Domenica 8 Febbraio (DOMENICA – Verde)
V DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)
Is 58,7-10 Sal 111 1Cor 2,1-5 Mt 5,13-16
Di ito Romano – Quinta Domenica del Tempo Ordinario – 8 febbraio 2026
Is 58,7-10; Sal 112; 1 Cor 2,1-5; Mt 5,13-16
Rito Ambrosiano
Is 66,18b-22; Sal 32; Rm 4,13-17; Gv 4,46-54
1) Per evitare una vita insipida e monotona.
Nel Vangelo di questa domenica il Redentore dice ai suoi discepoli e a noi: «Voi siete il sale della terra… Voi siete la luce del mondo». Con questi paragoni, il Messia vuole trasmettere ai suoi discepoli di ogni tempo un senso di missione e di testimonianza. Il sale, nella cultura mediorientale, evoca valori diversi come l’alleanza, la solidarietà, la vita e la sapienza. La sapienza riassume in sé gli effetti benefici del sale e della luce: infatti, i discepoli del Signore sono chiamati a dare nuovo «sapore» al mondo, e a preservarlo dalla corruzione con la sapienza di Dio, che risplende pienamente sul volto del Figlio perché Egli è la «luce vera che illumina ogni uomo» (Gv 1,9). Uniti a Lui, i cristiani possono diffondere in mezzo alle tenebre dell’indifferenza e dell’egoismo la luce dell’amore di Dio, vera sapienza che dà senso all’esistenza e all’agire degli uomini.
Dunque, il sale della terra e la luce del mondo è Gesù Cristo. Perché Cristo Gesù sa di Dio, ha il sapore di Dio. Questa immagine, così quotidiana, concreta e saporita, è bellissima. Gesù sa di Dio, ha il sapore forte ma anche dolce di Dio. E il sapore di Cristo Gesù è il sapore di Dio, che si contrappone al sapore del mondo. Con uno sviluppo dell’immagine, direi che qui il sapore diventa profumo, fragranza. San Paolo [1] dice che ci sono un profumo di vita e un odore di morte che si oppongono e si confrontano. Il discepolo, dunque, partecipando a Cristo Gesù e per il dono di Cristo Gesù, ha questo sapore e questa sapidità, grazie ai quali può dare sapore al mondo intero.
È anche l’invito che Papa Leone XIV ha rivolto ai giovani nell’incontro tenutosi nelle giornate a loro dedicate nel Giubileo 2025: «Voi siete il sale della terra. Voi siete la luce del mondo». E oggi le vostre voci, il vostro entusiasmo, il vostro grido, che sono tutti per Gesù Cristo, giungeranno fino ai confini della terra. […] il mondo ha bisogno di messaggi di speranza; voi siete questo messaggio, e dovete continuare a dare speranza a tutti».
Con queste parole, riprendendo quelle di Cristo, il Santo Padre ha affidato soprattutto ai giovani, ma non solo a loro, una grande missione: «Tornate a casa portando luce, sapore e speranza dove siete. “Voi siete il sale della terra. Voi siete la luce del mondo”. E oggi le vostre voci, il vostro entusiasmo, le vostre grida, che sono tutte per Gesù Cristo, saranno ascoltate fino ai confini della terra… Il mondo ha bisogno di messaggi di speranza; voi siete questo messaggio, e dovete continuare a dare speranza a tutti». Sulla strada indicata da Gesù il Papa ci invita a portare speranza, sapore e luce al mondo.
La luce di cui parla Gesù nel Vangelo è quella della fede, dono di Dio che viene a illuminare il cuore e a illuminare l’intelligenza. «Dio, che disse: “Rifulga la luce dalle tenebre”, rifulse anche nei nostri cuori, per far risplendere la conoscenza della gloria divina che risplende sul volto di Cristo » [2] . Per questo le parole di Gesù assumono un risalto straordinario quando spiega la sua identità e la sua missione: «Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita».
L’incontro personale con Cristo illumina la vita di luce nuova, ci pone sulla retta via e ci impegna ad essere suoi testimoni. Il modo nuovo, che ci viene da Lui, di guardare il mondo e gli uomini ci fa penetrare più profondamente nel mistero della fede, che non è solo un insieme di affermazioni teoriche da accogliere e ratificare con intelligenza, ma un’esperienza da assimilare, una verità da vivere, sale e luce di tutta la realtà (cfr S. Giovanni Paolo II, Veritatis splendor, 88).
2) Martiri, fiaccole di luce e granelli di sale.
Gli imperatori romani mettevano “in scena” i cristiani perché la loro morte divertisse il popolo, ma i cristiani entravano “in scena” non come attori, ma come martiri sapendo di essere uno spettacolo per gli angeli, per il mondo [3] e per Dio. Non dimentichiamolo: “gli occhi [di Dio] sono sempre sui giusti” [4] , perciò Egli pone il suo sguardo prima sui martiri, il cui sangue è stato ed è seme di altri cristiani [5] , offerta di libertà e segno di speranza che diventa realtà.
I martiri , infatti, sono per eccellenza sale e luce del mondo. Certo, sono stati eroici, ma anche noi siamo chiamati a essere testimoni (la parola greca “martire” significa testimone), senza preoccuparci di fare chissà quali cose. Non si tratta di fare cose straordinarie. È questione di sale, di essere sale che condisce. Il sale è la capacità di soffrire, segno dell’Alleanza. Il sale mostra una fede adulta, che non fugge davanti alla croce, che ha pazienza nella sofferenza, che ne comprende il senso, che vede, trasfigurata nella morte, la risurrezione e la vita.
Il metodo della testimonianza cristiana è dettato e illustrato dal cuore di Cristo che, trafitto, risponde immediatamente con sangue e acqua, con un amore che va fino in fondo. Per questo, il paradigma e il compimento della testimonianza cristiana è il martirio. Il martirio contraddice la logica del mondo, perché il martire risponde alla paura della morte che odia la vita con un amore per la vita che non teme di morire per essa. La vita del martire è Cristo risorto, Cristo che ha vinto la morte e il peccato. Il martirio oggi, come sempre, è la più grande rivoluzione culturale che si possa realizzare. Il martire, di per sé, è un testimone eliminato, un testimone soppresso. Ma nella logica della croce, l’eliminazione accentua la potenza della testimonianza e l’espressione della carità. Il martire cristiano è proprio icona del cuore di Cristo che, odiato e trafitto, eccede nella carità del perdono, del dono della vita e della misericordia. Il martire diventa così testimone non solo dell’amore di Cristo, ma dell’eccesso di questo amore, in una sovrabbondanza di carità, di gratuità, che trabocca il limite della morte e dell’odio.
Guardiamo il più costantemente possibile a Cristo sulla Croce e, se non stiamo accanto alla Croce come Maria e Giovanni, “almeno” abbracciamo i piedi della Croce del Salvatore come fece la Maddalena, finché non ci lasciamo trasformare in Lui, finché Egli non vive in noi.
La nostra vita quotidiana, con l’accettazione della croce quotidiana, lima, pota, taglia ciò che in noi è di ostacolo alla nostra adesione a Lui. Per questo, proprio nelle debolezze, nelle difficoltà e nei fallimenti si compie in noi la missione per cui siamo nati. Proprio quando non siamo nulla, la potenza di Dio esplode in noi. Non disprezziamo allora nulla delle nostre sofferenze, angosce, fallimenti e fragilità. È in quei momenti che siamo sale, luce e lievito. Lo siamo perché siamo ciò che siamo: povera argilla nelle mani creative di Dio. Tutto ciò che serve è un abbandono totale e costante all’amore di Dio che opera in noi, affinché Dio possa, attraverso le nostre piccole o grandi sofferenze, accendere la luce per il mondo.
Gesù parla in modo semplice, parte da esperienze quotidiane comprensibili a tutti e, per questo, usa anche le immagini del sale e della luce. Il sale, a quei tempi, permetteva di conservare il cibo nel tempo; era simbolo di fedeltà e continuità; la luce rendeva possibile la vita, ne era il simbolo.
3) Identità cristiana.
«Voi siete il sale… voi siete la luce…». Gesù annuncia innanzitutto la nuova identità donata da Dio a chi lo ascolta e lo segue. I suoi discepoli e tutti i cristiani sono, non per loro scelta o merito, luce e sale per tutta l’umanità.
In questa identità di cristiani è inscritto un compito, una missione, non come un dovere aggiunto dopo o dall’esterno, ma come conseguenza naturale di ciò che siamo. Come lo è per il sale e la luce, così siamo per il mondo intero segno che Dio esiste ed è Padre, e che Cristo è la Luce incarnata, che dona all’uomo la luce degli occhi e del cuore.
Dicendo ” Voi siete il sale della terra”, Gesù ci dice che la natura umana corrotta dal peccato è diventata insipida, ma attraverso il nostro ministero di testimonianza, la grazia dello Spirito Santo rigenererà e preserverà il mondo. Per questo motivo, il Salvatore ci insegna le virtù delle Beatitudini, quelle più necessarie e più efficaci per noi che vogliamo assomigliare a Lui. Chi è mite, umile, misericordioso non rinchiude in sé le buone opere che ha compiuto. Anzi, fa sgorgare queste meravigliose sorgenti anche per il bene degli altri. Chi ha un cuore puro, è costruttore di pace e soffre persecuzioni a causa della verità; è colui che dedica la propria vita al bene di tutti. Se ci sciogliamo come il sale, diamo sapore alla vita del mondo e costruiamo una cultura della vita e una civiltà dell’amore.
Quando il sale si scioglie nel cibo, gli conferisce sapore. Quando Cristo muore, l’umanità si riconcilia con Dio, che dà senso alla vita, che allora assume pienezza di significato e sapore, insieme a una direzione sicura.
Il cristiano che diventa testimone e quindi martire, non si ribella di fronte alla sofferenza e all’ingiustizia che subisce. Da lui il mondo riceve un segno credibile di vita eterna (infatti non si può accettare la morte se non si ha in sé la pienezza della vita) e l’opera e l’azione di ogni uomo vengono purificate. La vita cristiana diventa una liturgia in cui, attraverso di essa, Cristo offre gli uomini a Dio dopo averli illuminati e purificato le loro azioni .
4) Martire, luce che rende testimonianza alla Luce.
È vero: sembra che la violenza, il totalitarismo, la persecuzione e la brutalità cieca si dimostreranno più forti, mettendo a tacere la voce dei testimoni della fede che possono apparire come gli sconfitti della storia. Ma Gesù risorto illumina la nostra fragile testimonianza e ci fa comprendere il significato del martirio.
Nella sconfitta e nell’umiliazione di chi soffre a causa del Vangelo, agisce una forza che il mondo non conosce: «Quando sono debole – dice l’apostolo Paolo – è allora che sono forte» (2 Cor 12,10).
È il potere dell’amore, indifeso e vittorioso anche nella sconfitta. È la forza che sfida e trionfa sulla morte.
«Voi siete la luce del mondo». Lo ha detto Gesù ai suoi discepoli e lo ripete a noi, suoi discepoli di oggi. Non si è luce se non si è nell’amore: « Chi ama il proprio fratello rimane nella luce» dice San Giovanni, e se siamo nella luce, questa luce illumina di più i bisogni degli altri. Gesù si identifica con i poveri e per i cristiani questo dà una luce nuova sulla realtà dei poveri. Gesù che pronuncia sul pane le parole: «Questo è il mio Corpo», dice anche dei poveri queste stesse parole: « L’avete fatto a me». Ed è come se dicesse: «Quel mendicante, bisognoso di un po’ di pane, il povero che mi tende la mano, quello sono io». Gesù ci chiede di avere questo atteggiamento: aiutare i bisognosi a essere luce del mondo. In un’umanità dominata dall’indifferenza e dall’egoismo, Gesù ci chiede di amare per essere luce. Insegna che l’amore è tale da illuminare la lampada sul lampione. In un’umanità immersa nel vuoto e che sfida costantemente la morte, il sale è necessario per restituire il sapore e la gioia della vita. Nessuno mangia un cucchiaio di sale, ma lo mette nel cibo per renderlo più saporito. Non dobbiamo amare solo noi stessi e diventare egoisti ed egocentrici, ma dobbiamo mettere il nostro amore negli altri. È con l’amore reciproco che la vita acquista sapore, significato e dona gioia e felicità.
Nell’Antico Testamento il profeta Isaia rivela il modo concreto di essere luce: attraverso una carità ordinata, efficace e concreta che si piega verso i poveri e i sofferenti: « Se toglierai di mezzo a te l’oppressione, il dito accusatore e la parola malvagia, se offrirai il pane all’affamato, se sazierai l’afflitto, allora brillerà fra le tenebre la tua luce, la tua oscurità sarà come il meriggio» ( Is 58,9-10).
Nella luce amica di noi uomini cristiani troviamo la vera luce: la luce della vera vita.
5) Martiri della luce con verginità.
Tutte le nostre luci si accendono nel martirio della Vergine Maria ai piedi della Croce e, naturalmente, nel martirio che ne è stato la fonte: il martirio di Cristo Luce.
Cristo chiama tutti ad essere testimoni di questa vita. Una vita in cui ogni momento, anche il più nascosto, semplice e banale, è un’opera buona e bella di Dio in noi affinché gli uomini, guardandoci, possano dare gloria a Dio e affinché la bestemmia contro il nome di Dio pronunciata da molti di fronte alla morte si converta in benedizione.
In questo le Vergini Consacrate sono di esempio. Offrendo la loro verginità diventano uno speciale ostensorio di Cristo come la Vergine Maria. Queste donne sono martiri sul modello di Maria, Vergine e Madre, perché la verginità non è rinunciare all’amore, ma donarsi completamente all’Amore, a Dio-Carità nel cui cuore tutti sono accolti. Esse mostrano che, vivendo una vocazione verginale, si giunge alla trasfigurazione di sé e delle relazioni con gli altri vissute allo stesso modo in cui le ha vissute la Madonna. Ricordano a tutti i cristiani la loro vocazione a essere dimora intatta di Dio.
Lettura spirituale
“Voi siete il sale della terra… Voi siete la luce del mondo”
DECRETO AD GENTES SULL’ATTIVITÀ MISSIONARIA DELLA CHIESA N. 35-36
Poiché tutta la Chiesa è missionaria e l’opera di evangelizzazione è dovere fondamentale del Popolo di Dio, questo sacro Concilio invita tutti a un profondo rinnovamento interiore, affinché, avendo viva coscienza della propria responsabilità nella diffusione del Vangelo, prestino la loro parte nell’opera missionaria tra le genti. Come membra di Cristo vivo, incorporati a Lui e resi conformi a Lui mediante il Battesimo, la Confermazione e l’Eucaristia, tutti i fedeli sono tenuti a cooperare all’espansione e alla diffusione del suo Corpo, per portarlo quanto prima alla sua pienezza (Ef 4,13).
Pertanto, tutti i figli della Chiesa abbiano viva coscienza della loro responsabilità verso il mondo; coltivino in sé uno spirito veramente cattolico; spendano le loro forze nell’opera di evangelizzazione. E tuttavia, sappiano tutti che il loro primo e più importante dovere per la diffusione della fede è questo: condurre una vita profondamente cristiana. Infatti, il loro fervore nel servizio di Dio e la loro carità verso il prossimo faranno soffiare un nuovo vento spirituale per tutta la Chiesa, che allora apparirà come segno innalzato tra le genti (cfr Is 11,12), «luce del mondo» (Mt 5,14) e «sale della terra» (Mt 5,13). Questa testimonianza di vita buona avrà più facilmente effetto se sarà resa in sintonia con le altre comunità cristiane, secondo le norme del Decreto sull’ecumenismo».
[1] 2 Cor 2,14.
[3] Io credo infatti che Dio ha messo noi, gli apostoli, all’ultimo posto, come condannati a morte, poiché siamo diventati spettacolo al mondo, agli angeli e agli uomini» (1 Cor 4, 9).
[4] Tel. 33/34, 16
[5] Scrive Tertulliano: «Ci moltiplichiamo ogni volta che siamo mietuti da te: il sangue dei martiri è seme di nuovi cristiani» (Apol., 50,13: CCL 1,171).



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