Domenica 11 Gennaio (FESTA – Bianco)
BATTESIMO DEL SIGNORE (ANNO A)
Is 42,1-4.6-7 Sal 28 At 10,34-38 Mt 3,13-17
Di sr Miriam Monastero di Lovere🏠home
Il racconto del Battesimo del Signore, che la liturgia quest’anno propone nella versione del vangelo di Matteo, ci rivela il mistero della figliolanza divina di Gesù, la sua investitura messianica da parte del Padre dei cieli svelandoci l’intima adesione di Gesù al volere di Dio, nella piena solidarietà con il suo popolo, l’umanità intera. Nei racconti dell’infanzia Gesù è stato una protagonista passivo, ora agisce in prima persona, e compie una scelta precisa con la quale dà inizio alla sua vita pubblica. Pur essendo il solo giusto e il solo santo, egli si mette in fila con coloro che vanno a ricevere da Giovanni il battesimo di penitenza, che si distingueva dalle abituali abluzioni religiose perché era un invito al riconoscimento dei propri peccati, alla conversione. Come è possibile che il Messia annunciato da Giovanni stesso si sottoponga ad un rito di purificazione in vista di un cambiamento di vita? Sembrerebbe esserci una contraddizione tra l’identità di Gesù e il suo venire a farsi battezzare in mezzo ai peccatori.
Matteo, diversamente dagli altri evangelisti, ci riporta un dialogo tra Gesù e Giovanni, in cui quest’ultimo appare esitante a battezzare Gesù: «Io ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni a me?». Al Battista Gesù dà una risposta precisa: «Lascia per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia». (v. 17) Queste sono le prime parole che Gesù pronuncia nell’Evangelo secondo Matteo e hanno una certa rilevanza nella rivelazione della sua identità. Il verbo compiere /adempiere, come anche il sostantivo giustizia sono termini caratteristici di Matteo. Per Matteo Gesù è colui che viene a compiere ogni giustizia, cioè la volontà del Padre, le sue promesse, tutto ciò che le Scritture avevano profetizzato. «Non crediate che io sia venuto ad abolire la legge e i profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento» (Mt 5,17). Inoltre, pare significativo che Gesù non dica “che io adempia ogni giustizia” ma “che adempiamo”. Se evidentemente egli si rivolge a Giovanni possiamo anche supporre che in questo adempimento Gesù preveda il coinvolgimento dei credenti in lui, come esprimerà in seguito nel discorso della montagna e in tutta la sua vita. Compimento che condurrà anche i suoi discepoli sulla via dell’amore umile, gratuito, misericordioso: «Io vi dico infatti: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli» (Mt 5,20).
Al v. 16 Matteo scrive «Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua». Più esattamente la traduzione è Gesù salì dall’acqua. Questa immagine evoca gli eventi della storia della salvezza: dell’uscita della terra dal caos delle acque in Genesi 1, ma anche l’uscita del popolo di Israele dal Mar Rosso, e ancora la risalita dal Giordano per entrare nella terra promessa delle tribù d’Israele guidate da Giosuè. Gesù esce/sale dall’acqua non per andare verso la terra, ma verso il cielo che ora si apre davanti a lui e dal quale riceve lo Spirito di Dio: Racconta infatti l’evangelista che Gesù salì dall’acqua «ed ecco si aprirono per lui i cieli». v.16 Questo è il luogo nel quale Gesù entra. Non la terra di Canaan, ma il cielo aperto della comunione con il Padre. Questo cielo aperto è anche per noi la vera terra promessa nella quale il Signore Gesù ci introduce, attraverso quelle acque del Giordano che sono le acque del nostro Battesimo.
«[Gesù] Vide lo Spirito di Dio discendere come colomba»: diverse sono le interpretazioni di questo simbolo. Secondo alcune tradizioni ebraiche, che vedevano una colomba nello Spirito di Dio che aleggiava sulle acque primordiali, si ritiene che la colomba richiami la nuova creazione che ha luogo con il Battesimo di Gesù. Il culmine del racconto non sta però nella visione di Gesù, ma nella voce dall’alto: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento» v.17. Questa voce è una parola di rivelazione in cui si intrecciano diversi riferimenti biblici: il servo del Signore del secondo Is, il re messia del salmo 2 e il figlio amato, Isacco, nell’episodio del sacrificio di Abramo. Tutte figure che ci permettono di avvicinarci al mistero di Gesù e che alludono a una dimensione di rifiuto, di sofferenza, di passione e di esaltazione.
Il Battesimo al Giordano costituisce il preludio della manifestazione di Gesù che avrà ulteriore sviluppo nella Trasfigurazione e compimento nell’evento della passione-risurrezione e glorificazione del Signore. Il manifestarsi del Figlio, del Padre, dello Spirito in forma di colomba preannuncia il mistero di Dio Trinità che si svelerà lungo tutto il cammino della vita di Gesù, Questo inizio trinitario si collega con la conclusione del vangelo di Matteo in cui il Risorto invia i suoi discepoli nel mondo: «Andate e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo». Mt 28,19




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