Suor Chiara Amata Lectio”#salva_con_nome”

Domenica 23 Novembre (SOLENNITA’ – Bianco)
XXXIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO C)
Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’Universo

2Sam 5,1-3   Sal 121   Col 1,12-20   Lc 23,35-43

Di Chiara Amata Monastero Santa Chiara – Milano🏠home

La chiave per comprendere il significato del verbo salvare, tanto presente nel nostro brano di vangelo, è il suo contrario: perdere.

Perdere i dati, un file, le aggiunte ad un documento … sono le espressioni frustranti a cui ci ha da tempo abituato il lavoro al pc, che va, appunto, salvato per essere conservato e recuperato.

Salva con nome è la mossa giusta non solo per non perdere quello che abbiamo scritto, elaborato, formattato, ma anche per poterlo riconoscere, conservare e condividere!

Il nome da dare al file è parte integrante del salvataggio!

Perdere e salvare hanno a che fare anche con la vita. Una malattia grave o un incidente e si perde la vita. Oppure si perde nel senso di sciupare, sprecare: si perde la vita a inseguire i soldi, a cercare una compensazione dietro l’altra.

I due uomini accanto a Gesù, suoi compagni di condanna e di crocifissione, hanno certamente perso la loro partita nella vita; non hanno nemmeno un nome proprio e sono ormai archiviati dalla società come malfattori condannati.

Cosa c’è ormai da salvare in una situazione simile? E soprattutto chi dovrebbe salvarli?

Uno dei due ci prova; prova a salvare la sua vita con un nome: Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno! Si rivolge a Gesù chiamandolo per nome, nel modo più familiare. In quel compagno di sventura che si chiama Gesù – il cui significato è Dio salva – il malfattore intravvede qualcosa di buono, qualcuno cui affidare il proprio bisogno di non sprofondare nel nulla, di non essere dimenticato. Chiede di essere salvato in un angolo di cuore di quell’uomo che è passato per tutte le strade a risanare vite emarginate di poveri e di peccatori.

Forse il malfattore non ha capito del tutto che cosa sia e dove sia il Regno di Gesù, ma ha capito che nel cuore di quel giusto sofferente, che resta mite sulla croce e che fino all’ultimo si affida a Dio come ad un Padre, c’è un posto dove egli può essere salvato, ricordato con amore, per quello che è, un ladrone consapevole dei suoi errori.

Per questo Gesù non ha dato retta al grido di scherno che gli hanno rivolto i capi, i soldati e l’altro malfattore: «Salva te stesso!». Se si fosse sottratto da quell’angolo buio di mondo umanamente fallito, non avrebbe raggiunto le estreme periferie di si è perso nel buio, di chi può essere solo giudicato e condannato.

In Gesù, Dio salva la nostra vita. Grazie a lui, il file può essere sempre e fino all’ultimo riaperto, corretto, formattato e condiviso con una nuova bontà creativa.

Salva con nome: non buttare mai la tua esistenza, anche se ti sembra fallita; metti alla tua vita il nome di Gesù e affidati a lui per viverla, soprattutto quando trovi in te angoli malfamati e la paura di perderti.

Salva la tua vita scoprendo il tuo posto nel cuore e nel regno di Gesù.