Battista Borsato”Distribuire!”

XVII Domenica del Tempo Ordinario (Anno B)  (28/07/2024)

Vangelo: Gv 6,1-15

Lasciamoci interrogare da alcune espressioni.
 “Passò all’altra riva”. La folla che cerca Gesù e lo ascolta è numerosa ed entusiasta.
Perché? Certamente egli parla come nessun altro sa parlare. Non solo ha una dialettica
brillante, ma sa anche proporre nuove prospettive. Egli ha una nuova visione della religione
e del mondo.
La frase “Passò all’altra riva” sottolinea proprio questo passaggio: l’esodo ad un altro
modo di pensare. Gesù abbandona il rigido, fisso pensiero giudaico e conduce la gente ad
altri orizzonti. Diremmo oggi che Gesù legge la storia dal suo rovescio e quindi presenta un
“pensiero altro”.
Ma la gente è entusiasta anche perché vedeva i segni che compiva sugli infermi. Noi siamo
ammalati di miracolismo e pensiamo che questi segni siano dei gesti prodigiosi. Sì c’è un
miracolo: non sono le guarigioni prodigiose, ma l’attenzione che dà agli infermi. Egli non
ignora i malati. La sua religione, in cui era stato educato, considerava i malati come persone
peccatrici da evitare per non inquinarsi. Gesù invece le accoglie e le considera persone.
Questo è il vero miracolo.
Gesù si prende cura delle ferite dell’uomo, si mostra misericordioso, non giudica, non
rifiuta, e al contrario si piega per raccogliere, sanare, ridare speranza.
Anche oggi siamo fecondati da un diluvio di miracoli, di prodigi. È vero che siamo costretti
ad assistere a enormi ingiustizie e miserabili egoismi, ma siamo anche sbalorditi, se
pensiamo bene, dal lavoro dei volontari Medici senza frontiere, dagli abitanti di Lampedusa
e di Lesbo che hanno fatto fiorire persone, per mesi e forse per anni, accogliendo
fraternamente i naufraghi del Mediterraneo o i profughi siriani in fuga dalle bombe!
I volontari che si prendono cura per costruire un pozzo dentro la siccità dell’Africa non è un
miracolo?
Sono questi i miracoli che Gesù ci invita a fare e questi esistono anche oggi.
 “C’è un ragazzo con cinque pani d’orzo e due pesci; ma che cos’è questo per tanta gente?”.
Se leggiamo bene, il testo del Vangelo non parla di moltiplicazione, ma di distribuzione. Un
ragazzo aveva, in previsione della durata alquanto lunga nell’ascoltare Gesù, una borsa con

delle provviste. Così è possibile che l’avessero anche le altre persone che seguivano Gesù.
Dove sta il miracolo? Quando queste hanno visto un ragazzo che preferisce dare quello che
ha, il tutto che ha agli altri che hanno fame, quando si accorgono che un ragazzo sa
rispondere al bisogno degli altri prima che pensare alla propria fame, anch’esse attratte da
questo gesto, sentono l’impulso di aprire le borse, le sporte per consegnare a Gesù quello
che avevano. Il miracolo non consiste in Gesù che come un prestigiatore moltiplica il pane,
ma sta nell’avere cambiato il cuore delle persone. Le persone hanno schiuso il loro cuore e
di conseguenza anche le loro borse. Così tutti si sono saziati e addirittura sono avanzati
dodici canestri pieni di pane dopo che tutti avevano mangiato.
Se anche noi schiudessimo il nostro cuore e aprissimo i nostri depositi che abbiamo in banca
e li mettessimo a disposizione di chi è nel bisogno, pur conservando il necessario per noi,
non ci sarebbe la fame nel mondo. Non si tratta di moltiplicare, ma di distribuire, di
condividere.
Scrive Miguel de Unamuno, grande pensatore spagnolo: “Il cristiano non è chiamato a
fornire al mondo il pane, ma il lievito”.
All’umanità il cristianesimo non promette beni materiali maggiori, ma un lievito di
condivisione, un fermento di generosità. Il Vangelo non mira a una crescita di beni
materiali, ma regala un orizzonte, un senso per quei beni.
 “Gesù sapendo che venivano a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sul monte”.
Perché Gesù ha rifiutato di essere re? Non era lui che cercava questo ruolo. Era la gente che
lo voleva e lo desiderava.
Gesù ha rifiutato di essere re, cioè di assumere il potere temporale, perché egli non voleva
occuparsi delle realtà terrene, economiche, politiche. Egli ha ritenuto, e ritiene, che queste
dovevano e dovrebbero essere gestite dagli uomini, autonomamente.
È una scelta difficile da comprendere e da accettare, eppure a mio parere qui si gioca il
futuro pure della Chiesa e della sua identità.
Anche la Chiesa dovrebbe rifiutare il ruolo del re: Gesù vuole essere profeta, non re. Egli
non vuole il potere terreno: allo stesso modo, il ruolo della chiesa consiste nella sua capacità
di essere profetica, e non tanto di esprimere la regalità. Gesù è il profeta che spinge ad
essere persone libere, responsabili, fratelli.
Quando gli uomini si sentiranno fratelli e responsabili, troveranno essi stessi le vie per
abbattere privilegi, per vincere la fame e l’ingiustizia.
Compito degli uomini è di inventare e di seguire le giuste strade. Gesù avverte che la sua
missione è di risvegliare le coscienze, ma non di camminare al posto dell’uomo.
C’è un proverbio che dice: “È più facile camminare con il bambino in braccio che aiutarlo a
camminare”. Gesù è il profeta che insegna agli uomini a muovere le proprie gambe e si
guarda bene dal camminare al posto loro.
Due piccoli impegni.

  • I miracoli esistono. La nostra vita è disseminata da eventi sorprendenti.
  • Gesù non vuol essere re perché tocca all’uomo gestire i beni materiali ed economici.

Battista Borsato