Venerdì 30 Gennaio (Feria – Verde)
Venerdì della III settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)
2Sam 11,1-4.5-10.13-17 Sal 50 Mc 4,26-34
Di S.B. Card. Pizzaballa🏠home
Ogni evangelista dà inizio al tempo del ministero pubblico di Gesù con un portale di ingresso, una chiave di lettura che aiuta il lettore a porsi la domanda fondamentale di tutto il testo: chi è Gesù? Che cosa è venuto a fare? Di cosa parla questo racconto che ora ha inizio?
Così Luca, con l’episodio nella sinagoga di Nazaret (Lc 4,16-30), fa intuire che Gesù è il profeta unto di Spirito, inviato a portare il lieto annuncio della salvezza ai poveri e agli esclusi. Sarà rifiutato, proprio come accade a Nazaret; ma non sarà questo rifiuto a fermare il suo cammino.
Marco è, tra tutti, il più conciso: “Il tempo è compiuto, il Regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo” (Mc 1,15). Il suo è l’annuncio del compimento definitivo del dono di Dio, che richiede una risposta urgente da parte dell’uomo: è il tempo per tutti della conversione e della fede.
Anche Giovanni, a modo suo, ha un manifesto programmatico dell’opera del Signore. È un manifesto narrativo, per cui Giovanni costruisce una settimana inaugurale (Gv 1,19-2,11), che inizia con la testimonianza del Battista e culmina con le nozze di Cana. È il racconto di una nuova creazione, che passa attraverso la nascita di una nuova, piccola comunità di credenti, riunita intorno all’unico Sposo, il Cristo, Colui che ha conservato fino ad ora il vino della festa.
Il brano di oggi (Mt 4,12-23) ci mostra quale sia la chiave di lettura con cui l’evangelista Matteo scrive il suo Vangelo.
Matteo dà grande rilievo al luogo dove la missione di Gesù ha inizio (Mt 4,13): dice infatti che Gesù lascia Nazaret e si ritira a Cafarnao. Matteo non si ferma qui, ma aggiunge alcuni dettagli, sempre relativi al luogo dove si sta svolgendo la vicenda: Cafarnao è sul mare, ed è nel territorio di Zabulon e di Neftali.
Il temporeggiare di Matteo su questi elementi spaziali ha uno scopo preciso: introdurre la lunga citazione del profeta Isaia (Is 8,23-9,1) che parla proprio di questo stesso territorio.
Il testo appartiene al cosiddetto “libro dell’Emmanuele” (Is 7–12), un insieme di oracoli nati in un periodo drammatico, in un tempo di guerra. L’Assiria, potenza dominante, stava avanzando verso sud, e i primi territori ad essere invasi e devastati furono proprio Zabulon e Neftali, le tribù del nord. Quelle regioni furono le prime a cadere, le prime a essere deportate, le prime a conoscere la “tenebra” dell’occupazione.
Dunque, una terra martoriata. Ma non solo. Il territorio che l’evangelista Matteo si sofferma a descrivere ha altre due caratteristiche: è la Galilea delle genti, terra di confine, terra marginale, terra dove convive gente “mista”, e quindi anche “impura” secondo le logiche della religiosità tradizionale. Ed è anche una terra di passaggio: è “sulla via del mare”, luogo di passaggio, luogo in movimento, e quindi necessariamente aperto e accogliente.
Ebbene, Gesù va ad abitare esattamente lì. Ed è Lui quella luce promessa da Isaia, una luce che si accende proprio nello stesso luogo dove la storia aveva conosciuto il buio più profondo, dove più dolorose e tenebrose erano state le sue ferite. La luce non evita dunque le zone d’ombra: al contrario le attraversa e le trasforma.
Ma come le trasforma? In che cosa? La luce entra nelle zone d’ombra e le trasforma in luoghi di relazione o, meglio, di vocazione.
In questa terra di sofferenza e di confine, infatti, Gesù agisce in due modi. Il primo è quello di annunciare che il regno dei cieli è vicino (Mt 4,17). Gesù non annuncia se stesso, ma annuncia il Regno di Dio (Mt 4,17.23) che si fa presente con la sua forza di guarigione e di riconciliazione, e che porta con sé la possibilità per tutti di una vita nuova.
A ciascuno viene chiesto non tanto uno sforzo morale, ma un cambiamento di direzione, un’apertura del cuore ad accogliere il dono.
Di questo cambiamento, un esempio ci viene subito donato attraverso la chiamata dei primi discepoli (Mt 4,18,22): nel “manifesto programmatico” del ministero di Gesù c’è già la Chiesa. Da subito Gesù non è solo e non farà tutto da solo. Chiama persone semplici, che partecipano al diffondersi di questa luce semplicemente lasciando un modo di vivere che avevano impostato dentro i limiti delle loro possibilità e del loro pensiero.
E lasciano la loro vita di prima solo per aprirsi a qualcosa di nuovo, di ancora sconosciuto, ma che ha già l’orizzonte dell’universalità e della missione, perché la salvezza possa raggiungere ogni uomo.




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