Squarcia, Signore, le nostre tenebre
IV Domenica di Quaresima, 22 marzo 2020
Anche oggi la liturgia mette al centro un tema, anzi alcuni temi battesimali: l’elezione nella prima lettura ed il passaggio dalle tenebre alla luce, nel Vangelo, con l’episodio del cieco nato.
Il racconto dell’elezione di Davide vuole dirci che i criteri con i quali il Signore chiama e giudica non hanno niente a che fare con i nostri schemi interessati e per lo più ottusi.
Come ottusi erano gli schemi con i quali venivano giudicate le malattie dagli interlocutori di Gesù ed anche dai discepoli: «Signore, chi ha peccato, lui o i suoi genitori?». E Gesù prendendo spunto da questo comportamento dei suoi interlocutori indica una strada nuova per stare nel mondo e per rapportarci tra di noi.
I passaggi fondamentali di un modo nuovo per stare al mondo e per rapportarci tra noi possono essere sintetizzati guardando alla storia del cieco nato.
* in lui il passaggio dalla cecità alla luce avviene grazie a un incontro: l’incontro con Gesù. Proprio com’era capitato alla samaritana.
* All’incontro con Gesù il cieco ci va, non gonfio di presunzione come i farisei, ma non nascondendo la sua situazione di mendicante. Di molti nostri peccati non riusciamo a liberarci perché non li riconosciamo.
* Accetta di compiere due gesti: si lascia spalmare il fango sugli occhi e si lava nella piscina di Siloe. La conversione è sempre il frutto di accoglienza di quanto il Signore fa in noi. É una situazione nuova, frutto di impegno da parte nostra.
Anche noi veniamo chiamati a passare dalle tenebre alla luce. Se non vogliamo però che tutto ciò resti campato in aria, dobbiamo imparare a dare nomi precisi alle “tenebre” ed alla “luce”.
TENEBRA è il peccato riconosciuto e nel quale amiamo rimanere; TENEBRA è agire per pregiudizi, accomodarsi nella pigrizia, o nelle opinioni dominanti; TENEBRA è la presunzione di essere degli “arrivati” e di non avere bisogno di nessuno.
L’incontro con Gesù getta luce in queste nostre tenebre e può riconciliarci con una vita operosa, degna di essere vissuta, come quella intrapresa dal cieco nato dopo l’incontro con Gesù.
Fonte:http://www.nunziogalantino.it/
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