P. Gaetano Piccolo S.J. “Non sa di niente! Il rischio di una vita senza sapore”

Domenica 8 Febbraio (DOMENICA – Verde)
V DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)
Is 58,7-10   Sal 111   1Cor 2,1-5   Mt 5,13-16

Di P. Gaetano Piccolo S.J.🏠home

«Quindi non è calpestato dagli uomini 

chi soffre la persecuzione, 

ma chi diventa scipito perché teme la persecuzione».

Sant’Agostino, Il discorso del Signore dal monte, I,6,xvi

Buttarsi via

Il rischio di buttare via la vita è sempre incombente. Ci buttiamo via quando passiamo la vita a lamentarci senza cominciare mai a vivere veramente, ci buttiamo via quando continuiamo a elemosinare briciole di bene, come se non avessimo mai diritto a essere amati veramente, ci buttiamo via quando ci lasciamo bloccare dalla paura e non arriviamo mai a rischiare per i nostri desideri. 

In quel voi, con il quale Gesù sorprendeva i suoi ascoltatori alla fine delle beatitudini, c’è tutto l’amore di chi vuole scuoterti per dirti di non sprecare la vita. È vero, come per la comunità a cui Gesù sta parlando, anche per noi ci sono le fatiche, la stanchezza, talvolta persino le persecuzioni. C’è l’ingiustizia, c’è la cattiveria che ci piomba addosso. Eppure vale sempre la pena vivere, vale la pena giocarsi. Davanti alle difficoltà, invece, a volte ci spegniamo, gettiamo la spugna, diciamo basta. 

Imparare   

Qual è il senso di questa vita, allora? Gesù ce lo spiega con due immagini forti ed eloquenti: il sale e la luce. È così che si vive la beatitudine: imparando dal sale e dalla luce. Sono due immagini che potremmo definire missionarie, perché portano l’amore oltre i confini del nostro io: sale della terra e luce del mondo. Di per sé sono espressioni insensate, accostamenti audaci, ma servono a dire l’esagerazione dell’amore che si diffonde.

Il gusto

Il sale serve per dare sapore: a cosa serve oggi la tua vita? In molte lingue, sapore e sapere sono termini che hanno un’assonanza, perché la sapienza è proprio la capacità di dare sapore alla vita, la capacità di trovare in ogni cosa il gusto di vivere. Una vita senza sale è una vita senza sapore, ma anche una vita senza senso. 

La misura

Il sale infatti è immagine di prudenza, va usato con moderazione, occorre metterci la quantità giusta. Come ci ricorda sant’Ignazio di Loyola, il Nemico ci inganna su cose buone quando siamo più avanti nel cammino spirituale, ci spinge a esagerare le nostre virtù: una persona con un forte senso del dovere, per esempio, sarà spinta a prendersi tanti impegni fino al punto da non poterli più sostenere; una persona generosa sarà spinta a mettere a disposizione il suo tempo fino al punto da lasciarsi travolgere da un ritmo insostenibile… L’amore ha bisogno di prudenza, proprio come il sale! L’esagerazione non sempre è il segno della sapienza.

Scomparire 

Il sale è immagine dell’amore anche perché dà sapore scomparendo. L’amore non è ingombrante, non cerca visibilità. L’amore è discreto, preferisce essere invisibile. Chi ama cercando sempre di essere riconosciuto e gratificato, probabilmente non ama veramente.

Il sale è immagine dell’amore anche perché fa la differenza: una cosa è un cibo che ha la giusta quantità di sale, un’altra è un cibo senza sale! L’amore vero trasforma la realtà in cui entra e si diffonde. Il discepolo di Gesù è chiamato a fare la differenza, è chiamato a trasformare le realtà che abita. 

Il sale è immagine dell’amore anche perché è sempre per qualcos’altro. Il sale non si mangia da solo. Il suo scopo è dare sapore ad altro, affinché qualcuno possa gustare ciò che mangia. Lo scopo del sale è fuori di sé. L’amore infatti non è mai chiusura nel proprio io.

Per qualcuno

Anche l’immagine della luce è un’immagine dell’amore che si dona: la luce serve per illuminare la via di qualcuno, la luce serve a vedere la strada per evitare i pericoli, la luce permette di viaggiare verso la meta. La vita ha senso quando è vissuta per qualcuno. 

La luce è immagine dell’amore perché, come una lampada a olio, si deve consumare per illuminare. 

I discepoli sono chiamati a vivere così. La logica delle beatitudini, cioè la strada per essere felici, è proprio questa: siamo felici quando impariamo a vivere come il sale e come la luce.

La luce illumina come la città sul monte: chi ama, diventa punto di riferimento, diventa un esempio. Si diventa città sul monte, quando, pur attraversando le difficoltà e le persecuzioni, si rimane fedeli e stabili. La luce, nella cultura giudaica, era simbolo della Legge, che nella sua stabilità illumina la vita del credente, indicando la strada. La luce è anche immagine del Messia che viene e della comunità chiamata a splendere.

Spegnersi 

Questa vita, che ci è stata consegnata ed è come una lampada che deve splendere, a volte la mettiamo sotto un secchio: per paura ci copriamo, nelle difficoltà gettiamo la spugna. Tante persone vivono tutta la vita, mettendosi sotto un secchio, rifiutandosi di vivere. Ma, sotto un secchio, la luce si spegne. Sì, è vero, a volte sono gli altri che ci mettono un secchio addosso perché hanno paura della nostra luce: non permettiamoglielo! Chiediamo a Dio che ci tolga di dosso questo secchio, gridiamo a Lui il nostro desiderio di continuare a splendere.

Artigiani di bellezza

La luce brillerà nelle opere belle (ta kala erga) della nostra vita: il testo del Vangelo di Matteo termina infatti con quest’espressione, che non rimanda al bene in senso moralistico, ma alla bellezza dell’artista. Ciò che importa non sono i successi o la mera correttezza delle azioni, ma l’originalità e la passione con cui creiamo azioni belle con la nostra vita. Siamo tutti chiamati a essere artisti e artigiani di bellezza.

Leggersi dentro

  • In che modo stai cercando di dare sapore ai contesti in cui vivi?
  • Stai cercando di dare luce con la tua vita o ti stai spegnendo?

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