Giacomo Poretti Quel “grazie” che fa superare la durezza di cuore

Domenica 12 Ottobre (DOMENICA – Verde)
XXVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO C)
2Re 5,14-17   Sal 97   2Tm 2,8-13   Lc 17,11-19

di Giacomo Poretti🏠

Gesù osservò: «Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove sono? Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?». E gli disse: «Àlzati e va’; la tua fede ti ha salvato!».

Leggendo questo brano del Vangelo di Luca mi è venuto in mente un personaggio di quella famosissima sit-com statunitense Happy Days, Fonzie, il quale aveva una difficoltà insuperabile: quella di pronunciare la parola grazie. Non si addiceva al suo personaggio da duro, non era previsto che si potesse riconoscere qualche cosa di positivo ricevuto da un altro, lui, Fonzi, non avrebbe mai potuto umiliarsi e riconoscere che non tutto era frutto della sua condotta. Riconosciamolo: siamo un pò tutti dei Fonzarelli! Quanto ci da fastidio ringraziare un automobilista che si ferma per farci passare sulle strisce, là dove questo ringraziamento e tanto più importante perchè raramente ci si ferma a far passare i pedoni vissuti come un intralcio nel nostro percorso.

Quanto è complicato ringraziare nostra moglie che ci fa trovare tutte le sere la pasta fumante in tavola ?Per non parlare di un amico che ci ha fatto notare che forse siamo stati disonesti, dopo l’umiliazione ricevuta riusciamo a guardarlo negli occhi e dire quella parolina di 6 lettere che magari ci salva la vita? Riusciamo a ringraziare qualcuno del nostro team che ha avuto quell’idea che ci consente di continuare a lavorare? Riusciamo semplicemente a dire grazie quando il barista ci porge la tazzina di caffè macchiato caldo?

Queste se volete sono cose piccole, anzi piccolissime che mettono a dura prova tutti i Fonzi del mondo.

Ma ci conviene allenarci, e tanto anche perchè quello che chiede Gesù in questo Vangelo è quel tipo di grazie che cambia radicalmente la nostra esistenza. E’ quel grazie che riconosce che noi non abbiamo fatto nulla di ciò che vediamo, le cose, gli alberi, il cielo, il sole, l’aria, noi stessi. Assolutamente incapaci di pensare la vita, ne godiamo i frutti, l’essere stesso, ciò di cui abbiamo coscienza, la nostra coscienza, è tutto un regalo; il miracolo stesso ricevuto dal lebbroso si prefigura piùampiamente come una conferma della vita: ti ho fatto una volta e ti faccio ancora! Chissà se mai una volta nella vita noi Fonzarelli avremo il coraggio di pronunciare quel grazie. (giacomo poretti)