Alessandro Cortesi Commento IV DOMENICA DI AVVENTO (ANNO A)

Domenica 21 Dicembre (DOMENICA – Viola)
IV DOMENICA DI AVVENTO (ANNO A)
Is 7,10-14   Sal 23   Rm 1,1-7   Mt 1,18-24

Di Alessandro Cortesi o.p,🏠home

‘Eccomi manda me’: sono le parole che racchiudono la risposta di Isaia nell’evento che lo vede coinvolto nel cuore del tempio. Il manifestarsi di Dio è narrato come visione ed esperienza di forte coinvolgimento. Il gesto di un angelo che accosta alle sue labbra un carbone ardente preso dall’altare è segno di purificazione e di invio: Isaia sarà profeta chiamato ad annunciare l’appello ad un volgersi verso Dio l’Altissimo, il Santo. Così attua la sua chiamata scontrandosi contro il potere del re del tempo. Annuncia la futura nascita di un ‘Emmanuele’, ‘Dio in noi’, un re giusto erede di Davide. Isaia sarà anche il profeta che parlerà di un ‘resto d’Israele’, piccola comunità di poveri che ritrovano stabilità non nelle alleanze militari ma appoggiandosi solo a Dio nella fede. Isaia quindi indica in un bambino che sta per nascere un segno da leggere quale rinvio ad una speranza oltre i confini del tempo: Dio interviene nella storia in modi sempre nuovi e con un dono di presenza.

Nella redazione dei vangeli dell’infanzia Gesù è presentato come compimento di promesse antiche. Nel vangelo di Matteo l’annuncio dell’angelo a Giuseppe è presentato quale interpretazione della stessa missione di Gesù di Nazareth, per far entrare Gesù nella discendenza di Davide e per leggre la sua vicenda come quella del messia atteso: Giuseppe è indicato come figlio di Davide e responsabile di dare un nome: “tu lo chiamerai Gesù”. A Giuseppe, uomo ‘giusto’ è richiesta la disponibilità ad accogliere l’invito a ‘non temere’ e lasciarsi coinvolgere nell’opera di Dio. Giuseppe è giusto perché si affida alla giustizia di Dio che è la sua fedeltà e l sua misericordia. Ed egli stesso vive fedeltà verso Maria prendendola con sè.

Maria è vista da Matteo come la giovane donna, presente nel testo di Isaia, che accoglie la volontà di Dio: la sua disponibilità nel rispondere all’azione di Dio è profonda e totalizzante secondo percorsi che appaiono umanamente impossibili.

Giuseppe nel sogno viene raggiunto dalla chiamata di Dio: come il sonno di Adamo anche quello di Giuseppe è luogo in cui Dio opera in modo nuovo e creativo. Giuseppe è così esempio del credente, in cammino, segnato dalla fatica del dubbio e insieme capace di abbandonarsi con fiducia. A lui è affidato il compito di dare il nome a Gesù, quel nome che parla di un disegno di vicinanza e di salvezza di Dio: ‘il Signore salva’. Quel ‘nome’ indica un dono e il venire gratuito di Dio che libera e salva. Natale racchiude questo annuncio e questa speranza.