Bettina ed Emiliano Panzavolta”SCEGLIAMO DI FIDARCI DI UNA LUCE CHE CI GUIDA”

Domenica 25 Gennaio (DOMENICA – Verde)
III DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO o della Parola di Dio (ANNO A)
Is 8,23-9,3   Sal 26   1Cor 1,10-13.17   Mt 4,12-23

di Bettina ed Emiliano Panzavolta🏠home

Il brano del Vangelo di domenica 25 gennaio ci conduce all’inizio della vita pubblica di Gesù, in un passaggio carico di significato spirituale. Dopo l’arresto di Giovanni il Battista, Gesù si ritira in Galilea e va ad abitare a Cafarnao, una terra di confine, lontana dai centri religiosi più importanti.

Matteo legge questo gesto come compimento della profezia di Isaia: «Il popolo che abitava nelle tenebre vide una grande luce».

Non è un dettaglio secondario: Dio sceglie di iniziare proprio da lì, da un territorio di frontiera, un luogo in cui si mescolavano credenze e riti, culture e lingue, a riprova del fatto che la salvezza non è destinata solo a un popolo privilegiato, ma a tutti.

Le tenebre di cui parla il Vangelo non sono soltanto quelle storiche o sociali. Sono anche le nostre: la paura del futuro, la fatica delle relazioni, il senso di smarrimento che talvolta attraversa le famiglie. In ogni casa, accanto all’amore e alla dedizione, trovano spazio anche incomprensioni, silenzi, stanchezze. È in queste zone d’ombra che il Vangelo annuncia una luce. Non una luce abbagliante che giudica, ma una presenza che rischiara e accompagna.

Il primo annuncio di Gesù è semplice e decisivo: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino». Convertirsi significa cambiare sguardo, lasciarsi illuminare, accogliere una vicinanza di Dio che precede ogni merito.

Nella vita familiare la conversione prende spesso la forma di scelte piccole, ma concrete: ricominciare dopo un litigio, ascoltare davvero, rinunciare a imporre il proprio punto di vista, educare con pazienza anche quando costa.

Subito dopo l’annuncio, arriva la chiamata. Gesù incontra uomini immersi nel lavoro di ogni giorno, mentre gettano o riparano le reti. Sono pescatori, identificati come noi da ciò che fanno. Ma lo sguardo di Gesù è diverso, vede oltre, sa leggere oltre l’apparenza e chiede loro di fidarsi: «Venite dietro a me».

La chiamata nasce nella normalità e la trasfigura. Lasciare le reti, la barca, il padre per i discepoli è un gesto radicale. Per noi può significare lasciare abitudini che chiudono, egoismi, sicurezze apparenti. Significa scegliere di fidarsi di una luce che guida i passi, anche quando il cammino non è chiaro.

Il brano si conclude con Gesù che percorre la Galilea insegnando, annunciando e guarendo: una luce in movimento. Accoglierla nella propria vita e nella propria famiglia significa permettere a Cristo di camminare con noi e renderci, a nostra volta, riflesso della sua luce nelle tenebre del mondo.


Lascia un commento