padre Ermes Ronchi”IN PRINCIPIO E NEL PROFONDO”

Domenica 4 Gennaio (DOMENICA – Bianco)
II DOMENICA DOPO NATALE
Sir 24,1-4.12-16   Sal 147   Ef 1,3-6.15-18   Gv 1,1-18

Di padre Ermes Ronchi🏠home

Cerchi luce? Ama la vita, prenditene cura. Amala! È la tenda del Verbo, di colui che ci sorprende ancora, perché abita là dove c’è vita.

Giovanni, unico tra gli evangelisti, comincia il suo racconto con un poema, un inno che ci chiama a volare alto, che proietta Gesù verso i confini del tempo e dello spazio. “In principio era il Verbo e il Verbo era Dio”. Ma poi il volo plana fra le tende dell’accampamento umano: “e venne ad abitare”, letteralmente piantò la sua tenda, “in mezzo a noi”.

Poi Giovanni apre di nuovo le ali e si lancia verso l’origine delle cose: “tutto è stato fatto per mezzo di Lui”. Nulla di nulla senza di lui. “In principio”, “tutto”, “nulla”, “Dio”. Parole assolute che mettono in connessione il tempo con l’eternità, tutte le creature del cosmo con Dio.

Senza di lui nulla di ciò che esiste, è. Il Verbo è come il nodo centrale del grande tappeto, del magnifico arazzo del cosmo. Senza, tutto si disfa.

Terra e cielo si sono abbracciati e, almeno a Betlemme, almeno in quel bambino, uomo e Dio sono ormai una cosa sola, inseparabili.

In principio e nel profondo, nel tempo e fuori del tempo, sta il Verbo. E rileggo Giovanni così: “In principio sta la tenerezza, e la tenerezza è presso Dio, e la tenerezza era Dio, da sempre”. Gesù è venuto a portare sulla terra la rivoluzione della tenerezza.

E ci assicura che un’onda affettuosa viene a battere sulle rive della nostra esistenza, che siamo da forze buone miracolosamente avvolti, che siamo raggiunti da una sorgente pura che ci alimenta e che non verrà mai meno, che nella nostra vita ce n’è in gioco una vita più grande di noi.

Questa è la profondità ultima del Natale: la vita di Dio nella mia vita. Gesù Cristo non è venuto a portarci una nuova teoria religiosa, un sistema di pensiero alternativo, una morale più evoluta. È venuto a portare se stesso, a comunicare vita. Sono venuto perché abbiate la vita in abbondanza (Gv 10,10). Non ha mai compiuto un miracolo per punire, i suoi sono sempre segni che guariscono la vita e la accrescono.

“E la vita era la luce degli uomini”. Una cosa enorme: la vita stessa è luce, è come una grande parabola che racconta di Dio. Il Vangelo ci insegna a sorprendere parabole nella vita, a sorprendere perfino nelle pozzanghere della vita il riflesso del cielo.

“Veniva nel mondo la luce vera quella che illumina ogni uomo”. Ogni uomo è illuminato, tutti, nessuno escluso, nessuno privo di quella luce, che è come una lampada che non si spegne, un sole nella notte. La luce splende nelle tenebre, che non l’hanno vinta! Non la vincono mai.

Venne fra i suoi ma i suoi non l’hanno accolto. Dio non si merita, si accoglie. Dandogli cuore e tempo. Accogliere: parola bella che sa di porte che si aprono, di mani che accettano doni, di cuori che fanno spazio alla vita.

Cerchi luce? Ama la vita, prenditene cura. Amala! È la tenda del Verbo, di colui che ci sorprende ancora, perché abita là dove c’è vita.


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