Sr Maria Chiara Lectio II DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

Domenica 18 Gennaio (DOMENICA – Verde)
II DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)
Is 49,3.5-6   Salmo 39   1Cor 1,1-3   Gv 1,29-34

Di Sr Maria Chiara Monastero di Milano🏠home

Con la festa del Battesimo del Signore, domenica scorsa, si è chiuso il tempo di Natale, un tempo in cui la liturgia ci ha portati a contemplare il mistero della manifestazione di Gesù come il Cristo, l’Emmanuele, il Dio-con-noi. Il Natale ci ha comunicato il primo grande segno di Gesù con la sua incarnazione; l’Epifania ci ha fatto contemplare la sua manifestazione alle genti e il Battesimo la rivelazione nello Spirito della sua identità di Figlio e della sua missione di salvatore. Il Vangelo di questa II Domenica del tempo ordinario, attraverso la figura di Giovanni Battista, ci fa proseguire il cammino accompagnandoci nel movimento di ricerca del volto di Dio e nella sequela del Cristo.

Il brano si trova al capitolo primo del vangelo secondo Giovanni, dopo il solenne prologo risuonato più volte nella liturgia del tempo natalizio e dopo la presentazione del Battista come testimone e voce di colui che grida nel deserto. L’episodio è ambientato a Betania, al di là del Giordano, dove Giovanni sta battezzando. Precisamente in questo contesto il Battista vede Gesù venire verso di lui. L’approssimarsi di Gesù comunica tutto il suo desiderio di incontrare l’uomo e di lasciarsi incontrare, proprio là dove l’umanità si mette in fila per ricevere il battesimo confessando il proprio peccato. Giovanni immediatamente riconosce in Gesù l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo. L’espressione “agnello di Dio” rimanda inequivocabilmente alla pasqua, all’agnello pasquale innocente e mansueto, immolato, colui che prende su di sé il peccato del mondo. L’espressione al singolare, il peccato, è inclusiva di tutti i peccati che l’uomo commette.

È interessante che nel brano, per ben due volte, ricorra l’affermazione del Battista: Io non lo conoscevo. Che cosa significa? Giovanni sapeva certamente di Gesù, tanto da indicarlo ai suoi discepoli e da definire se stesso in relazione a lui: un uomo che è avanti a me perché era prima di me. Eppure afferma di non conoscerlo e sostiene di battezzare nell’acqua perché il Cristo venga manifestato a Israele. Questa affermazione ribadita due volte vuole richiamare l’attenzione del lettore e portarlo a considerare la differenza tra sapere e conoscere. Giovanni sapeva chi fosse Gesù, ma ancora non lo conosceva. La conoscenza presuppone un coinvolgimento, una relazione. Significa non solo sapere qualcosa, ma averne fatto esperienza. Giovanni ci indica che quello del battesimo di Gesù è il momento in cui egli ha potuto conoscerlo, perché è il momento in cui egli è stato manifestato a Israele. Il Battista si rivela profeta, e dalle sue parole comprendiamo come l’attività di battezzatore fosse la missione alla quale era stato inviato. Egli era in attesa di vedere lo Spirito discendere e rimanere sull’uomo di Dio. Lo Spirito che egli vede su Gesù è il segno del suo essere colui che battezza nello Spirito Santo: la manifestazione dello Spirito, che conferma l’indicazione ricevuta da Giovanni da parte di colui che lo aveva inviato, attesta che Gesù è il Figlio di Dio. Il vedere di Giovanni non può che portare al testimoniare. Ora Giovanni lo conosce e ora può indicarlo ai discepoli venuti per ricevere da lui il battesimo in acqua; egli vive in pienezza la sua missione di battezzatore, di profeta, di testimone.

Questo brano di vangelo diventa anche per noi una provocazione:

Posso dire di conoscere il Signore, di aver fatto esperienza di lui e della sua presenza?

Mi sento testimone, chiamato a riconoscere e indicare Gesù come il Figlio di Dio?

Riconosco la presenza e l’operazione dello Spirito Santo nella mia vita?


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