Don Luciano”Nel deserto della prova, alla scuola della Parola”

Domenica 22 Febbraio (DOMENICA – Viola)
I DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO A)
Gen 2,7-9; 3,1-7   Sal 50   Rm 5,12-19   Mt 4,1-11

di Don Luciano🏠home

La liturgia della prima domenica di Quaresima ci conduce ogni anno nel deserto, là dove Gesù è tentato. Si tratta di un momento decisivo, utile soprattutto per comprendere il cammino di crescita del credente. La tentazione, infatti, è una componente essenziale del processo di maturazione della fede, non un incidente di percorso, né un segno di debolezza spirituale. Come ricorda il Siracide: “Figlio, se ti presenti per servire il Signore, prepàrati alla tentazione” (Sir 2,1). La prova, se vissuta nella fiducia, non distrugge, ma rafforza la volontà, purifica il cuore e rende più autentica la relazione con Dio, con i fratelli e con il creato. La Scrittura ci insegna che la tentazione non consiste anzitutto nell’invito a compiere qualcosa di moralmente sbagliato, ma nella suggestione deviata della verità di Dio e dell’uomo. È una manipolazione sottile dello sguardo, un modo di deformare la percezione del volto di Dio. Fin dalle origini è così: nel racconto di Genesi 3, il serpente non nega apertamente Dio, ma ne offre un’immagine distorta, insinuando il sospetto che Dio sia un rivale della felicità umana, qualcuno che limita anziché donare. Ogni tentazione nasce da qui: dal sospetto che Dio non sia davvero buono. Le tentazioni di Gesù nel deserto, luogo biblico della solitudine e della prova, richiamano chiaramente i quarant’anni di Israele nel cammino dall’Egitto alla Terra promessa. Esse sono profondamente legate alla sua umanità reale, per questo si collocano subito dopo i Vangeli dell’infanzia e all’inizio del suo ministero pubblico. Gesù è vero Dio e vero uomo, quindi ha fame, è stanco, è esposto alla seduzione del potere. Proprio per questo, le tentazioni attestano che l’Incarnazione non è apparente o ideale, ma concreta e pienamente condivisa. L’azione del maligno mira a stravolgere il piano del Padre, proponendo a Gesù delle “scorciatoie” per annullare la sua umanità e scongiurare la croce. La prima tentazione tocca il bisogno materiale: la fame. Gesù rifiuta di assolutizzare i bisogni umani, non li nega, ma neppure li sovraccarica: “Non di solo pane vivrà l’uomo”. Si tratta di mezzi, non di fini. Quando i mezzi diventano fini, anche ciò che è buono perde il suo orientamento e snatura il volto di Dio. Il cibo di Gesù è fare la volontà del Padre. È dalla Scrittura, unica e forte risposta alla tentazione, che emerge il criterio decisivo: restare nella Parola, lasciarsi nutrire dalla volontà di Dio e usare i beni materiali come strumenti, mai come assoluti. Fallita questa strada, quella più grossolana e materiale, il tentatore passa a una seduzione più sottile: la popolarità. Da un Messia umile, nascosto, obbediente, vorrebbe ricavare un protagonista di gesti clamorosi, un Dio che si impone attraverso il prodigio, che genera spettacolarità. È una tentazione che attraversa anche la nostra esperienza di fede, quando cerchiamo il protagonismo, la popolarità, gli applausi, i like e i ruoli di influencer. Desideriamo segni e miracoli che confermino le nostre attese, invece di accettare la fatica dell’ascolto quotidiano, silenzioso, discreto e nascosto. Dio, però, non si manifesta nel frastuono, ma nel sussurro di una brezza leggera (cfr. 1Re 19,11-12). Infine, la tentazione più radicale, quella del potere. È il tentativo di sostituire il progetto dell’amore e del dono con quello del dominio, del controllo e dell’oppressione. Qui la tentazione diventa idolatria: eliminare Dio per mettere al suo posto il proprio io, il successo, il controllo sugli altri, nella peggiore delle ipotesi, il culto della propria personalità. Gesù risponde riaffermando l’unica verità che salva: “Il Signore, Dio tuo, adorerai”. Solo Dio è la fonte di ogni potere e di ogni benedizione; l’uomo è chiamato a vivere nella fiduciosa e salutare dipendenza da Lui, ad essere suo amico e compagno, nell’umiltà e nella fiducia. All’inizio di questo cammino quaresimale, siamo invitati, come Gesù, a lasciarci guidare dallo Spirito attraverso l’esperienza della prova. La potenza della sua Parola è l’arma decisiva contro gli assalti del male, il quale, pur agendo, è già destinato a soccombere. In questo orizzonte si inserisce anche il richiamo all’ascolto, così fortemente sottolineato nel Messaggio per la Quaresima 2026 di Papa Leone XIV: “L’ ascolto della Parola nella liturgia ci educa a un ascolto più vero della realtà: tra le molte voci che attraversano la nostra vita personale e sociale, le Sacre Scritture ci rendono capaci di riconoscere quella che sale dalla sofferenza e dall’ingiustizia, perché non resti senza risposta. Entrare in questa disposizione interiore di recettività significa lasciarsi istruire oggi da Dio ad ascoltare come Lui”. Ascoltare non è un atteggiamento passivo, ma un atto spirituale che educa il cuore a discernere la voce di Dio da quelle che la distorcono. In un mondo saturo di parole, la Quaresima ci invita a riscoprire il silenzio abitato dalla Parola, perché solo chi ascolta davvero può resistere alla menzogna e camminare nella verità. Così, la tentazione diventa luogo di scelta, la prova diventa occasione di crescita, e il deserto si trasforma nello spazio in cui Dio rinnova l’alleanza con il suo popolo.

Impegno di Quaresima

In questa prima settimana di Quaresima mi fermo e cerco di capire i luoghi di deserto, di tentazione, della mia giornata. Come li affronto? Mi abbandono al male o sono disposto ad attaccarmi alla Parola e porre le radici nell’unico Bene?

Bene-dire (a cura di Mons. Francesco Diano)

Il deserto richiama alla mente un altro luogo dello Spirito: la tentazione. Non le nostre piccole tentazioni quotidiane, ma l’unica tentazione, la grande tentazione escatologica, quella degli ultimi giorni in cui già stiamo vivendo. Dobbiamo riconoscere questa tentazione in ogni cosa che ci accade, come nelle contraddizioni e nelle sofferenze che ci circondano. «Considerate perfetta letizia», dice san Giacomo all’inizio della sua Lettera, «quando subite ogni sorta di prove»; è per questo che siamo nel mondo… È nell’ora della tentazione che la testimonianza dello Spirito si fa chiara ed eloquente in noi, ed è nel pieno mezzo della tentazione che i cristiani si riconoscono fratelli. La tentazione ci pone davanti a Dio in modo completamente nuovo. Una breccia si apre in noi: ogni tentazione mette in discussione un certo numero di strutture non solo ecclesiali, ma anche strutture della nostra intima personalità. Sconcertandoci e togliendoci il terreno da sotto i piedi, aprendo una breccia e smantellando qualcosa a cui siamo intimamente legati, la tentazione porta con se la possibilità di una ricca effusione della grazia, e può farci crescere nello Spirito santo. Se riusciamo ad accettare questo scombussolamento e a mostrarci in tutta la nostra debolezza e povertà, queste ultime verranno d’un tratto rimpiazzate e rilevate dalla potenza di Dio che dispiega tutta la sua forza nella nostra debolezza. È questa accettazione a costituire ciò che le Scritture chiamano hypomone: pazienza, perseveranza [A. Louf, La vita spirituale, Magnano (Biella), Edizioni Qiqajon/Comunità di Bose, 2001, pp. 9-20].

Preghiera

Signore Gesù,
condotto dallo Spirito nel deserto,
hai voluto condividere la nostra fragilità
e affrontare la tentazione che attraversa il cuore dell’uomo.
Tu che hai conosciuto la fame e la solitudine,
insegnaci a non cercare solo il pane che nutre il corpo,
ma a vivere di ogni Parola che esce dalla bocca del Padre.
Donaci un cuore docile alla Scrittura,
capace di riconoscere la voce di Dio
anche nel silenzio dei nostri deserti.
Quando siamo tentati di mettere alla prova il Signore,
di chiedere segni, di pretendere garanzie,
rendici umili e fiduciosi,
capaci di abbandonarci alla sua volontà
senza condizioni.
Quando il fascino del potere, del successo o del consenso
ci seduce e ci promette facili glorie,
ricordaci che solo Dio è degno di adorazione.
Liberaci da ogni idolatria nascosta,
da tutto ciò che prende il posto tuo nel nostro cuore.
Fa’ che anche nelle nostre prove
gli angeli della tua consolazione ci siano accanto,
e che, sostenuti dalla tua grazia,
possiamo rimanere saldi nella fede.
Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli.
Amen.


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