don Giorgio Lise”Lui è la nostra beatitudine”

Domenica 1 Febbraio (DOMENICA – Verde)
IV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)
Sof 2,3; 3,12-13   Sal 145   1Cor 1,26-31   Mt 5,1-12

Di don Giorgio Lise🏠home

Dio entra nella vita di una persona; proprio per questo è beata

Oggi è la Giornata per la Vita che la Chiesa italiana celebra ormai da 48 anni: all’indomani dell’entrata in vigore della legge sull’aborto, la Chiesa italiana non ha organizzato manifestazioni di protesta nelle piazze italiane, ma – rivolgendosi alle coscienze – ha indetto la “Giornata per la Vita”, mentre qualche anno prima era nato il Movimento per la Vita, promotore dei Centri di Aiuto alla Vita. Insomma: una serena, decisa e pacifica reazione di amore per la vita, di fronte a scelte che erano – e sono – una sconfitta per tutti.

Alla luce della Parola evangelica, noi avvertiamo che il Signore oggi ci indica la strada da percorrere per una vita davvero “beata”: la via delle Beatitudini.

1. Le Beatitudini evangeliche sono una via che ci sconcerta. Gesù ci dice che la beatitudine, la felicità, la gioia, corrispondono esattamente al contrario di ciò che noi consideriamo fonte di benessere: ricchezza, forza, calcolo, scaltrezza, arroganza. È chiaro che Gesù non esalta una visione di cattolicesimo rassegnato e perdente, che troppe volte vediamo intorno a noi; non ci dice che, se le cose vanno male, se sono povero, se subisco violenza, se provo dolore e piango, sono immensamente fortunato; Dio non ama il dolore e Gesù stesso, per quanto gli è stato possibile, ha combattuto la sofferenza, guarendo i malati e, addirittura, facendo tornare in vita i morti.

2. Chiediamoci allora in che cosa consiste la beatitudine evangelica. La “beatitudine” è un modo di dire usato dai profeti e anche da Gesù per proclamare solennemente che Dio sta per intervenire a favore di una particolare categoria di persone. Non è dunque paragonabile alle parole di augurio che ci scambiamo fra noi nelle varie circostanze della vita: queste infatti esprimono solo desideri umani. La “beatitudine evangelica” afferma invece una certezza: Dio entra nella vita di una persona la quale, proprio per questo, è beata.

In altre parole, Gesù ci sta dicendo che la beatitudine consiste nel fatto che l’intervento di Dio colma il cuore di chi è affranto, povero, oppresso, perseguitato, o di chi si impegna a favore della pace e della giustizia subendo rifiuti, violenza ed emarginazione. Questa è la novità sconcertante del Vangelo: è la presenza di Dio che rende beati, non le vicende della vita. E solo chi si pone sotto l’amore preferenziale di Dio sta nella vera beatitudine.

3. Dunque: il Signore ci proclama beati non perché ci troviamo in una particolare situazione sociale precaria di povertà, di malattia, di vecchiaia, di debolezza, addirittura di persecuzione… – potrebbe sembrare anche una presa in giro! – ma beati per il fatto che Dio entra nella nostra vita secondo il suo stile che è quello di privilegiare proprio coloro che, accettando e riconoscendo la propria povertà e debolezza, si aprono a Lui e lo accolgono. È un po’ quello che ci chiede di fare il profeta Sofonia nella prima lettura quando invita tutti i poveri a “cercare il Signore”, perché in Lui sta la sicurezza, il rifugio, la beatitudine. Anzi, Lui è la nostra Beatitudine.

Così il Vangelo delle Beatitudini ci assicura che Dio, in Gesù, entra dentro la nostra storia di debolezza per confondere i forti e i sapienti e renderci “beati”, facendoci pregustare fin d’ora la beatitudine definitiva in Dio, “bene infinito e nostra eterna felicità”.

Abbiamo detto che fin d’ora “pregustiamo”: e perché non far pregustare questa Beatitudine a chi incontriamo? Don Tonino Bello, indimenticato vescovo di Molfetta, racconta di un bambino che, volendo dare una definizione del vescovo, disse, probabilmente a seguito di una visita dello stesso nella sua parrocchia: “il Vescovo è quello che fa suonare le campane”. Chiediamo al Signore di essere capaci tutti i giorni di “mostrare” la nostra beatitudine evangelica: sarebbe bello sentir dire di noi cristiani: sono “quelli che fanno suonare le campane”, le campane della gioia di Pasqua, le campane della speranza che non delude.


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