Domenica 7 Dicembre (DOMENICA – Viola)
II DOMENICA DI AVVENTO (ANNO A)
Is 11,1-10 Sal 71 Rm 15,4-9 Mt 3,1-12
Di Sr. Maria Gioia – Bra🏠home
La pericope evangelica di questa seconda domenica di Avvento sembra molto lineare come contenuto e come figura di Messia presentata da Giovanni Battista.
Provando però a leggere la Scrittura con la Scrittura, come insegnavano i padri antichi, scopriamo un tesoro spirituale che apre una visione del cuore, visione che diventa perno di conversione e di conseguenza rende possibile portare il frutto buono.
Il rischio per noi oggi è di non cogliere la potenza di alcune espressioni che l’evangelista Matteo utilizza e mette in bocca a Giovanni Battista: deserto, conversione, Regno dei cieli, battesimo, confessione dei peccati, frutti di conversione, pietre da cui Dio può suscitare figli ad Abramo, l’albero che non dà frutto, l’acqua, il Dio Forte, lo Spirito Santo, il fuoco, il frumento, …
Lasciare emergere queste espressioni spalanca scenari già noti al nostro cuore e alla nostra mente: la conoscenza del Signore Gesù, infatti, apre il cuore a una visione, perché il cuore ha sperimentato il gusto di Lui e allora la conversione è reale, concreta e quotidiana. In questo senso il frutto segue e segue con abbondanza ed è un frutto gustoso per noi e per i fratelli. Non è la conversione esteriore, talvolta autoimposta, che non ha radici e che ci fa risultare sepolcri imbiancati. Ma una conversione che rende bello il cuore e luminoso lo sguardo e ci fa fiorire in umanità.
Il Battista, infatti, parla di conversione (metanoia in greco) in termini di cambiamento nel comportamento, ma in Gesù il termine assume proprio il significato di cambiamento di mentalità, di modo di pensare: meta (oltre) e nous (mente). Cioè una visione diversa appunto.
Il deserto è luogo privilegiato per questa conversione. Come possiamo noi oggi, ciascuno nel proprio contesto di vita, “andare nel deserto”? Non un deserto per creare un vuoto interiore, ma uno spazio per rimanere col cuore centrato in questa visione, per lasciar decantare e discernere le tante voci con cui il mondo, esterno e interno, confonde la nostra vita. Il deserto è il luogo della tentazione e del combattimento. Ma solo chi riconosce il peccato percepisce la necessità di un discernimento e di una scelta cristiana. Risuonano ancora le parole di Benedetto XVI che metteva in guardia dall’atteggiamento modernista che nega il peccato.
Riconoscere il proprio peccato è segno di conversione e il frutto lo si coglie quando smettiamo di accusare i fratelli e le sorelle, quando riconosciamo una giustizia più “sapiente” che non ci divide dagli altri in umanità, ma che nel perdonare e nell’usare misericordia ci fa gustare un’intimità con Lui.
Potremmo leggere questo Vangelo con le parole delle Lodi di Dio Altissimo di San Francesco in cui i diversi aggettivi dicono la relazione con il Tu di Dio, oppure con le parole di Santa Chiara a Sant’Agnese di Praga: Mentre, infatti, i cieli con tutte le altre cose create non possono contenere il Creatore, l’anima fedele invece, ed essa sola, è sua dimora e soggiorno. Parole che dicono un cuore, quello di Francesco e di Chiara, che ha sperimentato in pienezza la conversione e porta frutto in abbondanza, ancora oggi, per tutti noi.



