IV Domenica di Avvento (Anno B) (24/12/2023)
1. Si tratta sicuramente di uno dei brani più noti del Vangelo e che è riuscito a coinvolgere le anime più semplici come quelle più dotte, senza contare quegli artisti che, da sempre, si sono cimentati con il tema dell’Annunciazione. Resta il fatto che l’incarnazione del Verbo è la pietra angolare della nostra religione, senza la quale non potremmo parlare di un Dio che si fa uomo, momento cruciale che dà un senso al nostro Natale. La Vergine Maria, creatura senza macchia, chiede come sia possibile che questo avvenga, anticipando una domanda che tutti noi dovremmo porci per dare un senso alla nostra vita: Come è possibile che la Divinità sia arrivata a questo punto per noi?!
2. È una domanda che mette a nudo il senso, come pure la forza, della nostra fede, perché il Signore ha dato prova della sua onnipotenza. Elisabetta ha concepito un figlio nella sua vecchiaia, perché nulla è impossibile a Dio. Gabriele avrebbe potuto anche ricordare la vicenda di Abramo e Sara, che risero all’annunzio della nascita di Isacco, ma qui, dato che l’Annunciazione ha un senso profetico, si limita a ricordare che il Figlio dell’Altissimo regnerà in eterno sul trono di Davide, la cui promessa è richiamata nella odierna lettura tratta dal 2 libro di Samuele. Maria non ride come Sara, chiede solo, visti i suoi propositi, come avverrà tutto questo.
3. Dopo il chiarimento si sottomette. Pronuncia il famoso fiat con il quale sono cambiate le sorti del mondo concedendo a tutti noi la speranza della salvezza. Con quella risposta Maria si fida e si affida. Fa un gesto di umiltà che esalta la sua fede nella potenza del Signore. Per salvarci anche noi dobbiamo fare quel gesto, tipico della Madre di tutti i credenti. Anche noi dobbiamo fidarci e affidarci se vogliamo trovare grazia presso Dio. Dobbiamo manifestare quel gesto d’amore che segna per sempre la nostra vita e che evidenzia la vera umiltà e la vera fede. L’umiltà di chi sa che da solo non si salva, è incapace di farlo, la fede di chi crede che la salvezza è donata da questo Dio incarnato che è venuto a cercarci perché ci ama.
4. Il Signore è giunto a portarci la salvezza “in conformità con la rivelazione”, ci conferma san Paolo. Rivelazione di un mistero che attraversa la storia del mondo e che si è “manifestato al presente mediante le Scritture profetiche”. Il mistero della salvezza non è perciò l’improvvisazione di un momento, è il disegno preparato per noi e che attraversa l’intera storia dell’umanità. Al suo interno se ne cela un altro ancora più profondo e che risponde a tutte le nostre inquietudini: Dio ci ama e ci vuole salvi.
5. È questo, ancora secondo san Paolo, “l’ordine dell’eterno Iddio”, ordine che significa volontà che attraversa tutto il divenire della storia. Quello che farà il Natale è portare a conoscenza di tutti noi questo misterioso annuncio con un unico intento, quello che tutti si sottomettano alla fede “a lui, Dio, che è il solo sapiente”. Questa sottomissione esprimerà il nostro grado di umiltà. Dobbiamo convincerci che solo il Signore salva. Ricercare altre soluzioni, non solo è effimero, ma potrebbe rivelarsi anche contro producente.
Fonte:.omelie.org
