fra Damiano Angelucci”Ama e fa’ ciò che vuoi”

Domenica 15 Febbraio (DOMENICA – Verde)
VI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)
Sir 15,16-21   Sal 118   1Cor 2,6-10   Mt 5,17-37

Di fra Damiano Angelucci🏠home

Il migliore commento e spiegazione della Bibbia è la Bibbia. Questo principio appare validissimo anche per il testo di oggi. Cosa vuol dire questa parola di Gesù, così intransigente e severa? “finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto”? Lo possiamo capire andando al capitolo 7 del vangelo di Marco (e non solo qui), in cui Gesù rimprovera gli scribi e farisei di far passare come legge divina i loro precetti umani, e le loro tradizioni. Ecco perché, nonostante lo scandalo di tali difensori delle antiche tradizioni, i discepoli di Gesù prendevano cibo senza aver fatto i prescritti riti di purificazione. Si fa fatica a pensare che si fossero dimenticati di lavarsi le mani, ma il problema era la non corretta osservanza di quei riti di abluzione (letteralmente: purificazione) che andavano fatti in un certo modo. In quel contesto Gesù scomodò un ammonimento del grande Isaia: “Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me. Invano mi rendono culto, (attenzione qui!) insegnando dottrine che sono precetti di uomini” (Is 29,13). E poi Gesù aggiunse: “Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini” (Mc 7,8).

La libertà di Gesù rispetto alle indicazioni di scribi e farisei non è quindi trasgressione della legge di Dio, ma capacità di discernimento tra ciò che è solo tradizione umana e ciò che è esigenza della suprema legge della carità. Esattamente questa Gesù è venuto a riportare al centro dell’attenzione dell’uomo, perché Dio è amore, comunione, carità; ma per far ciò occorre da una parte, come già detto, far decadere quel che viene solo dall’uomo, e dall’altra andare al cuore della legge di Dio (trasmessa a Mosé) e non fermarsi ad una osservanza esteriore. Potremmo anzi dire che questa seconda cosa ci permetterà di realizzare la prima; vale a dire: se sapremo cogliere l’essenza del comandamento dell’amore sapremo sfrondare e liberare la nostra vita da tanti apparati di pura esteriorità e ritualità, inutili e fuorvianti.

 Non basta “non uccidere” occorre essere capaci di essere a servizio, di far fiorire la vita dei fratelli/sorelle che il Signore mi ha donato. Non basta non tradire con il corpo, ma occorre che il cuore rimanga sempre orientato a Dio e a chi, in suo nome, ho deciso di legare la mia vita.

 Quando si fosse capito cosa è la liturgia e la Santa Eucaristia, è possibile che i cristiani si dividano sulla modalità celebrative e sulla lingua da adottare? Quando si fosse capito il mistero della divina maternità di Maria, è possibile che diventi così fondamentale affermare l’autenticità di certe apparizioni mariane, o presunte tali? Quando si fosse capito l’importanza della persona di Gesù, è possibile trascurare la meditazione attenta del suo vangelo, magari a favore di devozioni pur importanti ma non ugualmente essenziali? Se ci fosse chiaro cosa significa per Gesù la parola “amore”, e come lui l’ha incarnata fino al dono totale di sé, potremmo tranquillamente dire come Sant’Agostino: “Ama e fa ciò che vuoi”.


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