Domenica 20 Luglio (DOMENICA – Verde)
XVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO C)
Gn 18,1-10 Sal 14 Col 1,24-28 Lc 10,38-42
In questa domenica, sedicesima del Tempo Ordinario, non è difficile immaginare Abramo seduto «all’ingresso della tenda nell’ora più calda del giorno» (Gn 18, 1b). Lo pensiamo nei pressi di questo luogo dal nome leggendario, le Querce di Mamre, con lo sguardo fisso all’orizzonte, in attesa di qualcuno, anche se non sa di chi; in attesa della promessa che il Signore gli ha fatto (cfr. Gn 17), di renderlo padre, anche se non sa in che modo. Abramo sta fuori perché vorrebbe credere in quella parola, ma lo fa sorridere, anzi, ridere (Gn 17,17) l’idea che sua moglie Sara possa dare alla luce un figlio. Decide comunque di non chiudersi, simbolicamente, nel suo spazio interiore, nella sua tenda, perciò resta in attesa, alla porta, come chi aspetta una buona notizia da lontano.
Ed ecco tre uomini che il narratore del testo da subito identifica: «Mio signore» (Gn 18,3). Si tratta di un espediente utilizzato probabilmente per suggerire al lettore una lettura dell’episodio: il Signore si rivela come un forestiero e chi accoglie un viandante accoglie Dio. L’ospitalità di Abramo si rivela generosa: offre loro ombra, acqua, pane, vitello, panna e latte fresco. Abramo corre a scuotere Sara, che invece è nella tenda; e chiedendole di preparare focacce la rende ospitale, quasi pronta ad accogliere il figlio che verrà, anche se ancora nessuno dei due lo immagina. È una promessa, quella dei tre uomini-Signore: tornerà un anno dopo e sua moglie avrà un figlio. L’ospitalità di Abramo è stata ricambiata con una buona notizia che scioglie dal dubbio il cuore del Patriarca: Dio si è rivelato in un modo inatteso e anche la sua promessa si realizzerà in un modo imprevedibile. Il desiderio a cui Abramo guardava da lontano, sulla soglia della sua tenda, è ora nella sua casa.
Anche il Signore Gesù, nel Vangelo di questa domenica, si presenta come viandante che cerca ospitalità a Betania, nella casa delle sorelle Marta e Maria.
Siamo nel capitolo 10 del Vangelo di Luca e uno dei fili rossi è evidente già dal primo episodio: Gesù ha suggerito ai settantadue discepoli da Lui designati lo stile dell’annuncio: si tratta dell’ospitalità reciproca. Chiede ai discepoli di essere ospiti, di non portare nulla con sé, di dipendere per cibo, denaro, vestiti da chi li accoglierà e di offrire in cambio pace e guarigioni; ammonendoli a non restare là dove non sono accolti. Anche nell’episodio che conclude il capitolo, ai vv.38-42, il cosiddetto “vangelo di Marta e Maria”, su cui oggi riflettiamo, è tematizzata l’ospitalità, ma con un passaggio ulteriore. Se ai discepoli Gesù suggerisce l’importanza dell’accoglienza e dell’ascolto, assieme a Marta e Maria si sofferma non solo sull’accoglienza e sull’ascolto, ma sul modo di dedicarsi all’ascolto.
Quante volte ci capita di accogliere qualcuno in modo frettoloso, continuando a fare ciò che stavamo facendo… “Ti dispiace se ci fermiamo in cucina? ho i fornelli accesi” … È lecito, certo, ma la Parola di Gesù richiede un’attenzione totale, come quella di un bambino accovacciato ai piedi di un adulto che racconta una storia. Nell’episodio raccontato da Luca, Maria sta letteralmente seduta vicino ai piedi del Signore; e questo atteggiamento è unico, appartiene solo a questa donna di Betania, come una sola volta compare nel testo greco il verbo che descrive questa azione.
Che Gesù intenda suggerire un ascolto alla maniera dei piccoli è detto sempre nello stesso capitolo, al v. 21, quando esulta di gioia nello Spirito perché il Padre rivela se stesso e le sue “cose” ai piccoli. Maria si dedica a Gesù proprio con l’atteggiamento del discepolo di fronte al maestro, dei piccoli di fronte ai racconti dei “grandi”.
Per questo, Gesù definisce l’atteggiamento di Maria non solo come la parte migliore, ma anche come una scelta. L’ascolto attento (o ascolto attivo, come è definito oggi dalle scienze psicologiche), non è spontaneo: è scegliere di ascoltare qualcuno sospendendo i propri pensieri e giudizi, per dedicarsi completamente alle sue parole; al modo appunto dei discepoli che tutto hanno da imparare dal maestro o al modo dei bambini, che tutto hanno da imparare dagli adulti.
Maria sceglie il modo di stare in ascolto della parola di Gesù e la sua postura interiore è rispecchiata da quella del corpo: seduta vicino ai piedi, magari con lo sguardo rivolto verso l’alto, per incontrare gli occhi del maestro.
Sulla traduzione dell’aggettivo greco agatos, tradotto come “migliore”, alcuni biblisti suggeriscono di preferire “buono”, che in effetti è la scelta più fedele al testo greco. È forse più utile questa seconda opzione per comprendere il significato della scelta di Maria in senso assoluto, per non rischiare di tradire il messaggio di Gesù, subordinando la contemplazione all’azione, o Marta a Maria.
Per capire dal testo l’uso che Luca fa del termine ripercorriamo velocemente le principali occorrenze: buono è definito l’uomo che dal buon tesoro del suo cuore tira fuori il bene (Lc 6,45), in opposizione all’uomo cattivo che dal cattivo tesoro del suo cuore tira fuori il male; buono è il terreno che permette al seme di germogliare e dare frutto (Lc 8,8); buoni sono coloro che ascoltano la Parola con cuore integro e buono, la custodiscono e portano frutto con perseveranza (Lc 8,15); buoni sono anche i beni materiali, le ricchezze (Lc 12,18 e Lc 16,25). Buono è Dio stesso (Lc 18,18); buono è quel servo fedele che fa fruttare le monete del padrone a differenza di quel servo malvagio (Lc 19,17). Buono è, infine, Giuseppe di Arimatea che chiese il corpo di Gesù per seppellirlo (Lc 23,50).
La bontà delle cose o delle persone è di frequente definita nel Vangelo di Luca in opposizione alla malvagità ed è spesso riferita al cuore. La parte buona di Maria, allora, è una scelta che ha a che fare con il cuore, non con l’orecchio. Ha a che fare con la dedizione totale, integra e buona, con il silenzio e con la custodia, con Dio stesso, che è il Buono. Maria sceglie di accogliere e ascoltare Gesù con un atteggiamento di ascolto privilegiato, anche tutti noi possiamo riservare in primis alla Parola di Dio e poi anche ai fratelli, la cui vita chiede a ciascuno un ascolto che ci dispone ai loro piedi, con uno sguardo discreto, dal basso verso l’alto.
Chiediamo al Signore, in questa domenica, di aiutarci di accoglierlo anche quando viene da lontano, anche quando non sappiamo come si manifesterà la sua promessa… eppure l’aspettiamo e scegliamo di ascoltarlo con cuore buono, seduti ai suoi piedi e ai piedi della vita dei fratelli e delle sorelle.
Fonte:https://www.figliedellachiesa.org/
