VI Domenica di Pasqua (Anno B) (05/05/2024)Liturgia: Atti 8,5.8.14-17; 1Pietro 3,15-18; Giovanni 14,15-21
“Come il Padre ha amato me, così anch’io ho amato voi”.
Con queste parole l’amore bussa alla porta del cuore. Con
queste parole Gesù toglie il velo dal volto del Padre e rivela
la sua identità: Dio è amore.
Ed è anche la nostra identità, il volto splendente e meraviglioso di ogni creatura uscita dalle sue
mani. Siamo fatti dall’amore, siamo fatti per l’amore. Ma il peccato ha offuscato l’impronta del
creatore e nel nostro cuore si è insinuato, viscido come un serpente, il sospetto che Dio sia un rivale
e un nemico della nostra felicità.
All’amore sorprendente, libero e generoso di Dio, l’uomo risponde con un amore infantile e
capriccioso. Senza Dio l’uomo balbetta il linguaggio dell’amore, rimane impacciato davanti alle sue
esigenze e si allontana, spaventato di fronte al mistero del dolore.
La vita cristiana sta tra due ‘come’: come il Padre ha amato me e come io ho amato voi. Questa
breve parola, questo semplice paragone, sono le ali dell’amore. Amare come Gesù. Lui ci insegna
che amare è servire abbassandosi e svuotandosi, senza selezionare e senza escludere. Neppure chi
opera il male è fuori dall’amore perché il prossimo non va scelto ma accolto. L’amore chiede
disciplina e coraggio.
“Amare gli amici lo fanno tutti, amare i nemici lo fanno solo i cristiani!” (Tertulliano). *L’amore per il
nemico non va confuso con la complicità ma va armonizzato con la correzione, il consiglio e la
testimonianza. Il perdono è la stagione della maturità della fede, per chi perdona e per chi è
perdonato. Il perdono non cancella il passato, ma prepara il futuro. L’amore è una vocazione.
Quando l’ amore vi chiama, seguitelo Anche se la strada è dura e scoscesa. E quando le sue ali vi
avvolgeranno, affidatevi a lui. Anche se una spina vi può ferire. Poiché l’amore come vi incorona
così vi crocefigge. L’amore accarezza le spighe che fremono al sole, e scenderà alle vostre radici e
le scuoterà fin dove si aggrappano alla terra. Come covoni di grano vi accoglie e vi macina per farvi
neve. Vi lavora come pasta fin quando non siate umili. E vi affida alla sua sacra fiamma perché siate
un pane sacro della mensa di Dio. Tutto questo compie in voi l’amore. L’amore non dà nulla fuorché
sé stesso. L’amore non possiede né vorrebbe essere posseduto; Poiché l’amore basta all’amore.
Quando amate non dite:” Ho Dio nel cuore “, ma piuttosto, ” Io sono nel cuore di Dio ” L’amore non
vuole che compiersi.
Per tre volte, oggi, risuona nel vangelo la parola ‘amici’. Ci sono case, nella vita di Gesù, ma ce n’è
una preferita, quella dell’amicizia, quella di Betania. Entriamo in punta di piedi per imparare.
Guardiamo la giovane Maria che siede ai suoi piedi per ascoltarlo mentre lui parla al suo cuore
donandole una ricchezza che nessuno mai potrà più strapparle. Vediamo anche Marta imparare ad
amare e a servire senza fare confusione. Dove è ospite anche chi ospita.
In questa casa Gesù piange per la morte di Lazzaro e le lacrime dell’amicizia restituiscono vita e
libertà. Tra queste mura, ancora Maria cosparge di olio profumato Gesù, gli asciuga i piedi con i suoi
capelli e lo profuma mentre lui, a grandi passi, si avvicina alla passione. Gesù ama la casa dove ama
e dove si sente amato. Betania è la scuola d’amore.
Gesù ci insegna a dare colore e intensità all’amicizia, a dare calore e intensità all’intera vita cristiana.
A superare con dinamismi nuovi le abusate logiche che escludono, a coltivare la gratuità là dove
domina la competizione, a seminare il fascino del volto dell’altro dove impazzisce l’isterica visione di
sé. Impariamo ad amare. Impariamo a costruire case.
