e sa indica la presenza di Gesù: ‘in mezzo a voi sta uno che voi non conoscete’ (Gv 1,26). Testimonianza è così rinviare ad un incontro. Il IV vangelo lega insieme il gesto del battesimo con l’invito a conoscere Gesù: ‘sono venuto a battezzare con acqua perché egli fosse fatto conoscere ad Israele’ (Gv 1,31). La prima testimonianza del Battista è quella dell’amico: annuncia qualcuno che viene dopo di lui ma che sta prima e il gesto che egli propone, l’immersione nel Giordano indica un’attesa: ‘Ecco colui del quale io dissi: dopo di me viene un uomo che mi è passato davanti, perché era prima di me. Io non lo conoscevo…’ (1,30). Il Battista riconosce il suo limite e la sua incapacità. Indica Gesù rinviando ad una scoperta da attuare in un incontro. Gesù è presenza da scoprire: viene dopo ma egli era da prima. In Gesù si fa vicina la Parola di Dio, e su di lui rimane lo Spirito. ‘Io non lo conoscevo, ma colui che mi ha inviato a battezzare con acqua mi aveva detto: l’uomo sul quale vedrai scendere e rimanere lo Spirito è colui che battezza in Spirito santo’ (1,33)

Il Battista è testimone perché risponde ad una chiamata di Dio e per dono del Padre può riconoscere Gesù come colui che battezza in Spirito Santo.

Gesù è presentato come uomo nuovo: la sua umanità è ripiena dello Spirito che si ferma e rimane su di lui. Risuonano così pagine del Primo testamento: ‘Su di lui si poserà lo Spirito del Signore, Spirito di sapienza e di intelligenza…’ (Is 11,2) ‘Ecco il mio servo… ho posto il mio spirito su di lui’ (Is 42,1).

Gesù è conosciuto così da Giovanni come colui che vive nello Spirito: la dimensione più profonda della sua vita sta in questo respiro che è il soffio di Dio. La sua missione è comunicazione della forza dello Spirito a noi: seguendo lui si viene immersi nello Spirito e si apre una nuova creazione. Come all’inizio della creazione lo Spirito aleggiava sulle acque (Gen 1,2) e come dopo il diluvio una colomba annuncia sopra le acque un mondo nuovo così ora la colomba – vista da Giovanni sopra Gesù – indicare la presenza dello Spirito e l’inizio di una storia nuova. La testimonianza di Giovanni riguarda l’identità di Gesù: ‘E io ho visto e ho reso testimonianza che questi è il Figlio di Dio’ (Gv 1,34).

Il discepolo è colui che rende testimonianza ed è chiamato a vedere con occhi nuovi, con gli occhi della fede. Giovanni Battista indica Gesù come l’agnello: ‘Ecco l‘agnello di Dio che toglie il peccato del mondo’. Gesù è venuto a liberare questa realtà di tenebre, il ‘mondo’ quale dominio dell’egoismo, ricerca del possesso, superbia (cfr. 1Gv 2,16). L’agnello è immagine che rinvia alla pasqua. La via del discepolo sarà seguire Gesù fino alla sua pasqua di morte e risurrezione.

Alessandro Cortesi op

Fonte:https://alessandrocortesi2012.wordpress.com/