Paolo Matarrese “Giuseppe, prendendo con sé Maria, accoglie il Dio che salva!”

Domenica 21 Dicembre (DOMENICA – Viola)
IV DOMENICA DI AVVENTO (ANNO A)
Is 7,10-14   Sal 23   Rm 1,1-7   Mt 1,18-24

Di Paolo Matarrese🏠home

La quarta domenica di Avvento si presenta sempre un po’ all’ombra dell’ormai vicina festa del Natale. Infatti i nostri cuori e i nostri pensieri sono già orientati, in maniera più o meno profonda, alle imminenti festività natalizie. In questo senso, non poteva trovare posto migliore, l’ultimo protagonista di questo cammino di Avvento, che è Giuseppe. Una certa tradizione, lo inserisce infatti quasi ai margini della storia della salvezza dove, al massimo, gli viene riconosciuto il ruolo di “migliore attore non protagonista” nell’evento dell’incarnazione. Anche la preghiera di colletta, con cui abbiamo iniziato la celebrazione di questa domenica, sembra prestare il fianco a tale interpretazione e infatti, più che di Giuseppe, questa preghiera ci parla di Maria, “il quale grembo purissimo è stato scelto dal Padre per rivestire di carne immortale il Verbo della vita”. 

Certamente la missione, unica e speciale di Maria, è stata fondamentale per il mistero dell’incarnazione ma Giuseppe dove sta in tutto questo?

Ma proprio questa preghiera inziale, dove si parla solo di Maria, rivela la grandezza della fede e della missione di Giuseppe. Nel vangelo di oggi infatti, al centro dell’annunciazione dell’angelo a Giuseppe ci sono queste parole: “non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo!”.

Ecco la grandezza di fede di Giuseppe capace, per amore, di prendere innanzitutto con se Maria la quale era rimasta incinta per opera dello Spirito Santo.

La preghiera di colletta allora, ci parla di Maria, perché, almeno all’inizio di questo momento drammatico che è chiamato a vivere Giuseppe, nel suo cuore c’è innanzitutto l’amore verso Maria. Giuseppe quindi non avrebbe problemi se, parlando di lui, si parlasse solo di Maria, perché la sua prima preoccupazione è stata proprio Maria.

Di Giuseppe il vangelo ci consegna una caratteristica: si dice che era un “uomo giusto”. L’essere giusto di Giuseppe non deve però essere considerato come qualcuno, che osserva la legge di Dio, come un pacchetto di norme da applicare in maniera rigida su persone e situazioni della vita. La legge infatti era stata donata da Dio per entrare in dialogo con Lui, per trovare, dietro le norme e i precetti, il suo Volto e il suo Amore!

E così, “l’essere giusto” di Giuseppe, lo porta a mettere insieme la norma, la prescrizione e l’amore verso Maria e verso Dio.

Papa Benedetto XVI in un’omelia, parlando di Giuseppe, diceva che lui è il vero giusto perché, nella sua lotta interiore su quale decisione prendere, ha tenuto insieme l’amore e la legge perché “tutta la legge è collocata nell’amore, è espressione dell’amore e va adempiuta entrando nella logica dell’amore”.

Allora l’amore di Giuseppe verso Maria, da una parte, non gli permette di concentrarsi esclusivamente sulla norma infranta, che lo porterebbe a rivendicare il suo diritto di rivalsa di sposo ferito e dall’altra parte, l’amore verso Dio, non permette a Giuseppe di concentrarsi esclusivamente sull’esecuzione di una norma che esporrebbe Maria ad una vita disumana che non appartiene alla volontà del Dio in cui crede.

Nel cuore di Giuseppe, possiamo dire, che c’è tutto questo! Questa sua “predisposizione di cuore”, a tenere insieme l’amore e la legge, ci permette di dire che Giuseppe non è “gettato a caso” nella storia della salvezza ma scelto da Dio, perché la sua fede poteva accogliere il passo decisivo che l’angelo gli annuncerà da lì a breve.

Ci basterebbe fermarsi qui per chiedere la grazia, in questo Natale che per diversi motivi ci rimetterà a contatto con antiche ruggini relazionali con famigliari o altri, di riuscire a non concentrarsi esclusivamente su quei sentimenti di rancore per i torti subiti. Potremmo chiedere la grazia di provare, come ha fatto Giuseppe, a mettere quel di più di amore che potrebbe liberare e riaprire il nostro cuore, a qualcosa di inatteso che il Signore vuole donarci dentro quelle relazioni ferite. 

Dicevamo che la fede di Giuseppe lo prepara ad accogliere l’incredibile annuncio dell’angelo: non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo!

Qui la fede di Giuseppe compie un salto grandissimo, all’insegna della fiducia e dell’obbedienza. Giuseppe infatti accogliendo Maria, accoglierà nella sua vita anche Gesù: colui che salva, il suo salvatore!

Giuseppe quindi non accoglie direttamente Gesù ma potremmo dire, che lo accoglie attraverso la mediazione di Maria.

Natale infatti non è un giochino a “fare finta” che Gesù ancora deve nascere ma Gesù, il nostro salvatore, è già nato, la sfida è accoglierlo nella carne di Maria, cioè nelle mediazioni che la vita ci presenta oggi, attraverso eventi e soprattutto attraverso le persone.

Accogliere Gesù nella carne di Maria significa ad esempio accoglierlo nella carne della Chiesa ma anche nella carne del fratello e della sorella che sta accanto a noi. Accogliendo la carne e la storia dell’altro, accogliamo la salvezza e il vangelo di Cristo! Non possiamo infatti accogliere Cristo, senza la chiesa, la comunità, senza la carne dei fratelli e delle sorelle che sono il corpo di Cristo!

Difficile infatti, non è accogliere direttamente Cristo, ma il più delle volte, Gesù noi lo accogliamo attraverso delle “mediazioni”.

Natale allora non è una festa “intimistica”: accogliere solo Gesù nel nostro cuore! perché Gesù è già stato generato dallo Spirito Santo nel cuore di quel fratello e di quella sorella che questo Natale ti chiamerà a prendere con te. Forse anche a me, e a tutti noi, in queste poche ore che ci separano dal Natale, si avvicinerà un angelo che ci dirà: “non temere di prendere con te Maria” e allora accoglieremo anche il Salvatore della nostra vita!

Santo Natale a tutti!