don Marco Pozza”Dialogo tra due automobilisti al semaforo rosso”

Domenica 23 Novembre (SOLENNITA’ – Bianco)
XXXIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO C)
Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’Universo

2Sam 5,1-3   Sal 121   Col 1,12-20   Lc 23,35-43

Di don Marco Pozza🏠home

La cosa più vigliacca e cretina è l’ostinazione nel dire che quest’uomo abbia continuato a rubare fino all’ultimo, raffazzonando tutto ciò che poteva. Che abbia rubato tutto, persino il Paradiso o, quantomeno, che abbia rubato la possibilità di entrarci, pur sapendo di non meritarlo affatto. Sulla Croce – barbaro, rozzo, di una languidezza unica – pur con l’anima ridotta alla canna del gas gli sarà tornata alla mente quella buon’anima di sua madre: “Vacci a parlare un giorno – gli diceva -: non è uno di quelli che pensi tu. E’ diverso, ha talento nello sguardo, ha fiuto segugio”. Ogni figlio discolo ha una madre con dose raddoppiate di premura. Che, nell’attimo di una disfatta, torneranno ad alzare la voce, risvegliando la memoria: “Ho sprecato la vita? – s’interroga quest’uomo, a destra, sul patibolo accanto a Cristo – Se posso ammettere un unico spreco fatto, è la differenza tra quello che sono e colui che avrei potuto essere. O diventare. Il resto sono solo ciance di madre”. La madri che, tolta la possibilità di parlare, continueranno a tessere trame in silenzio: “Prega per il mio Figliolo, Rabbì. Non è nato cattivo, si è incattivito strada facendo. Ma Tu puoi. Se ti capita d’incontrarlo, mettici tu una parolina”. Le madri, in quanto a testardaggine, battono i muli dieci a zero: li battono, forse, addirittura a tavolino. Un brigante, però, sa bene che avere avere una coscienza troppo lucida è una malattia, una vera malattia nel senso vero della parola. Per il mondo, dunque, era un caso perso: “Se l’è cercata, basta continuare a piangere il morto, che si faccia la sua galera fino in fondo”. Tutti ridono dei matti in piazza, purchè non siano della loro razza: ma davvero «ve la prendereste voi la responsabilità di definire in modo assolutamente esatto in che cosa consiste l’interesse di un uomo?» (V. Hugo).

Lui, il dannato, nel frattempo tiene gli occhi aperti, come uno avvezzo da tempo a tenere le orecchie dritte per evitare d’inciampare. Per chi ha orecchie in agguato, poi, non servirà granchè per capire che una buona occasione, nella vita, si presenterà sempre: il problema sarà quello di riuscire a riconoscerla tra le migliaia di occasioni discrete che ne disturberanno il passaggio. A questo pezzente d’uomo, più che una buona occasione lo accosta, fermo com’è al semaforo rosso della morte in croce, la più grande delle occasioni: l’Amore. Lui, riconosciutolo, abbassa il finestrino mentre gli altri, fermi pure loro al semaforo, amano distrarsi sul telefonino. Amano scambiarsi sorrisi idioti sulla carrozzeria tutta rovinata del corpo del Cristo: «Lo deridevano, gli si accostavano per porgergli dell’aceto». Per poi sfotterlo. Lui no, invece: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo Regno». Nessuno di quelli in fila s’accorge che l’uomo può anche nascere in un pollaio ma diventare un bellissimo cigno: non capiscono che a fare notizia non sarà la carrozzeria ammaccata dell’auto ferma al semaforo ma la fisionomia dell’uomo che se ne sta alla guida: “Sei tu, ti riconosco – pare di sentire il dialogo scorrere tra i due finestrini e lo smog del Calvario -: mi parlava sempre di te mia madre. Aveva ragione lei: hai tanto talento nello sguardo, sei davvero Re. Non ti chiedo autografi o chissà cosa: solo una preghierina, visto che io so che stasera tu inaugurerai il Paradiso. Per quanto mi riguarda, mi sono scavato la fossa da solo: non cerco scuse”. Cristo, fissandolo, l’ascolta: poche volte, da Rabbì, ha raccolto una confessione così spudorata e concisa come in quest’attimo – perchè di attimo si tratta – di Grazia. Perchè, dunque, andare in Paradiso da solo? Gli fa cenno di scendere dall’auto, di salire sulla sua: «In verità ti dico: oggi con me sarai nel Paradiso». Verde!

Il mondo che vuole sgommare all’accensione del semaforo verde, trova di intralcio la macchina abbandonata in prima fila dal peccatore: si lamentano come cani rabbiosi e violenti. Cani intelligenti: “Se fa l’amore come parcheggia, merita le corna!” dicono ridendo. La Grazia, a guardarla da fuori, rischi di prenderla in giro, pericolosamente per i fondelli. Lei, ch’è signora, invece di inveire andrà dritta per la sua strada, continuando a fare benissimo quel che sa fare d’artista: entrare in casa se qualcuno le aprirà la porta.