S.B. Card. Pizzaballa Meditazione II DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO A)

Domenica 1 Marzo (DOMENICA – Viola)
II DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO A)
Gen 12,1-4   Sal 32   2Tm 1,8-10   Mt 17,1-9

di S.B. Card. Pizzaballa🏠home

Abbiamo visto, domenica scorsa, che la tentazione si insinua nel cuore dell’uomo cercando sempre di operare una riduzione, ovvero di sminuire ai suoi occhi quella che è l’opera di Dio nella vita delle sue creature. 

Lo fa il serpente, entrando in dialogo con la donna, e insinuando che Dio abbia vietato di mangiare di tutti gli alberi del giardino (Gen 3,1). In realtà, sappiamo bene che non è così: Dio aveva permesso di mangiare di tutti gli alberi del giardino, tranne di uno (Gen 2,16-17). 

Il Tentatore fa la stessa cosa con Gesù. Perché, se al momento del battesimo al Giordano, il Padre si è rivolto al Figlio chiamandolo Figlio amato (Mt 3,17), nel deserto il Tentatore lo chiama semplicemente “figlio”.  

E lo tenta proprio su questo punto: “Se sei figlio…” (Mt 4,3.5). 

Il diavolo non può certo negare che Gesù sia Figlio del Padre: lo sa benissimo e, lungo il racconto dei Vangeli, è sempre il primo a voler rivelare l’identità di Gesù, al punto che è Gesù stesso ad imporgli di tacere. Gesù è dunque Figlio. Ma è il Figlio amato? Dio si prenderà cura di Lui o lo lascerà in balia del dolore, della violenza degli uomini, della morte? 

Gesù è Figlio, ed è figlio amato, un figlio che è sicuro dell’amore del Padre nei suoi confronti. Un amore che gli dona tutto, senza riprendersi nulla indietro: tutto gli è stato dato dal Padre suo (cfr. Mt 11,27). 

Gesù, nel deserto, rimane fedele a questa Parola, si fida del Padre, non cade nella tentazione di cercare altrove, fuori dalla relazione con il Padre, la vita e la gloria. 

Tutto questo risplende oggi, pienamente, sul monte della Trasfigurazione (Mt 17,1-9). 

Lì, infatti, quella voce che Gesù non ha smarrito nel deserto, torna a farsi sentire: “Questi è il figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento” (Mt 17,5). 

La luce che brilla sul volto e sulle vesti di Gesù non è un premio per la sua fedeltà, ma è la semplice rivelazione di ciò che c’è da sempre, e che ha resistito anche all’urto della tentazione, ovvero la comunione tra il Padre e il Figlio. 

Dal Battesimo in poi, attraversando il tempo della prova, Gesù non fa altro che questo per tutta la vita: rispondere alla Parola del Padre con un’obbedienza radicale vissuta per amore. 

Questa è la bellezza della sua esistenza, ciò che la trasfigura e che la rende luminosa. 

Tutto questa bellezza, però, non rimane un’esperienza chiusa tra Padre e Figlio, riservata esclusivamente a loro due. Sul monte, infatti, ci sono diversi altri personaggi. 

Ci sono innanzitutto tre discepoli, che Gesù “prende con sé” (Mt 17,1). L’Evangelista usa lo stesso che troviamo all’episodio delle tentazioni (Mt 4,5.8): lì è il diavolo che prende con sé Gesù, per tentare di sedurlo. Gesù, invece, prende con sé i discepoli per rivelare loro che la via di una vita piena passa attraverso una relazione di obbedienza fiduciosa al Padre, l’obbedienza che è propria dei figli amati.  

Sul monte ci sono anche Mosè ed Elia, uomini che hanno ascoltato il sussurro della voce di Dio (cf. Es 33,11; 1Re 19,12), a volte l’hanno perso, e poi hanno continuamente ricominciato a fidarsi. 

Questo cammino di obbedienza fiduciosa, che nasce dall’esperienza di sapersi figli amati, che ricomincia sempre, è anche il cammino che ci attende in questa Quaresima. 

Ad indicarci la strada è la voce stessa del Padre: la sua voce, in fondo, è rivolta ai discepoli che sono con Gesù sul Tabor: “Ascoltatelo” (Mt 17,5). 

Possiamo davvero fidarci e ascoltare Gesù: Lui per primo ha ascoltato, ha custodito la voce del Padre, anche in mezzo alle prove. E nel momento in cui noi ascoltiamo Lui, siamo certi di ascoltare la voce stessa del Padre e di sentire le sue stesse parole rivolte anche alla nostra vita: “Siete figli amati”. 

Il racconto, però, dice che i discepoli, udita la voce del Padre, cadono a terra pieni di timore (“All’udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore” – Matt. 17,6). 

E le prime parole che sono chiamati ad ascoltare, immediatamente dopo, sono quelle che Gesù, toccandoli, rivolge loro: “Alzatevi e non temete” (Mt 17,7). 

Chi ascolta il Figlio viene rialzato ogni volta che cade. 

Ed è liberato dalla paura, non per i suoi meriti e le sue capacità, perché Dio si rivela sempre nuovamente come Padre, il Padre di figli che sono amati.  


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