XXXIV Domenica del Tempo Ordinario (Anno A) – Cristo Re (26/11/2023)
Ed ecco il Vero Re, sul suo trono: come Reggia il mondo, come trono una croce conficcata tra i sassi e come corona regale, due rami di spine intrecciate. I soldati, i presenti come in un grande spettacolo, recitano la loro parte: c’è chi omaggia il re, chi lo ringrazia, chi si inchina, altri lo scherniscono, chiedono aiuto, ricatti… e Lui da buon Re ascolta, tace, pensa. Dal suo sguardo e dalla sua bocca e si odono solo parole di sofferenza, di perdono, di abbandono. E poi, tra le poche che si capiscono, “se tu hai fiducia in me, sarai con me, dove sono io.”
Nella tristezza della solitudine, nella sofferenza vera, ci sarà sempre qualcuno che avrà pietà di noi. Cristo dalla Croce, non ha gridato la sua innocenza, ha solo pensato come far uscire un briciolo di bontà dalle pieghe dell’animo di chi lo uccideva. Dove non arrivò la legge, mise radici l’amore. E lì, proprio su quel monte dove vita e morte, si stavano scontrando, dove giustizia ed ingiustizia si stavano guerreggiando, dove il male cercava di sopraffare il bene, lui, il malfattore, ultimo testimone presente ad una condanna ingiusta, proclama la sua sentenza: : «Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male».
La dichiarazione della innocenza di Gesù viene fata da un malfattore che, come ultima confessione da condannato, riconosce la sua colpa e dichiara l’innocenza di Gesù. È diventato un uomo libero. Si aggrega alla libertà dei Figli di Dio. “Oggi stesso, sarai nel mio regno” Dio, è il solo giudice e signore della vita e della morte. Nessun uomo, può condannare un alto uomo alla pena capitale. Eppure, ci sono ancora più di una cinquantina (53) di stati, in cui vige la pena di morte. L’assurdità del popolo di questo mondo, che è testimone in questo tribunale all’aperto, chiede un segno, una prova: se sei figlio di Dio salvati, e noi crederemo che dici il vero. E la grande prova stava concretizzandosi sotto i loro occhi: stava morendo Lui per non accusare loro; per salvare tutti noi. Ma l’odio acceca la vista, la gelosia uccide il cuore, la cattiveria ragionata distrugge la mente. Scena drammatica, ma piena di umanità: l’altro condannato, lontano da Dio, trova un rapporto personale con il malfattore centrale, diventa suo delegato, suo difensore, suo avvocato, ma nello stesso momento suo giudice salvatore. Certo, come avvocato non ha salvato Gesù, ma come buon ladro, è riuscito a procurarsi un posto nel Suo Regno.
Ogni bene,
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