XVIII Domenica del Tempo Ordinario (Anno B) (04/08/2024)
La Liturgia di questa domenica è in stretto collegamento con quella che è stata celebrata la settimana scorsa. Il testo presentato in entrambe è il capitolo sesto del Vangelo secondo Giovanni, in cui viene sviluppato il tema: Gesù, “Pane di vita”.Questo brano fa da specchio a quello precedente, perché Gesù interpreta ciò che è successo, guida ad una lettura più attenta degli eventi e sollecita a prendere contatto con le aspirazioni più profonde che abitano il cuore umano, non accontentandosi di soluzioni a buon mercato: abbiamo bisogno, per comprendere gli avvenimenti, di non fermarci alla superficie, affinché la direzione che diamo alla nostra vita porti a quella pienezza di senso che ci spalanca all’eternità.
La tecnica messa in campo nella narrazione è un dialogo serrato, fatto di domande e di risposte sempre più coinvolgenti: Gesù e la folla ne sono i protagonisti.
Vediamo che qui la folla che insegue Gesù lo fa per motivi puramente materiali: lo cerca perché è stata sfamata. Da qui l’invito del Signore a purificare questa intenzione e a scegliere ciò che veramente conta nella vita: «Non angustiatevi per ciò che mangerete… Il Padre vostro celeste sa che avete bisogno di tutte queste cose» (cfr.Mt 6,31-32); «Cercate prima il Regno di Dio e la sua giustizia, tutto il resto vi sarà dato in sovrappiù» (cfr. Mt 6,33).
Nella vita è necessario avere una gerarchia di valori e una scala di priorità che ci guidino nel discernimento, affinché la nostra esistenza raggiunga il fine cui aneliamo. Fondamentale perciò è la dimensione del desiderio, che costituisce la molla del nostro agire. Gesù sollecita a non affossarci in desideri bassi, a non accontentarci di una vita mediocre, ma ad alzare l’asticella dei nostri sogni, guardando in alto, allargando gli orizzonti vitali, non temendo di spenderci per alti ideali, «prendendo il largo» (cfr. Lc 5,4).
Al cibo materiale che perisce Gesù contrappone quello che solo Lui può offrire e che apre all’eternità. La folla allora gli richiede di darle sempre questo pane: un’istanza che richiama l’episodio della donna samaritana la quale, nel dialogo con Gesù, scopre la sete di relazione con Dio che è in lei (cfr. Gv 4,1-42).
Ora la folla sembra comprendere e interroga su che cosa debba fare per compiere «le opere di Dio»; mostra un atteggiamento di ricerca e sembra positivamente disponibile. La domanda ricorda ci quella del giovane ricco: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere la vita eterna?» (Mc 10,17-22).
Gesù però non indica “cose da fare”; chiede alla folla una fede più profonda, affermando che per essere graditi a Dio c’è un’unica opera da compiere: credere. L’abbandono fiducioso a Dio, l’accoglierlo fidandosi pienamente di Lui, rappresentano l’unica risposta che possiamo dare alla Sua azione nei nostri confronti.
Sembrerebbe una cosa facile, ma in realtà non lo è: quanto è difficile credere! Perché?
Perché richiede di far appello alla nostra immagine di Dio; di conseguenza è importante chiederci: «quale immagine abbiamo di Dio?».
L’origine della tentazione, che attraversa ogni epoca, ha al suo fulcro proprio nel tipo di rapporto con Dio che abitualmente abbiamo. Infatti dalle immagini false di Dio si scivola nelle relazioni distorte con Lui, che possiamo sintetizzare così: il dubbio che Dio si interessi realmente a noi; la pretesa di meritarci il suo favore; il sospetto che non voglia la nostra gioia e il nostro vero bene; in sostanza il non fidarci di Lui, credendolo geloso e tiranno nei nostri confronti (cfr. Mt 25,14-30).
Occorre quindi porsi alcune semplici domande alle quali rispondere con sincerità: «Crediamo che Dio ci ama? Crediamo che Gli stiamo a cuore? Abbiamo fatto esperienza del Suo amore?». Solo se partiamo dal presupposto che Dio è amore e cerca la relazione con noi, siamo in grado di accettare Gesù, di aderire alla sua persona e di credere alla sua rivelazione.
L’unica richiesta che ci fa il Padre è quella di accogliere Gesù, la Sua Parola definitiva: ci viene chiesto di accettare che Cristo è il Suo Inviato.
Ma la folla fa un’ulteriore domanda a Gesù, chiedendogli ancora un segno… è sconcertante vedere come questa gente, testimone del prodigio grandioso della moltiplicazione dei pani che ha innescato la sua ricerca, possa ancor chiedere un segno…
Però, se siamo onesti con noi stessi, dobbiamo riconoscere che spesso anche noi agiamo allo stesso modo.
La nostra vita è costellata di azioni di misericordia di Dio nei nostri confronti, eppure a volte sembra che siamo incapaci di vederle, per cui ne richiediamo sempre di nuove, cercando rassicurazioni…
Anche considerando la storia d’Israele, vediamo come Dio ha accompagnato il cammino del suo popolo con una lunga serie di atti di provvidenza; e nonostante ciò, è stato ripagato con lamentazioni e brontolamenti… Quanto è attuale tutto questo!
Pertanto:
- Preghiamo perché il Signore ci dia il dono della fede, per credere che Gesù è la porta d’accesso per una relazione autentica con il Padre.
- Chiediamo a Gesù di desiderare avidamente «quel pane» che solo può nutrirci (cfr.1Pt 2,2).
- Nutriti da quel pane, chiediamo a Gesù di essere portatori di misericordia, perché chi vede le nostre opere buone possa dar lode a Dio (cfr. 1Pt 2,9-12).
Fonte:https://www.figliedellachiesa.org/
