S.B. Card. Pizzaballa Meditazione V DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Domenica 8 Febbraio (DOMENICA – Verde)
V DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)
Is 58,7-10   Sal 111   1Cor 2,1-5   Mt 5,13-16

Di S.B. Card. Pizzaballa🏠home

Il brano di Vangelo di oggi (Mt 5,13-16) inizia con un pronome: voi.

“Voi siete il sale della terra…voi siete la luce del mondo” (Mt 5,13)

È lo stesso pronome con cui si era concluso il brano che abbiamo ascoltato domenica scorsa, quello delle Beatitudini. Il brano, infatti, finiva proprio così: “Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno …Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli” (Mt 5,11-12).

Dopo aver parlato in termini generali (beati i poveri, beati i miti…), all’ultima beatitudine Gesù era passato al discorso diretto: Beati voi

Quest’ultima beatitudine, quindi, fa riferimento ad una particolare esperienza della prima comunità cristiana, quella della tribolazione, della persecuzione: è il momento in cui la fede viene messa alla prova e si tratta di attraversare i momenti difficili senza alcun appoggio, con una fede nuda.

È il momento in cui tutto sembra spegnersi, in cui la vita potrebbe rischiare di avere solo il gusto amaro della tristezza e del fallimento.

Invece non è così.

Anche quest’esperienza, infatti, può essere esperienza di beatitudine, perché è luogo privilegiato dell’incontro con il Signore. Proprio quando noi siamo tribolati e afflitti, Lui sta alla porta e bussa.

È il momento dove accade per grazia che la nostra vita si spalanca e si apre ad una missione che la porta oltre se stessa: essere, appunto, sale della terra ed essere luce del mondo.

Cosa significa?

Chi vive le beatitudini è capace di relazioni nuove: mette un limite al proprio potere, si carica il male che incontra sulla propria strada e, così facendo, permette agli altri di esistere, di diventare pienamente se stessi; permette al Regno di crescere.

Diventa sale e luce, ovvero sguardo buono sulla vita e sapore di Dio in mezzo ai fratelli.

Gesù, però, non si sofferma a spiegare il significato di queste due immagini, ma piuttosto a mettere in guardia i discepoli dal rischio di perdere questa possibilità.

Non si tratta di una perdita da poco, perché ciò che c’è in gioco è l’identità stessa dei discepoli: essere sale e luce, infatti, non è un dovere, ma un’identità; non un compito da svolgere, ma la forma che la loro presenza assumerà nella relazione con gli altri.

Il rischio è che il sale “perda il proprio sapore” (Mt 5,13), e che la luce voglia “rimanere nascosta” (Mt 5,15).

Se una lampada, per paura di perdere la luce, smettesse di illuminare, non servirebbe a nulla; e se il sale, per paura di scomparire, smettesse di salare, non servirebbe a nulla.

Lo loro esistenza sarebbe inutile.

Se un discepolo, per paura di perdere la vita donandola, la trattenesse per sé, non solo non genererebbe vita, ma morirebbe lui stesso.

Per questo, è utile fermarsi un attimo sulla parola greca tradotta con “perdere sapore”.

Nel Nuovo Testamento questo termine ricorre quattro volte: qui e nel suo parallelo in Luca (Lc 14,34), poi all’inizio della Lettera ai Romani (Rom 1,22) e all’inizio della Prima Lettera ai Corinzi (1Cor 1,20). E in entrambi queste ultime ricorrenze sta ad indicare qualcuno che pensa di essere sapiente e invece, nella logica di Dio, risulta stolto.

Pensa di essere sapiente perché si illude di salvarsi da sé, e proprio questa è la sua grande stoltezza.

Bisogna allora concludere che ciò che fa perdere sapore, ciò che nasconde la luce non è la persecuzione, la prova, il dolore. Non è quando si è perseguitati, insultati, quando tutti dicono male di noi, non è questo che toglie gusto né che rallenta il cammino.

Ciò che toglie gusto alla vita e che la rende inutile e infruttuosa è il voler salvare se stessi, è l’allontanarsi dalla logica della Pasqua, è il passare dalla parte di chi sfrutta, di chi è prepotente, di chi umilia la vita.

Al contrario, è il momento della prova a rivelare la solidità della nostra relazione con Dio, che non viene meno nemmeno durante le tempeste della vita.

Non per nostra bravura o merito, ma per la promessa di alleanza di Colui che è Dio con noi: proprio di questo parla tutto il Vangelo di Matteo, dall’inizio alla fine.

Voi, dunque, che siete perseguitati, umiliati, voi che siete nella prova, voi siete il sale della terra e voi siete la luce del mondo.

Ciò che di buono e di bello può nascere nel mondo, passa da lì.


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