Domenica 15 Febbraio (DOMENICA – Verde)
VI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)
Sir 15,16-21 Sal 118 1Cor 2,6-10 Mt 5,17-37
di Giuseppe Di Stefano🏠home
«Se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli».
Ma cosa vuol dire superare la giustizia degli scribi e dei farisei, di coloro che sono gli “osservanti della Legge” per eccellenza? In che cosa consiste il “di più” che Gesù chiede ai suoi discepoli?
Certamente non si tratta di un “di più” quantitativo, non è questione di rispettare un numero maggiore di precetti e prescrizioni. Il mondo giudaico aveva già una casistica articolatissima, fatta da ben 613 precetti (248 come le ossa del corpo umano, più 365 come i giorni dell’anno).
Avete inteso che fu detto… ma io vi dico. E come è possibile?
Ciò che il Maestro ci chiede è di tornare al cuore della Legge, di tornare al nostro cuore per prendercene cura e custodirlo. Di riconoscere le nostre malattie, per essere guariti.
La norma, infatti, non è fine a sé stessa, ma è a salvaguardia della vita, a custodia di ciò che ci fa crescere o diminuire in umanità. La svolta evangelica consiste nel passare dalla legge alla persona, dall’esteriorità all’interiorità, proprio là dove nascono i grandi “perché” delle azioni.
«Avete inteso che fu detto “non ucciderai”». Ma il Vangelo ci ricorda che “chi non ama il fratello è omicida”. Che ad uccidere non sono solo le mani o le armi, ma anche le parole, gli insulti, le calunnie e i silenzi complici. Che la rabbia non è mai servita a nulla e soltanto il dialogo può aprire strade nuove e tracciare soluzioni inaspettate.
Dio non sa che farsene di preghiere pronunciate dalle stesse labbra che prima hanno offeso, e neppure delle nostre offerte, se il cuore è prigioniero del rancore e del risentimento verso il fratello.
«Avete inteso che fu detto: “non commetterai adulterio”». Ma il Maestro ci riporta alla radice del problema: ad un cuore egoista che si serve degli altri per il proprio tornaconto, che è disposto a tutto per ottenere piacere e soddisfazione.
«Avete inteso che fu detto: “non giurerai il falso”». Non serve nascondersi dietro le maschere. La falsità e la doppiezza non sono mai state la soluzione, al contrario della verità. Il parlare doppio e ambiguo, infatti, prima o poi tradisce, mentre la verità si fa strada da sé.
Ci doni, il Signore, coraggio di osare, di credere che nulla è impossibile per chi si fida di lui, perché lui solo puoi renderci felici davvero.



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