Don Luciano Labanca”Solennità dell’Epifania del Signore 2026: dalla ricerca all’adorazione”

Martedì 6 Gennaio (SOLENNITA’ – Bianco)
EPIFANIA DEL SIGNORE
Is 60,1-6   Sal 71   Ef 3,2-3.5-6   Mt 2,1-12

Di Don Luciano Labanca🏠home

L’Epifania del Signore è la festa della manifestazione: la luce del Natale non rimane chiusa in un luogo o in un popolo, ma si diffonde in tutta la storia e raggiunge ogni angolo del mondo. In questo giorno la Chiesa contempla non solo Cristo, vero Dio e vero uomo, ma anche il proprio mistero più profondo: essere popolo di Dio in cammino, chiamato a radunare tutte le genti nell’incontro con il Signore. È la festa dell’universalità della fede, della cattolicità della Chiesa. Questa forza inclusiva del Vangelo emerge con particolare intensità nella figura dei Magi. Matteo li presenta come sapienti, uomini capaci di leggere i segni della creazione e di lasciarsi inquietare dalle domande ultime. Non sono ingenui né superficiali: sono cercatori di senso, ma cercatori umili. Ed è proprio questa umiltà che permette loro di riconoscere la stella e di mettersi in cammino. Come ricorda Benedetto XVI, i Magi, come sapienti dell’Oriente, “sono un inizio, rappresentano l’incamminarsi dell’umanità verso Cristo, inaugurano una processione che percorre l’intera storia. Non rappresentano soltanto le persone che hanno trovato la via fino a Cristo. Rappresentano l’attesa interiore dello spirito umano, il movimento delle religioni e della ragione umana incontro a Cristo” (Benedetto XVI, Gesù di Nazaret. L’Infanzia di Gesù). L’Epifania smonta un equivoco sempre attuale: non è l’ignoranza a garantire l’incontro con Dio, così come la conoscenza non lo impedisce. Ciò che conta è la disposizione del cuore. Si può essere ignoranti e superbi, come si può essere sapienti e umili. E il vero sapiente è sempre l’umile. I Magi, rappresentati come provenienti da popoli e continenti diversi, portano doni differenti, ma condividono lo stesso desiderio: cercare Dio senza paura, senza pregiudizi. In questa prospettiva, l’universalità della Chiesa appare con chiarezza: ogni cultura, ogni popolo, ogni terra è chiamata a portare i propri doni al Signore. Accanto ai Magi, il Vangelo ci presenta però anche un’altra reazione: quella di Erode e di tutta Gerusalemme, turbati dalla nascita del Re. È il turbamento di chi ha paura di perdere potere e sicurezze, di chi teme la novità di Dio e finisce per chiudersi alla sua presenza. Erode non appartiene solo al passato: vive ogni volta che anche noi preferiamo difendere le nostre abitudini invece di lasciarci sorprendere da Dio che viene in modo nuovo e disarmante. Il cammino dei Magi ci insegna anche che la ragione, da sola, non basta. Essa conduce lontano, ma ha bisogno della Parola per giungere alla meta. Sarà infatti la Scrittura a indicare Betlemme. La stella conduce al Bambino, il segno al compimento, la ricerca all’adorazione. Davanti a quel Bambino, tutte le domande trovano risposta e l’inquietudine si trasforma in gioia. L’Epifania, allora, è una chiamata per tutti: poveri e ricchi, sapienti e ignoranti, uomini e donne di ogni lingua e nazione. Nella casa che è la Chiesa non troviamo soluzioni immediate a ogni problema, ma una Presenza che cambia la vita, che dice a ciascuno di noi che non siamo soli e che siamo attesi per l’eternità. È lì che la nostra inquietudine trova pace, ed è nell’adorazione che la nostra ricerca giunge finalmente al suo compimento.

Bene-dire (a cura di Mons. Francesco Diano)

“I Magi sono per noi dei patroni singolarmente vicini. Essi sono gli uomini del viaggio per eccellenza, e noi siamo in un’epoca di grandi migrazioni, di spostamenti, di viaggi. Ma il loro viaggio è stato qualcosa di più di uno spostamento: è stato un’avventura dello spirito. Essi ci insegnano anzitutto che non si trova Dio se non ci si mette in cammino. Sono partiti non perché avessero visto tutto chiaro, ma perché avevano visto un segno. È questo il punto cruciale: per i Magi, il segno non era la meta, ma l’inizio. Essi hanno accettato di lasciare il loro paese, le loro abitudini, la loro sicurezza intellettuale, per seguire qualcosa di mobile come una stella.
Dio è per noi l’Inatteso, Colui che ci costringe a uscire dalle nostre case e dalle nostre certezze. I Magi arrivano a Gerusalemme e interrogano. È la santità dell’interrogativo. Essi non hanno paura di confessare la loro ignoranza. Invece, coloro che sanno tutto — i sacerdoti e gli scribi di Gerusalemme — restano dove sono. Sanno dove deve nascere il Messia, lo dicono con precisione teologica, ma non fanno un passo. Hanno la verità, ma non hanno la ricerca. I Magi ci insegnano la “docilità ai segni”. Per trovare il Signore, essi hanno dovuto guardare il cielo, ma hanno anche dovuto abbassare lo sguardo sulla terra, chiedere informazioni agli uomini, entrare in una stalla. L’Epifania è questo incontro tra l’immensità di una stella e la piccolezza di un bambino. Infine, il ritorno “per un’altra strada”. Questo è il testamento dei Magi per noi. Dopo che si è visto Dio, non si può più riprendere la strada di prima. Non si può più tornare a servire Erode dopo aver adorato il Bambino. L’incontro con Cristo devia il corso della nostra vita, cambia i nostri itinerari quotidiani. Il vero viaggio non finisce a Betlemme; inizia da Betlemme, ma verso una direzione completamente nuova” (M. Delbrêl, Noi, gente di strada, Sezione: Il Mistero dell’Avvento e dell’Epifania).

Preghiera

Signore Gesù,
luce venuta nel mondo,
come i Magi vogliamo metterci in cammino,
anche quando la strada è incerta
e la meta non è subito chiara.
Donaci occhi capaci di riconoscere la tua stella
nei segni discreti della vita quotidiana,
e un cuore libero,
che non si lasci trattenere dalla paura o dal calcolo,
come accadde a Erode e a Gerusalemme.
Fa’ che non ci accontentiamo di sapere dove tu nasci,
ma che troviamo il coraggio di andare fino a Betlemme,
di entrare nella casa,
di sostare davanti a Te, piccolo e fragile,
presente nella povertà e nel silenzio.
Accogli, Signore, i doni che possiamo offrirti:
ciò che siamo, ciò che portiamo,
le nostre gioie e le nostre fatiche.
Trasforma anche ciò che è incompleto
in un atto di vera adorazione.
E guidaci, come i Magi,
a tornare alla nostra vita per un’altra strada,
con il cuore rinnovato,
perché l’incontro con Te
ci renda uomini e donne nuovi.
Amen.


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