Figlie della Chiesa Lectio XV Domenica del Tempo Ordinario (Anno B)

XV Domenica del Tempo Ordinario (Anno B)  (14/07/2024)

Vangelo: Mc 6,7-13

Il brano del Vangelo di oggi è tratto dal capitolo 6 del Vangelo di Marco, un capitolo centrato sul tema della missione e dedicato ai testimoni di Gesù: i Dodici e il Battista. Una missione non sempre facile: si parte dal rifiuto di Gesù da parte dei suoi compatrioti (Mc 6,1-6), segue l’invio dei Dodici e si arriva fino alla testimonianza della vita (martirio del Battista, che anticipa quello stesso di Gesù). Ritroveremo poi i Dodici attorno a Gesù, per raccontargli tutto quello che avevano fatto e insegnato (v.30). Il capitolo si chiude con i Dodici riuniti di nuovo intorno a Gesù, nuovamente insieme per la missione.

Marco ci propone all’interno di questo quadro un primo vero e proprio tirocinio missionario, per i discepoli, accompagnato da Gesù, il Maestro, il primo missionario del Padre che dirà loro fino alla fine: Come il Padre ha mandato me così io mando voi (Gv 20,21).

Ed è su questo come che si dovrebbe posare il nostro sguardo. Gesù lo ha detto in più occasioni fino a racchiudere tutto nel suo comandamento nuovo: Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri (Gv 13,34). Gesù, inviando i Dodici, dà loro delle indicazioni che riflettono il suo stesso modo di agire e di andare.

In quel tempo, Gesù chiamò a sé i Dodici
Gesù, prima di inviare, li chiama a sé (cfrMc 3,14). La forza della vocazione cristiana viene qui concentrata in quel “chiamarli a sé”. In questi Dodici, richiamo alle dodici tribù d’Israele, la Chiesa stessa viene già prefigurata.

e prese a mandarli a due a due e dava loro il potere sugli spiriti impuri.
Ora Gesù comincia a inviarli a due a due. Nel mondo ebraico la testimonianza di due persone era ritenuta valida. Questo invio di Gesù a due a due riflette il suo stesso mandato. Anche Gesù non è solo nella sua missione: lo Spirito è sceso su di lui. Il Padre stesso è con lui e gli dà testimonianza. E la sua promessa è legata a questo ritrovarci e camminare insieme: “dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro” (Mt 18,20). Gesù li manda davanti a sé ma non li abbandona, così come non abbandonerà mai i suoi anche dopo la sua ascensione, Egli sarà sempre con loro.

Il potere sugli spiriti immondi sta ad indicare che il Regno di Dio è vicino (Mc 1,15; Lc 10,11). L’attività taumaturgica di Gesù nel Vangelo di Marco inizia con la cacciata di uno spirito impuro (Mc 1, 23-27). “Ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori” (Gv 12,31). Ai suoi discepoli Gesù dona lo stesso potere perché vanno in nome suo, perché sono da Lui mandati.

E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone, né pane, né sacca, né denaro nella cintura; ma di calzare sandali e di non portare due tuniche.
Gesù dà le indicazioni sul viaggio. Cosa devono prendere e cosa non devono prendere. Sì per il bastone e i sandali. No per il pane, la borsa, il denaro. Sembra molto severo. Eppure meno peso si porta con sé più è facile il cammino. Il pane lo riceveranno perché l’operaio ha diritto alla sua mercede. Del denaro non hanno bisogno perché hanno ricevuto gratuitamente e gratuitamente devono dare. In ogni caso il denaro, la ricchezza rende difficile l’entrare nel Regno di Dio (cfr Mt 19,23, Mc 10,25). Così niente borsa per le provviste o bisaccia per l’elemosina. E nemmeno due tuniche. Liberi e leggeri, questi sono i missionari di Gesù. Quanta fatica lungo tutta la storia della Chiesa per comprendere quest’“ordine” di Gesù, quanti aggiustamenti! Gesù anche qui parla di sé. Non ha preso con sé nulla per il viaggio. Da ricco che era si è fatto povero per arricchirci con la sua povertà (cfr 2 Cor 8,9). Si fida del Padre che nutre gli uccelli del cielo e veste i gigli del campo (cfr Lc 12, 22-28) e lungo la via permette alle donne di assistere lui e i suoi apostoli con i propri beni (cfr Lc 8,3). Mangia volentieri dove lo invitano e si preoccupa di dare da mangiare a chi lo segue per ascoltare la sua Parola; ci insegna a chiedere nella preghiera il pane quotidiano perché sa che di queste cose abbiamo bisogno, ma prima ci vuole occupati del Regno di Dio e della sua giustizia (cfr Lc 12, 30-32). Gesù ha scelto per sé una vita di povertà e di libertà nei confronti dei beni della terra e ci chiede di fidarci … la nostra missione non si poggia sui mezzi e sulle cose ma sulla sua Parola.

E diceva loro: “Dovunque entriate in una casa, rimanetevi finché non sarete partiti di lì. Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene e scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro”.
Gesù manda dovunque. Nelle case della gente. Dove la gente vive, lavora. Potranno essere accolti oppure no. Il messaggio non obbliga, viene proposto. Se non lo accoglieranno, i missionari non devono invocare il fuoco dal cielo per bruciare il villaggio (cfr Lc 9,51-55), se ne dovranno semplicemente andare. La missione è rivolta a tutti e la messe è molta, andranno altrove. Scuotere la polvere è un gesto simbolico che serve da richiamo. Gli Ebrei lo facevano ogni volta che ritornavano da un luogo pagano. Chi non accoglie il messaggio di Gesù è come un pagano, non appartiene al suo popolo. È stato invitato ad entrare: ora deve sapere che, per sua scelta, ne è rimasto fuori. Questo gesto lo porterà a riflettere e forse si convertirà.

Ed essi, partiti, proclamarono che la gente si convertisse.
Ecco dunque che i discepoli, istruiti da Gesù, partono. Proclamano la conversione. Come il Battista (Mc 1,4), come lo stesso Gesù (Mc 1,15): per accogliere il Regno di Dio che è vicino bisogna aprire il cuore. C’è bisogno di un vero cambiamento di mentalità.

Scacciavano molti demòni.
Alla fine del Vangelo ritroviamo lo stesso segno come riconoscimento dei discepoli: “Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno demòni, parleranno lingue nuove (Mc 16,17). La missione è una lotta contro tutto ciò che si oppone al Regno di Dio: il male, che appesantisce il cuore o lo schiavizza. Gesù ci insegna a chiederne la liberazione: liberaci dal male (o dal maligno) (Mt 6,13) e ci mostra che si può vincerlo mettendoci in ascolto fattivo della Parola di Dio (cfr Mt 4,1-11).

Ungevano con olio molti infermi e li guarivano.
Questo accenno all’olio, alla medicina antica usata anche dal buon samaritano è forse già un riferimento al sacramento dei malati che si cominciava a praticare nelle prime comunità cristiane. L’olio diventa anche un simbolo. Profumato, lo si usava per esprimere gioia e festa, infondeva speranza. L’annuncio missionario diffonde come olio profumato la gioia del Vangelo e ridona vigore agli spossati, ai deboli, agli infermi.

Per la nostra riflessione possiamo chiederci:

Come vivo la missione che mi è stata affidata?

Ci possono aiutare queste parole di papa Francesco:

“La gioia del Vangelo riempie il cuore e la vita intera di coloro che si incontrano con Gesù. Coloro che si lasciano salvare da Lui sono liberati dal peccato, dalla tristezza, dal vuoto interiore, dall’isolamento. Con Gesù Cristo sempre nasce e rinasce la gioia” (Evangelii Gaudium, 1).

E ancora: “La missione al cuore del popolo non è una parte della mia vita, o un ornamento che mi posso togliere, non è un’appendice, o un momento tra i tanti dell’esistenza. È qualcosa che non posso sradicare dal mio essere se non voglio distruggermi. Io sono una missione su questa terra, e per questo mi trovo in questo mondo. Bisogna riconoscere sé stessi come marcati a fuoco da tale missione di illuminare, benedire, vivificare, sollevare, guarire, liberare” (Ivi, 273)

“Il Vangelo ci racconta che quando i primi discepoli partirono per predicare, «il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola » (Mc 16,20). Questo accade anche oggi. Siamo invitati a scoprirlo, a viverlo. Cristo risorto e glorioso è la sorgente profonda della nostra speranza, e non ci mancherà il suo aiuto per compiere la missione che Egli ci affida (Ivi, 275).

La sua risurrezione non è una cosa del passato; contiene una forza di vita che ha penetrato il mondo. Dove sembra che tutto sia morto, da ogni parte tornano ad apparire i germogli della risurrezione. È una forza senza uguali. (…) Ogni giorno nel mondo rinasce la bellezza, che risuscita trasformata attraverso i drammi della storia. (…) Questa è la forza della risurrezione e ogni evangelizzatore è uno strumento di tale dinamismo” (Ivi, 276).

Fonte:https://www.figliedellachiesa.org/