Don Paolo Zamengo “Scoprire un volto”

II Domenica del Tempo Ordinario (Anno B)  (14/01/2024)

Vangelo: Gv 1,35-42

I nostri primi passi nell’anno nuovo sono caratterizzati da una
chiamata: Gesù ci mette in cammino, siamo discepoli di una voce e di
uno sguardo. È significativo che il tempo liturgico della nostra vita
“ordinaria” prenda il via con un “inizio”, quello di alcuni uomini che si
mettono a seguire Gesù e di Samuele, il giovane profeta chiamato

all’ascolto della parola del Signore.
Ogni Parola di Dio ci chiede ascolto!. Là dove trova accoglienza, il Signore pianta la sua tenda e la sua vita
prende “corpo” nella nostra storia. L’inizio è movimento. Non solo di piedi ma anche e prima di tutto di
sguardi, di cuore, di desideri, di domande. Ma non c’è movimento se qualcosa non lo innesca, senza
qualcuno che lo genera, senza una forza di attrazione che lo alimenta.
Il Vangelo di oggi si apre con l’immobilità di Giovanni Battista che “stava ancora là”. Stava dove può vedere
Gesù venire verso di lui. Il luogo dove stava il Battista è quello dal quale si può scrutare l’orizzonte e vedere
Gesù che viene verso di noi. Il Battista fissa lo sguardo su Gesù come fanno le sentinelle che scrutano
l’orizzonte. Il Battista vigila alla soglia di un tempo difficile (ma quale tempo non lo è?) per scrutare quanto
resta della notte e indicare l’arrivo del “sole che sorge dall’alto”.
La Parola di questa domenica ci chiama a collocarci là dove possiamo continuare a vigilare nell’attesa di
Colui che illumina il senso dei nostri difficili giorni, le nostre domande e le nostre paure. Il cristiano ha la
vocazione della sentinella che tiene aperti i suoi occhi sull’orizzonte, nella fede sicura che Dio non tarderà.
Lo sguardo di Giovanni segue Gesù che passa ed è pronto ad indicarlo a “due dei suoi discepoli”.
Ed ecco che la parola del Battista mette in movimento questi due uomini che iniziano a seguire Gesù. È un
movimento di piedi che cercano di calcare le sue orme, di vivere conformando la propria vita alla sua. E il
movimento dei piedi è reso possibile da un altro movimento che è quello del desiderio. “Che cosa
cercate?” Ed è Gesù stesso che, voltandosi e fissando i due discepoli, li mette in contatto con il desiderio
che portano nel cuore.
È la prima parola di Gesù secondo l’evangelista e sarà la prima parola di Gesù risorto a Maria Maddalena
che piange davanti alla tomba vuota nel mattino di pasqua: “Chi cerchi?”. Forse l’itinerario del discepolo si
dispiega fra questi due interrogativi: si inizia cercando qualcosa per scoprire che stiamo cercando un volto.
Un volto da seguire, un volto che orienti i passi e soprattutto che orienti il nostro sguardo per vedere ciò
che vede lui, per guardare la storia e la nostra vita come la vede lui.
Seguire Gesù significa entrare nel suo sguardo: “venite e vedrete. Videro dove dimorava e quel giorno
rimasero con lui”. I passi di Gesù conducono al luogo dove lui dimora. E ben sappiamo che quel luogo è
l’amore del Padre. Gesù chiama i suoi discepoli ad entrare nella sua stessa relazione d’amore con il Padre.
Questo è il “luogo” dove vive Gesù.
Anche noi iniziamo a seguirlo nell’amore e dell’amore facciamo il fondamento incrollabile di ogni nostro
passo. Allora potremo cadere, inciampare, sentirci paralizzati dagli eventi, non vedere chiaro l’orizzonte
della storia, ma se rimarremo là dove Gesù dimora, potremo attraversare ogni deserto sapendo che Dio ci
ama.
Ricordiamo papa Francesco. All’intervistatore che allo scoppio della pandemia, era il 2019, gli chiedeva
come sarebbe stato il futuro dell’umanità, il papa rispose: “Non so come sarà, ma so che sarà un’umanità
amata da Dio.”