Sacratissimo Cuore di Gesù (Anno A) (18/06/2023) Vangelo: Mt 11,25-30
Il mese di giugno è tradizionalmente dedicato al Sacro Cuore di Gesù, massima espressione umana dell’amore divino. La pietà popolare valorizza molto i simboli, e il Cuore di Gesù è il simbolo per eccellenza della misericordia di Dio; si tratta di un simbolo reale, che rappresenta il centro, la fonte da cui è sgorgata la salvezza per l’umanità intera.
Tale devozione ha radici bibliche e possiamo vederle nel Vangelo di Giovanni, che afferma: “Volgeranno lo sguardo a Colui che hanno trafitto” (Gv19, 37). In questa predizione il Cuore trafitto di Gesù rappresenta tutta l’umanità di Cristo; lo sguardo rivolto al Cuore trafitto permette di vedere l’amore di Dio incarnato e divenuto manifesto. Nel Cuore di Gesù riconosciamo che anche Dio ha un Cuore, come noi e per noi: specialmente per i poveri, intesi nel senso più ampio del termine: Egli è il Misericordioso! Perciò il Cuore di Cristo è il simbolo sensibile dell’amore di Dio incarnato in Gesù Cristo.
Il Vangelo di questa solennità inizia con una lode solenne di Gesù al Padre: “Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della Terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli” (Mt 11, 25). Tutto questo passo di Parola Viva sembra concentrarsi nella piccolezza, da intendere non come statura fisica, ma come situazione di fragilità che caratterizza i bambini, gli unici capaci di pieno abbandono. Dio, incarnandosi, sceglie per se stesso questa piccolezza, di cui noi spesso abbiamo paura. Ma il nostro è un Dio umano, non si fa umano, lo è di fatto!
Che cosa significa dunque «essere piccoli», semplici? Qual è «la piccolezza» che apre l’uomo all’intimità filiale con Dio e ad accogliere la sua volontà? Quale deve essere l’atteggiamento di fondo della nostra preghiera? Guardiamo al «Discorso della montagna», dove Gesù afferma: «Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio» (Mt 5,8). È la purezza del cuore quella che permette di riconoscere il volto di Dio in Gesù Cristo; è avere il cuore semplice come quello dei bambini, senza la presunzione di chi si fida soltanto di se stesso, pensando di non avere bisogno di nessuno, neppure di Dio.
È interessante anche notare l’occasione in cui Gesù prorompe in questo Inno al Padre. Nella narrazione evangelica secondo Matteo Egli esprime la sua gioia perché, nonostante opposizioni e rifiuti, ci sono dei «piccoli» che accolgono la sua parola e si aprono al dono della fede in Lui. L’Inno di giubilo, infatti, è preceduto dal contrasto tra l’elogio di Giovanni il Battista, uno dei «piccoli» che hanno riconosciuto l’agire di Dio in Cristo Gesù (cfr Mt 11,2-19), e il rimprovero per l’incredulità alle città del lago, «nelle quali era avvenuta la maggior parte dei suoi prodigi» (cfr Mt 11,20-24).
Il giubilo quindi è visto da Matteo in relazione alle parole con cui Gesù constata l’efficacia della sua parola e della sua azione: «Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete: i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo. E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!» (Mt 11,4-6).
Proseguendo nella contemplazione del Vangelo di Matteo, dopo l’Inno di Giubilo troviamo uno degli appelli più accorati di Gesù: «Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro» (Mt 11,28).
Gesù chiede di andare a Lui, che è la vera sapienza, a Lui che è «mite e umile di cuore»; propone «il suo giogo», la strada della vera sapienza evangelica, che non è una dottrina da imparare o una proposta etica, ma una Persona da seguire: Egli stesso, il Figlio Unigenito in perfetta comunione con il Padre.
Tale Vangelo in realtà vuole dirci che in ogni tempo abbiamo bisogno di Lui per crescere, per poter e saper accogliere gli altri con il cuore proteso verso il Cuore di Cristo, per poter gustare la bellezza della relazione con il Padre; proprio come Lui, dobbiamo essere come bambini che si abbandonano nel cuore del Padre: “Imparate da me”.
Ai suoi discepoli Gesù prospetta un cammino di conoscenza e di imitazione. Egli non è un maestro che con severità impone ad altri i pesi che lui non porta: questa era la prassi dei dottori della Legge… Egli si rivolge agli umili, ai piccoli, ai poveri, ai bisognosi, perché Lui stesso si è fatto piccolo e umile. Comprende i poveri e i sofferenti perché Lui stesso è povero e provato dai dolori.
Per salvare l’umanità Gesù non ha percorso una strada facile; al contrario, il suo cammino è stato doloroso e difficile. Come ricorda la Lettera ai Filippesi: «Umiliò sé stesso facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce» (2,8). Il giogo che i poveri e gli oppressi portano è lo stesso che Lui ha portato prima di loro: per questo è un giogo leggero. Egli si è caricato sulle spalle i dolori e i peccati dell’intera umanità. Per il discepolo, dunque, ricevere il giogo di Gesù significa ricevere la sua rivelazione e accoglierla: in Lui la misericordia di Dio si è fatta carico delle povertà degli uomini, donando così a tutti la possibilità della salvezza.
Occorre ribadirlo: Gesù può dire queste cose perché Lui si è fatto tutto a tutti, vicino a tutti, ai più poveri!
Cosa allora oggi, in questo tempo, vuole dirci Gesù, offrendosi come esempio da seguire? Vuole dirci che bisogna imparare ad avere un cuore libero come il Suo, capace di andare controcorrente; un cuore che ci permette di essere Uno nel Padre, ognuno con la propria diversità e fragilità, ma sempre in relazione con Lui. Tutto questo possiamo impararlo dal Suo Cuore! Come? Cercando sempre di assomigliargli! Facendo quel poco di bene che è in nostro potere, ma che viene da Lui, colorando di bene gli uni le vite degli altri: questo è amare con il Cuore e come il Cuore di Cristo.
Domande per la Riflessione personale
- Riesco ad assumere lo stile del Cuore di Cristo mettendo a disposizione del prossimo il bene che è presente in me?
- Quanto la mia fragilità è di ostacolo in questo?
- Cosa significa per me oggi conformarmi al Cuore di Cristo? Con quali atteggiamenti del cuore?
Fonte:https://www.figliedellachiesa.org
