fra Damiano Angelucci”Convertire la moneta vecchia”

Domenica 1 Febbraio (DOMENICA – Verde)
IV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)
Sof 2,3; 3,12-13   Sal 145   1Cor 1,26-31   Mt 5,1-12

Di fra Damiano Angelucci🏠home

La Chiesa di Cristo, nel nome del suo capo e fondatore, ha sempre lottato per alleviare le sofferenze, le ingiustizie e le miserie degli uomini di tutte le generazioni; certamente a volte con poca efficacia e altre con scarsa coerenza. Eppure proprio lui, Gesù proclamò all’inizio del famoso discorso della montagna che occupa ben 3 capitoli del vangelo di Matteo, la felicità per chi soffre ingiustizia e persecuzione, la felicità per coloro che sono afflitti, oltre alla felicità per chi sarà stato capace di tradurre il messaggio dell’amore di Dio nella mitezza, nella misericordia e nella purezza dei pensieri e delle parole.
Gesù ha davanti a se delle folle e mentre parla ai discepoli prende coscienza delle situazioni di dolore, di prova, di oppressione in cui molti di quelle persone si trovavano. Gesù non fa una teoria sulla bellezza del dolore e del subire ingiustizia, ma, avendo davanti a sé dei volti concreti, annuncia la certezza che con la sua persona e nella sua presenza, Dio Padre ha inaugurato un nuovo ordine di valori, e ha messo fuori corso i valori del vecchio mondo: la prepotenza, l’arrivismo, l’affermazione di sé a tutti i costi.

Proviamo a ricordare quando poco più di 20 anni fa fu introdotto l’euro: per un certo periodo Lira e Euro poterono circolare insieme, ma poi da un certo momento in poi le lire sono divenute carta straccia, o al massimo roba da collezione. L’esempio forse è debole, ma voglio dire: ancora per poco le valute mondane quali, ricchezza, prestigio, potere hanno libero corso e convivono con il messaggio evangelico.

Ma attenzione! Da quando Gesù nel suo atto d’amore supremo della croce ha introdotto nel cuore dell’umanità la forza dirompente della misericordia divina, quelle cose hanno i giorni e le ore contate: chi ha investito energie, tempo e fatica per accumularle si troverà a non possedere nulla. Beati quelli, invece, che soccorrendo chi è prostrato nel dolore, e in ogni possibile afflizione, sono capaci di affermare nei fatti la vicinanza del regno dei cieli, vale a dire l’amore di Dio che sta diventando criterio unico per vivere nel mondo nuovo, quel mondo di cui per ora abbiamo solo qualche anticipo.


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