Alessandro Cortesi Omelia XXIX Domenica del Tempo Ordinario (Anno B) 

XXIX Domenica del Tempo Ordinario (Anno B)  (20/10/2024) Liturgia: 1Re 19, 4-8; Sal 33; Ef 4, 30-5, 2; Gv 6, 41-51

Il canto del secondo Isaia delinea una figura di profeta, il servo di JHWH. E’ figura che può tenere insieme il riferimento individuale ad un profeta o indicare un gruppo, una parte di Israele che vive fedeltà e dedizione. E’ esperienza di un rifiutato e oppresso, che vive una sofferenza profonda e indicibile. “Disprezzato e reietto dagli uomini, che ben conosce il patire” E’ presentato come piccola pianta, radice in terra arida. Nonostante il deserto che lo circonda la sua vita è radice che mantiene forza di vita e contro ogni speranza può dare un frutto che contrasta la desolazione del presente: nonostante l’ostilità che lo attornia, il progetto di salvezza di Dio si compie nel suo darsi per gli altri. Il verso 10  presenta l’espressione: ‘quando offrirà se stesso in espiazione’. Tale termine non indica che l’innocente deve soffrire al posto del colpevole quasi che Dio richieda una ‘riparazione’ da parte dell’innocente per le colpe di altri – così come spesso si intende espiazione –. L’accento sta piuttosto nella scelta libera dell’innocente nel darsi e nel porre la sua vita secondo il disegno di Dio che dà salvezza. Non è quindi un ‘dovere’ o una necessità, piuttosto una scelta di gratuità e di amore nei confronti degli altri, in vista di una salvezza per tutti. A questo punto l’inno apre ad una prospettiva nuova: il servo, morto in modo ignominioso, avrà una discendenza… E’ qui presentata una prospettiva nuova: la potenza del Dio vivente è forza di vita che può vincere anche la morte.

Grazie alla sua sofferenza il servo salverà molti. I versetti 11-12 presentano un nuovo intervento nel dialogo da parte di Dio: sono la conferma da parte di Dio che il servo sarà esaltato. Nel cammino di fedeltà del servo che affronta rifiuto e sofferenza si compie il disegno di Dio stesso. In tal senso il, profilo del servo può essere indicazione di una personalità collettiva: è il piccolo ‘resto’ rimasto fedele a Dio che rende possibile il riproporsi di un dono di salvezza e di vita per tutti. “Il giusto mio servo giustificherà molti egli si addosserà la loro iniquità”.

I primi discepoli di Gesù, guardando alla sua morte hanno colto la vicinanza con le parole del secondo Isaia e lo stesso racconto della passione può essere letto come storia che fa riferimento ad una profezia e nello stesso tempo come profezia che si delinea in una storia. In Gesù essi leggono il compiersi della figura del servo. Tratto proprio dell’agire di Gesù  è l sua scelta di servire: non è venuto per essere servito. Il suo progetto di vita si pone sulla linea del darsi per gli altri proprio del servo. 

Al capitolo 10 Marco presenta un dialogo sulla strada. Due discepoli, Giacomo e Giovanni, che seguivano Gesù gli chiedono: “Maestro, noi vogliamo che tu ci faccia quello che ti chiederemo… concedici di sedere nella tua gloria uno alla tua destra e uno alla tua sinistra”.

Gesù risponde con una domanda che li provoca: “Potete bere il calice che io bevo , o ricevere il battesimo che io ricevo”.

Gesù accennando al calice e al battesimo parla in fondo del suo cammino. Gesù intende condurli a concepire la vita e la loro stessa ricerca secondo orizzonti totalmente nuovi: “Voi sapete che coloro che sono ritenuti capi delle nazioni le dominano e i loro grandi esercitano su di esse il potere. Fra voi però non è così; ma chi vuol essere grande tra voi si farà vostro servitore, e chi vuol essere il primo tra voi si farà servo di tutti”.

Fra voi però non è così: è indicazione di una alternativa che si pone come accoglienza dell’annuncio del regno. Se regno di Dio indica la vicinanza da accogliere di Dio che libera ed apre relazioni nuove nella vita sociale, allora sono ribaltate le articolazioni del potere umano, non c’è più chi possa dominare e chi essere assoggettato e reso schiavo. Sorge una possibilità di impostare le relazioni in modo alternativo alle gerarchie e alle logiche di dominio del mondo: è l’orizzonte del servire, dello scendere, del pensare agli altri come importanti.

La vita stessa di Gesù si racchiude in queste parole, la strada che egli percorre è la strada del servizio, del dono di sè per tutti. Nella sua prassi egli attua la missione del ‘servo’: “Il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per essere servito ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti”.

Alessandro Cortesi op

Fonte:https://alessandrocortesi2012.wordpress.com/