XXII Domenica del Tempo Ordinario (Anno A) (03/09/2023) Vangelo: Mt 16,21-27
“Da quel momento Gesù cominciò a dire apertamente ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto … “
Dopo il momento in cui Pietro dice la sua fede in Gesù, e Gesù a lui affida un compito di essere autorità e roccia ci troviamo di fronte all’incomprensione di Pietro di fronte alla via da seguire. Gesù inizia a parlare della sua via sulla quale incontrerà il rifiuto, non il successo, e che sarà scelta di servizio nonostante l’ostilità. Non è tolta la sofferenza, ma è affrontata nella libertà. Gesù non poté non comunicare ai suoi discepoli la consapevolezza che il suo cammino non era un percorso di affermazione e di potenza. La vicenda di Giovanni battista ed altri segnali indicavano che anche lui avrebbe potuto vivere una sorte simile a quella dei profeti, rifiutati ed eliminati. Eco di questi momenti in cui Gesù comunica ai suoi l’orizzonte del suo cammino si ritrovano nei vangeli in più punti. Egli parlava di se stesso in riferimento al figlio dell’uomo, una figura messianica e diceva: il figlio dell’uomo dev’essere consegnato. Richiama quindi una figura conosciuta nel mondo ebraico, il figlio dell’uomo, indicata nel libro di Daniele in rapporto al ‘resto fedele’, dei santi dell’altissimo, coloro che subirono la persecuzione e resistettero. La loro speranza era fissa nella fedeltà di Dio e nell’incontro con lui dopo la morte (Dan 7,13-14.25-27). Ma il figlio dell’uomo era anche conosciuto come figura individuale, proveniente da Dio, come giudice alla fine dei tempi, quindi una figura trascendente che attua un giudizio su tutta la storia.
Parlando così del figlio dell’uomo Gesù suggerisce una prima indicazione sull’esito tragico della sua vita. Si tratta con probabilità di una esplicitazione elaborata dalla comunità dopo l’evento della Pasqua. Gesù aveva preparato i suoi alla via che lo avrebbe condotto alla croce non tanto con predizioni, quanto con il suo atteggiamento, con alcune parole che i discepoli compresero solamente dopo, con la decisione della sua scelta nel vivere sino in fondo la sua vita come dono di liberazione. La figura del figlio dell’uomo fa intravedere l’orizzonte della risurrezione e della gloria ricevuta da Gesù da parte del Dio fedele. La sua esistenza – ci dice Matteo – va letta alla luce della vicenda del figlio dell’uomo.
Matteo pone questo momento all’inizio di una nuova fase della vita di Gesù: il suo insegnamento d’ora in avanti è riservato ai discepoli chiamati a seguirlo. Non più le folle saranno al centro della sua attenzione ma i discepoli. Matteo inoltre richiama le Scritture. La vicenda di Gesù rientra nel disegno di Dio: non si tratta di un compimento di una precisa profezia, piuttosto il suo cammino è fedele al dono di alleanza che nelle Scritture è narrato. E’ cammino di sofferenza ma la morte non è l’ultima parola. ‘il terzo giorno’ è richiamo all’annuncio della risurrezione (cfr. 1Cor 15,4). Matteo presenta Gesù nel suo andare incontro alla sofferenza alla morte e alla risurrezione. Pietro reagisce con forza a questo annuncio e Matteo riporta un confronto diretto tra Gesù e Pietro: Pietro infatti si rifiuta di accogliere un tale annuncio che sconvolge le sue attese sul messia. E Gesù rimane fermo. Addirittura lo accusa di non pensare secondo Dio, ma secondo gli uomini. C’è l’opposizione di due modi di pensare al messia. Pietro è accusato di essere colui che divide, perché è ostacolo (scandalo) al cammino di Gesù nel suo essere obbediente alla missione ricevuta dal Padre. L’apparente buon senso di Pietro, che rifiuta il volto di un messia che debba affrontare la via della sofferenza e della debolezza dà voce alle attese di un messianismo di gloria e di affermazione. Egli attendeva in Gesù il volto di un Dio re forte, capace di instaurare un nuovo ordine politico e sociale. Matteo, sensibile alle tentazioni presenti nella sua comunità attratta da un messianismo di tipo violento, secondo il modello degli zeloti, richiama la comunità a seguire Gesù sulla strada che egli ha percorso.
Matteo richiama la comunità a seguire Gesù sulla strada che egli ha percorso. Seguire Gesù implica un cambiamento radicale nel pensare Dio stesso e accogliere il volto di Dio come amore che si dà fino alla fine.
Matteo nel suo vangelo è attento al fatto che Gesù chiama a seguirlo come comunità: egli chiede ai suoi un atteggiamento di fede che cambia l’esistenza e il modo di pensare. E’ una sequela da attuare come chiesa. Si tratta di riproporre lo stile di Gesù insieme come comunità. La comunità che Gesù desidera è una comunità che vive innanzitutto un rapporto profondo con lui, che lo segue, che non si lascia distrarre da altri criteri di riferimento per le proprie scelte. Una seconda caratteristica è la disponibilità a lasciarsi mettere in crisi anche dal rimprovero di Gesù: la comunità deve scoprire che nella debolezza della croce si attua la rivelazione di Dio come amore e la salvezza come dono per tutti. Una terza caratteristica è quella di condividere la via di Gesù, di farne lo stile della sua vita, anche se questo va contro modelli di vita dominanti e diffusi e che presentano una via di affermazione, di successo e di violenza.
Alessandro Cortesi op
Fonte:https://alessandrocortesi2012.wordpress.com/
