don Lucio D’abbraccio”La stella che illumina il cammino della fede”

Martedì 6 Gennaio (SOLENNITA’ – Bianco)
EPIFANIA DEL SIGNORE
Is 60,1-6   Sal 71   Ef 3,2-3.5-6   Mt 2,1-12

Di don Lucio D’abbraccio🏠home

Il Vangelo di oggi ci presenta dei cercatori, uomini venuti «da oriente», che hanno saputo alzare gli occhi al cielo e mettersi in cammino seguendo una stella. I Magi non erano ebrei, non conoscevano le Scritture, non appartenevano al popolo eletto: eppure sono stati i primi a riconoscere e adorare il Salvatore del mondo.

Chi erano questi Magi? Non erano re, come spesso li immaginiamo, ma sapienti, studiosi degli astri, probabilmente sacerdoti della religione persiana. Rappresentano l’umanità intera che cerca Dio, rappresentano ciascuno di noi quando, con sincerità di cuore, ci poniamo le domande fondamentali dell’esistenza. Sant’Agostino li definisce «le primizie dei pagani», i primi frutti di quella moltitudine innumerevole che da ogni lingua e nazione avrebbe accolto Cristo. I Magi rappresentano dunque la Chiesa delle genti, quella Chiesa universale di cui anche noi facciamo parte.

Pensiamo alla loro esperienza: avevano visto «spuntare la sua stella» e si erano messi in viaggio. Non sapevano esattamente dove andare, non avevano certezze assolute, ma avevano nel cuore un desiderio ardente. Quanti giovani oggi si sentono attratti da qualcosa di più grande, intuiscono che la vita non può ridursi al consumo, alla carriera, all’apparenza! Quanti adulti, dopo anni di corsa affannosa, si fermano e si chiedono: “Ma io dove sto andando? Qual è la stella che guida la mia vita?”.

Il viaggio dei Magi non fu lineare. Arrivati a Gerusalemme, la stella sembrò scomparire. Dovettero chiedere informazioni, confrontarsi con le Scritture. San Giovanni Crisostomo nota che «Dio permise che la stella si nascondesse perché i Magi imparassero a cercare Cristo anche attraverso la Parola di Dio e non solo attraverso i segni celesti». Anche nella nostra vita di fede ci sono momenti in cui la stella sembra eclissarsi, momenti di buio in cui dobbiamo camminare fidandoci della Parola, della comunità, della tradizione della Chiesa.

Pensiamo a una mamma che ogni domenica accompagna i figli a Messa, anche quando loro non ne hanno voglia e si lamentano. Forse le sembra di fare una fatica inutile, ma in realtà sta facendo qualcosa di prezioso: tiene accesa per loro una luce, una piccola stella, in attesa che un giorno possano riconoscerla e seguirla da soli. Pensiamo anche a un papà che vive momenti di dubbio e di stanchezza nella fede, ma non smette di pregare e di cercare. Dentro di sé sente che, senza Dio, la vita perde la direzione. Queste persone assomigliano ai Magi del Vangelo: non hanno tutte le risposte, ma non smettono di cercare. Sono uomini e donne di oggi che, con gesti semplici e fedeli, indicano una strada agli altri.

E poi c’è l’incontro con Erode. L’evangelista scrive che Erode «si turbò e con lui tutta Gerusalemme». Erode rappresenta chi ha paura della verità, chi preferisce le proprie sicurezze al rischio dell’incontro con Dio. È l’immagine di chi costruisce il proprio regno e non vuole che nessuno lo metta in discussione. Quante volte anche noi reagiamo come Erode quando il Vangelo ci chiede di cambiare qualcosa nella nostra vita? Quando ci invita alla conversione, alla generosità, al perdono? Ci turbiamo, cerchiamo scuse, preferiamo non sapere per non dover cambiare.

I Magi invece «provarono una gioia grandissima» quando rividero la stella. È la gioia di chi ritrova la strada, di chi si sente guidato, di chi sa di essere sulla via giusta. È la gioia profonda che nasce dall’incontro con Cristo, una gioia che nessuna circostanza esterna può togliere. Quante persone hanno ritrovato questa gioia dopo anni di lontananza, dopo crisi matrimoniali, dopo malattie, dopo fallimenti! La stella di Cristo continua a brillare anche nelle notti più oscure.

Ed eccoli finalmente davanti al «bambino con Maria sua madre». San Leone Magno osserva che «la stella si fermò sopra il luogo dove si trovava il Bambino perché doveva cessare di guidare con la sua luce: ora era Cristo stesso la vera luce, la stella del mattino che non tramonta mai». I Magi «si prostrarono e lo adorarono». Non un omaggio formale, ma l’adorazione vera, il riconoscimento che davanti a loro c’era Dio fatto uomo.

Pensiamo all’umiltà di questi sapienti: venivano da lontano, erano uomini di cultura e di prestigio, eppure si inginocchiano davanti a un bambino povero che è nato in una stalla, una grotta. Non si scandalizzano della povertà, non dubitano, non chiedono segni più eclatanti. Credono. Quanta differenza con chi oggi dice: “Crederei se Dio si manifestasse in modo chiaro, se facesse miracoli evidenti”! I Magi ci insegnano che Dio va riconosciuto con gli occhi della fede, non con le pretese della ragione calcolatrice.

E poi i doni: «oro, incenso e mirra». Non sono regali casuali, ma ciascuno ha un profondo significato. L’oro è il metallo dei re: i Magi riconoscono in quel bambino il Re dell’universo. Non un re come gli altri, non un dominatore, ma il Re che regna dal legno della croce, il Re il cui trono è il cuore degli uomini. Quando noi scegliamo di seguire Cristo, lo riconosciamo come nostro Re, gli consegniamo la signoria della nostra vita.

L’incenso è la resina preziosa che si brucia nel culto divino, il cui fumo sale verso il cielo: è il riconoscimento della divinità di Cristo. Quel bambino è Dio, è il Figlio dell’Altissimo fatto carne. Offrire l’incenso significa riconoscere che solo Dio merita la nostra adorazione, che niente e nessuno può prendere il suo posto. Quanti idoli invece costruiamo: il successo, il denaro, l’immagine, il potere! L’incenso ci ricorda che solo Dio è Dio.

La mirra è la sostanza aromatica usata per ungere i corpi dei defunti: profetizza la passione e la morte di Cristo. San Gregorio Magno dice che «i Magi, offrendo la mirra, riconobbero in quel bambino colui che avrebbe dato la vita per noi». È il dono più inquietante, perché ci ricorda che seguire Cristo significa anche abbracciare la croce, morire a se stessi, accettare le sofferenze che la vita comporta.

Il Vangelo conclude dicendo che i Magi «per un’altra strada fecero ritorno al loro paese». Chi incontra veramente Cristo non può più tornare per la stessa strada: la vita cambia, le priorità cambiano, lo sguardo cambia. I Magi tornarono a casa diversi, portando nel cuore la luce di quel bambino. Anche noi, ogni volta che ci accostiamo al Signore nell’Eucaristia, nella preghiera, nella carità, siamo chiamati a tornare “per un’altra strada”, a vivere diversamente, a essere luce per gli altri.

E in tutto questo cammino, chi ci accompagna? Maria, la Madre. I Magi trovarono «il bambino con Maria sua madre». Non si può arrivare a Gesù senza passare per Maria. Lei è la stella del mattino che ci precede, lei è la madre che ci prende per mano quando la strada si fa difficile, quando la nostra fede vacilla, quando la nostra speranza quando si affievolisce, quando il nostro amore si raffredda.

Affidiamoci a Lei e chiediamoLe la grazia di essere cercatori autentici, di non accontentarci delle stelle false che il mondo ci offre, ma di avere il coraggio di adorare Cristo, vera Luce del mondo e Stella che mai tramonta. Amen!


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