Battista Borsato”Gesù è il pane dell’uomo!”

XIX Domenica del Tempo Ordinario (Anno B)  (11/08/2024)

Vangelo: Gv 6,41-51 

Il tema centrale di questa domenica o meglio del Vangelo di questa domenica è il pane e Gesù dice:
“Io sono il pane della vita”. Io sono il pane che fa vivere e fa fiorire. Vorrei soffermarmi con voi
oggi anche se il caldo può disturbare la nostra attenzione, su queste due espressioni: Gesù è il pane
che fa vivere, che fa vivere l’uomo, che gli dà un’esistenza libera, piena, umana. E la seconda
espressione è: questo pane non solo dà l’esistenza, la riempie, ma anche la rende felice.
 “Gesù è il pane per l’uomo”. Cosa vuol significare questa espressione? Vuol significare che
Gesù dà un pane, offre una strada perché l’uomo diventi uomo, diventi se stesso, sviluppi la
sua identità. Io mi chiedo, soprattutto, quando mi rivolgo ai giovani fidanzati, dove stia la
causa dell’abbandono della fede o della disaffezione a credere. I fidanzati vengono di solito
nei percorsi prematrimoniali dopo anni di assenza dalla vita liturgica ed ecclesiale, eccetto
alcune sorprendenti e positive eccezioni. E parlando con loro sulle cause di questo distacco
dalla fede o dalla Chiesa, mi accorgo che questo non è dovuto tanto al benessere economico
che in questi anni sta soffocando le tensioni spirituali e spinge l’uomo a dare peso al potere
economico o materiale, ma il motivo vero e profondo è il modo di intendere Dio. Si è vero
che il benessere ci ha ubriacati e perdiamo di vista la profondità del nostro essere, l’uomo si
riduce solo a lavoro, guadagno, carriera, prestigio, mentre il mondo interiore, quello dei
sentimenti, della passione per la verità viene terribilmente eliminato. E quando questa
dimensione viene rimossa l’uomo non si ritrova. È spaesato. La depressione e l’infelicità che
stanno disseminandosi sono il segno di questo inquietante impoverimento interiore.
Allora si scopre che la causa dominante di questa apatia religiosa non è tanto il benessere, si
anche, ma è soprattutto il fatto che i giovani pensano a Dio come il limite dell’uomo, come
colui che dà leggi, divieti che comprimono la sua libertà e felicità. Sembra che il credente
sia destinato a vivere nell’obbedienza, nel sacrificio di sé, nella rinuncia. È famosa
l’espressione di Nietzsche: “L’uomo con Dio non può vivere la sua ebbrezza di vita”.
Secondo questo filosofo, ma anche secondo i retropensieri di molti giovani, Dio, come è
stato presentato o viene presentato, non sarebbe a favore della libertà, della dignità e della
felicità dell’uomo. La fede non è intesa come una proposta, come un pane per diventare
uomini. Invece Dio ha creato l’uomo perché diventi se stesso, sviluppi i suoi doni con libertà
e con responsabilità. Un’altra ariosa espressione del filosofo e teologo ebreo Martin Buber
suona così: “Ogni uomo nasce non per fare il già fatto, bensì quello da fare. Con ogni uomo
viene al mondo qualcosa di nuovo che non è mai esistito, qualcosa di unico e di primo”.
E Dio vuole che ciascun uomo sviluppi il suo essere, diventi se stesso libero e creativo. E
Gesù è il pane o, se vogliamo, la strada che alimenta questa libertà e creatività.

 “Il pane non solo fa vivere, ma fa gioire”. Mangiare il pane dà gioia, dà felicità. Solo chi ha
sperimentato la fame può gustare la felicità di avere del pane. La felicità sembra essere
l’obiettivo dell’uomo. L’uomo tende ad essere felice. E oggi varie discipline come la
filosofia, la psicologia e perfino la politica hanno l’intento di rendere l’uomo felice. Anche i
teologi rileggendo la Bibbia scoprono che Dio desidera un uomo felice. Egli ha creato i beni
materiali per la felicità dell’uomo. Se leggiamo la storia dei Patriarchi Abramo, Isacco,
Giacobbe avevano terreni, greggi, numerose vigne abbondanti d’uva. È come se Dio vedesse
nella felicità dell’uomo qualcosa di inebriante e di fondamentale. Il desiderio di felicità che
è nell’uomo, può e deve essere colmato anche in terra
Forse la predicazione del passato relegava o confinava la felicità nell’altro mondo.
Sembrava che l’uomo dovesse sottostare ai comandamenti come un peso da sopportare per
conquistare la felicità dell’aldilà: “Soffri di qua, ma avrai l’aldilà” sembrava essere il
ritornello della vecchia catechesi. I comandamenti erano visti come peso e giogo e non come
strade per essere persone libere e felici. Nel libro del Qoelet, un libro della Bibbia non molto
conosciuto si legge: “Va’, mangia contento il tuo pane e bevi con cuore contento il tuo vino,
perché quello che fai è voluto da Dio, bianca sia la tua veste in ogni tempo e non manchi
mai di ungerti la tua testa (9, 7-9)
Anche Gesù non solo non disprezza il pane (anzi lo moltiplica), non solo non rifiuta il vino
(anzi cambia l’acqua in vino), tanto da essere indicato dagli avversari come “un mangione e
un beone”.
Il benessere che viviamo non va visto come un male, ma come un dono. Indubbiamente
anche un dono può trasformarsi in pericolo, ma questo avviene non a causa del dono, ma del
modo di viverlo.
Il benessere non deve essere ripudiato, perché è l’opportunità che consente di avere tempo e
disponibilità per vivere con serenità e profondità le relazioni tra sposi e con i figli, dà la
possibilità di leggere, riflettere e di cercare la verità e di poter sprigionare le nostre capacità
inventive. Il problema è che tutti gli uomini e le donne dovrebbero avere la possibilità di
vivere nel benessere. Per questo noi, del mondo occidentale, non dovremmo chiuderci, ma
aprirci sia per condividere ciò che abbiamo con i popoli privi del pane, e per lottare anche
politicamente per una giusta distribuzione delle risorse economiche. Allora Gesù può
diventare il pane di gioia per tutte le persone e per tutti i popoli.
Due piccoli impegni.

  • Gesù è il pane che alimenta la libertà e la creatività dell’uomo.
  • Gesù è il pane che rende l’uomo felice.

Battista Borsato