Domenica 8 Febbraio (DOMENICA – Verde)
V DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)
Is 58,7-10 Sal 111 1Cor 2,1-5 Mt 5,13-16
Di padre Ermes Ronchi🏠home
Voi siete sale, quello che impedisce alla storia di corrompersi. Siete luce, quella che misura il tempo e che scaccia le paure; gente che ogni giorno accarezza la vita e ne fa emergere il bello.
Che meraviglia il Vangelo!
Voi siete un giacimento di sale, di luce e di sapore. Sale, dono del mare e del sole. Luce, figlia primogenita della creazione, che dona bellezza alle cose, addizione di gusto e di senso.
Gesù non è venuto a portare un nuovo sistema di pensiero, il suo è irradiamento di luce, spargimento di sale, contagio di fuoco e di gusto. Ma il sale è anche un simbolo spirituale: Voi, discepoli, come il sale, avete il compito di far emergere dai vostri oceani interiori, che ci minacciano e al contempo ci generano, una forza, un bene, un gusto che sono già lì in voi, che chiedono solo di innalzarsi alla luce.
Deve esserci qualcosa di sacro nel sale se lo incontriamo nel mare, nel pane, nei riti dell’ospitalità, nelle lacrime.
Voi siete il sale, cioè quello che impedisce alla storia di corrompersi. Siete un’intensificazione del gusto del vivere. Voi siete la luce, cioè quella che misura il tempo, che scaccia le paure.
Mi conosco bene, non sono né luce né sale. Eppure il Vangelo mi incalza: Non fermarti alla superficie di te e al ruvido dell’argilla di cui sei fatto; cerca in profondità, verso la cella segreta del cuore, e troverai una lucerna accesa e una manciata di sapore cristallino. Voi siete luce. Gesù lo annuncia alla mia anima bambina, si fida di quella parte di me che sa ancora incantarsi e accendersi.
Se il sale resta chiuso nel suo barattolo non serve a niente, la sua vocazione è disperdersi nel cibo. La luce non illumina se stessa, ma le cose su cui si posa, e non torna indietro alla sua sorgente. Allo stesso modo: «Se mi chiudo nel mio io, pur adorno di tutte le virtù, e non partecipo all’esistenza degli altri, posso essere privo di peccati, e tuttavia vivo in una condizione di peccato» (G. Vannucci).
Osserva l’umiltà del sale e della luce. Non attirano l’attenzione su di sé, non si mettono al centro. Non hanno lo scopo di perpetuare se stessi, ma di valorizzare l’altro. E così è la Chiesa: non è un fine, ma un mezzo per rendere migliore la vita delle persone.
Osservo la luce: non fa violenza, ma accarezza le cose, le avvolge e con il suo tocco ne fa emergere i colori e la bellezza. I cristiani sono rabdomanti delle stesse cose nelle persone! Fanno emergere il bello e il buono, il dono dell’intelligenza, dei talenti, della fame di giustizia.
Fanno come il Signore, che vede nelle sue creature la luce prima del buio, la primavera dentro l’inverno, il santo prima del peccatore, l’invisibile dentro il visibile. Così noi, “quelli del Vangelo”, siamo gente che ogni giorno accarezza la vita e ne fa emergere il bello; nei nostri occhi deve splendere la venerazione per ogni vivente. «Ecco io carezzo la vita, perché profuma di te» (Rumî).
Accarezzi la vita, e sulle mani ti resta il profumo di Dio.



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