Domenica 20 Aprile (SOLENNITA’ – Bianco)
DOMENICA DI PASQUA – RISURREZIONE DEL SIGNORE (ANNO C)
At 10,34.37-43 Sal 117 Col 3,1-4 Gv 20,1-9
L’evangelista Giovanni termina la narrazione della morte di Gesù facendo riferimento al giardino e al sepolcro nuovo che stava nel luogo dove era stato crocifisso. Là, poiché era la Parasceve dei Giudei … posero Gesù.
Tutto è finito, scende la sera, viene la notte. Proprio in questa notte, mentre il tempo pare fermarsi e la morte avvolgere la vita irreversibilmente, in questa notte il cuore di una donna veglia, come un flebile raggio di luce che precede il venire dell’alba. È ancora buio, infatti, in questo mattino del primo giorno della settimana e Maria di Magdala, va al sepolcro come attratta irresistibilmente.
Il contrasto tenebra/luce, tipico del vangelo giovanneo, a questo punto pare sciogliersi: il buio lascia vedere.
Cosa cerca Maria di Magdala? Un sepolcro, un morto, Ed è proprio ciò che Maria riesce a scorgere: un sepolcro, ma vuoto, un morto, ma assente. Infatti la pietra era stata tolta dal sepolcro. Un evento inatteso e sconcertante che Maria non può comprendere; la luce ancora non trova il varco nel cuore della discepola, il suo è un vedere senza luce, è un istinto che la tiene legata alla memoria della morte, all’oscurità del venerdì santo, che la radica nella presunta certezza che il Signore sia stato portato via dal sepolcro. Questo è l’annuncio che Maria corre a portare a Simon Pietro e all’altro discepolo, quello che Gesù amava. Per Maria il sole non è sorto; ella dovrà tornare lì in quel luogo e imparare a vedere ascoltando la voce del Maestro, per correre di nuovo a portare il vero annuncio: Ho visto il Signore.
Anche i due discepoli, Pietro e quello amato, corrono. Non è più buio, la luce comincia a dare forma alle cose e permette all’altro discepolo che arriva per primo, di affacciarsi all’ingresso del sepolcro e vedere i teli posati là, ma il suo vedere rimane sulla soglia, incerto.
Di Pietro è detto che entrò nel sepolcro e osservò i teli … e il sudario come erano piegati e come erano posti: dettagli di un vedere attento, ma non ancora sufficiente.
Solo l’altro discepolo, quello che Gesù amava, entrò e vide e credette. Il suo vedere va oltre i segni dei teli e del sudario, si illumina di una luce che viene dal di dentro: egli vede credendo e crede vedendo. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, occorreva l’incontro con l’Assente per aprire il cuore e la mente del discepolo alla memoria della Parola: che cioè egli doveva risorgere dai morti.
Il vedere sorge con la luce della fede, è il dono pasquale che ci invita a fare memoria, a cercare il senso di ogni cosa non nei segni di morte, ma nella Parola che illumina la vita del Risorto in noi: La luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta (Gv 1,5).
Oggi, Pasqua 2025, il nostro credere nel Risorto ci chiama a dare spazio alla luce e anche se le tenebre continuano ad avvolgere il mondo e la storia, crediamo che la Luce è ormai sorta, quella che illumina ogni uomo(Gv 1,9 ), e questa Luce non ha più tramonto.
Là dove posero Gesù, come dice il Vangelo, ora non c’è più un corpo morto, non ci sono più i teli e il sudario, ma una pietra vuota che solo gli occhi dell’amore possono vedere e credere come segno della Vita, di Colui che ci chiama con il nostro nome di discepoli amati.
Chi crede non può non correre ora, come Maria di Magdala, per annunciare: Ho visto il Signore.
suor Chiara Veronica – Monastero S. Chiara – Milano
Fonte:https://federazioneclarisse.com/
