Figlie della Chiesa Lectio III DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO A)

Domenica 8 Marzo (DOMENICA – Viola)
III DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO A)
Es 17,3-7   Sal 94   Rm 5,1-2.5-8   Gv 4,5-42

di Figlie della Chiesa🏠home

Nel cammino di questa Terza Domenica di Quaresima ci lasciamo ispirare anche da alcune voci della spiritualità italiana. Le riflessioni che seguono raccolgono liberamente suggestioni e pensieri di autori come Ermes Ronchi, don Primo Mazzolari e Carlo Carretto, che ci aiutano a riscoprire la nostra sete di Dio e la gioia dell’incontro con Lui. Non si tratta semplicemente di una riflessione teologica, ma di un invito profondo alla conversione, al cambiamento, alla vita nuova. È l’esperienza viva dell’incontro con Cristo, che si siede accanto ai nostri pozzi quotidiani — là dove spesso giungiamo stanchi, svuotati, delusi — e ci attende nella concretezza delle nostre giornate per offrirci quell’acqua viva che sola non delude.

Nella meditazione sulla Samaritana (Gv 4), Ermes Ronchi scrive che “Gesù non chiede sacrifici, ma sete. Ci vuole vivi, assetati, cercatori d’acqua e di luce”.[1] E allora questa domenica diventa una chiamata a riscoprire il desiderio, la nostalgia del divino che abita le profondità del nostro cuore.

La Samaritana, donna ferita e cercatrice, rappresenta ciascuno di noi: confusi tra mille voci e pozzi senz’acqua, ma ancora capaci di lasciarci sorprendere da un incontro che cambia tutto. Don Primo Mazzolari ci ricorderebbe che “il cristianesimo non è una morale, ma un incontro: un Dio che viene a cercarti dove sei, per portarti dove puoi essere.”[2]

Lasciamo dunque che questa Parola ci abiti, che sgorghi in noi come sorgente di speranza. Carlo Carretto scriveva: “Chi ha trovato la sorgente, non può più vivere come prima: deve diventare sorgente per gli altri.[3]” Ecco il cuore della Quaresima: non solo lasciarci rinnovare, ma divenire strumenti di rinnovamento per il mondo, testimoni di quella misericordia che abbiamo ricevuto.

PER PREGARE

Temi comuni e contrastanti fra le letture

Tutti i testi ruotano attorno al tema della sete: fisica, spirituale, esistenziale.

LetturaContenutoAccostamento
Esodo 17, 3-7Il popolo ha sete nel deserto; mormora contro Dio e Mosè. Dio fa scaturire acqua dalla roccia.L’acqua fisica diventa segno del bisogno umano profondo e della fedeltà di Dio.
Salmo 94 (95)“Ascoltate oggi la voce del Signore, non indurite il cuore.”Richiamo al cuore duro di Israele e invito a non ripetere l’infedeltà del deserto.
Romani 5, 1-2.5-8L’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito.L’acqua viva dell’amore di Dio è lo Spirito Santo: dono gratuito, non meritato.
Giovanni 4, 5-42Gesù chiede acqua alla Samaritana, poi le offre l’acqua viva.La sete di Gesù apre alla sete dell’uomo; l’acqua viva è la grazia che disseta per sempre.

L’acqua che Dio dona è segno di vita e salvezza: nel passato (Esodo), nel cuore (Romani), e nell’incontro con Cristo (Vangelo).

Soffermiamo la nostra attenzione sul Vangelo: L’incontro tra Gesù e la donna samaritana al pozzo di Giacobbe.

Gesù decide di passare per un territorio che è evitato da molti giudei a causa di ostilità con i samaritani. Infatti:

  • Samaritani erano un popolo “misto”, con culti ebraici alterati. Vedi 2Re 17,24-34 per la loro origine.
  • L’ostilità tra giudei e samaritani è menzionata esplicitamente in Gv 4,9: “I Giudei, infatti, non hanno rapporti con i Samaritani”.
  • Il pozzo di Giacobbe è simbolo dell’eredità comune tra i due popoli. Giacobbe è padre anche dei Samaritani. (4,5‑12)

Gesù entra in dialogo con una donna rompendo ogni confine

In Gv 4,7-10 Gesù chiede da bere alla donna. Un gesto semplice, ma rivoluzionario. Sembra mendicare dell’acqua, ma in realtà è Lui a donare l’acqua viva: “Chi beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi beve dell’acqua che io gli darò, non avrà mai più sete…

Gesù sta proponendo una nuova alleanza.

IL SEGNO DEL POZZO NELLA SCRITTURA

Genesi 24 (Isacco e Rebecca),

Genesi 29,1ss. (Giacobbe e Rachele)

Esodo 2,15-21 (Mosè e Sefora).

I pozzi sono spesso luoghi di alleanza e vocazione.

Una donna e la verità che guarisce

Dal pozzo di Giacobbe presso Aran a quello di Mosè nel deserto, per arrivare poi alla fonte di Sion ricordata dai profeti (cfr. Ez 47; Zc 14,8), è un medesimo tema che si snoda nel testo sacro e riguarda le diverse istituzioni religiose di Israele, cioè la legge, il tempio e la città di Gerusalemme. In Giovanni Gesù che siede sul pozzo è colui che prende il posto per sempre dell’antica sorgente. Egli sostituisce la legge e il tempio e offre «acqua viva» che sgorgherà poi dal suo costato aperto (cfr. 19,34).

Gesù distingue tra l’acqua del pozzo (cioè, ciò che il mondo può offrire e che lascia sempre insoddisfatti) e l’acqua che Lui dona, che diventa sorgente zampillante per la vita eterna.

Questa acqua viva è lo Spirito Santo, è la vita nuova che nasce dall’incontro con Cristo.

La donna rappresenta ogni persona assetata, che ancora non sa cosa desidera veramente (cf. Isaia 55,1-3: “O voi tutti assetati, venite all’acqua…”).

Gesù propone il passaggio da un bisogno materiale a una sete spirituale più profonda.

Si realizza qui una nuova alleanza: non più con riferimento al tempio, ma nello Spirito (cf. Ez 36,25-27: “Vi aspergerò con acqua pura…”).

In Gv 4,16-18 Gesù rivela alla donna che Lui conosce la sua tormentata storia personale (“Hai avuto cinque mariti…”).

La donna rappresenta l’umanità ferita, frammentata, ma ancora cercatrice. Il numero cinque potrebbe simboleggiare l’incompletezza o la dispersione.

Nonostante ciò, ella si sente investita di una missione: non più cercatrice, ma testimone (Gv 4,28-30; 39-42)

La donna lascia la brocca – segno che ha trovato l’acqua vera – e va a testimoniare. È un segno di discepolato: lascia ciò che era importante per lei e va ad annunciare Cristo.

È la prima missionaria del Vangelo di Giovanni!

E non porta gli ascoltatori a se stessa, li indirizza verso Gesù. Infatti i samaritani credono “non più per le parole di lei, ma perché abbiamo udito noi stessi”. Segno evidente di una fede che cresce (cf. 1Gv 1,1-3).

PER RIFLETTERE

Incontro tra Dio e il suo popolo

Tra Gesù e la donna di Samaria, presso il pozzo

Ci troviamo di fronte a un dialogo che continua a parlare anche oggi. Per entrare più in profondità in questo mistero, ci lasciamo guidare dalla voce del Santo Padre, Papa Leone XIV, che nella catechesi del 15 ottobre 2025 ha meditato proprio sul tema della sete del cuore umano e della sorgente viva che è il Risorto.

Con voce ferma e colma di speranza, il Santo Padre ha ricordato che il cuore umano, inquieto e affaticato, trova riposo solo nell’incontro con il Risorto.

È un richiamo al bisogno profondo dell’uomo di essere dissetato nel cuore. Riprendendo l’immagine evangelica dell’acqua viva, egli invita a riconoscere in Cristo Risorto la sola fonte capace di placare la sete di senso, di amore e di felicità che abita ogni persona.

Questo ci rimanda al celebre incontro tra Gesù e la Samaritana presso il pozzo di Giacobbe (Gv 4). Gesù le dice: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna» (Gv 4,13-14).

Gesù non ha giudicato quella donna per la sua storia, ma l’ha guardata con verità e amore. E lei, dissetata interiormente, ha lasciato la brocca ed è corsa ad annunciare l’incontro.

Anche noi siamo invitati a lasciare le nostre “brocche” – le sicurezze che non dissetano – per aprirci alla gioia che viene da Lui, fonte di vita eterna.

…Sorelle e fratelli, Gesù Risorto è la garanzia di questo approdo! È Lui la fonte che soddisfa la nostra arsura, l’infinita sete di pienezza che lo Spirito Santo infonde nel nostro cuore. La Risurrezione di Cristo, infatti, non è un semplice accadimento della storia umana, ma l’evento che l’ha trasformata dall’interno.

Pensiamo a una fonte d’acqua. Quali sono le sue caratteristiche? Disseta e rinfresca le creature, irrora la terra, le piante, rende fertile e vivo ciò che altrimenti resterebbe arido. Dà ristoro al viandante stanco offrendogli la gioia di un’oasi di freschezza. Una fonte appare come un dono gratuito per la natura, per le creature, per gli esseri umani. Senza acqua non si può vivere.

Il Risorto è la fonte viva che non inaridisce e non subisce alterazioni. Resta sempre pura e pronta per chiunque abbia sete. E tanto più gustiamo il mistero di Dio, tanto più ne siamo attratti, senza mai restare completamente saziati. Sant’Agostino, nel decimo Libro delle Confessioni, coglie proprio questo inesauribile anelito del nostro cuore e lo esprime nel celebre Inno alla bellezza: «Effondesti la tua fragranza, e respirai e anelo verso di te, gustai e ho fame e sete; mi toccasti, e arsi di desiderio della tua pace» (X, 27, 38).

Gesù, con la sua Risurrezione, ci ha assicurato una permanente fonte di vita: Egli è il Vivente (cfr Ap 1,18), l’amante della vita, il vittorioso su ogni morte. Perciò è in grado di offrirci ristoro nel cammino terreno e assicurarci la quiete perfetta nell’eternità. Solo Gesù morto e risorto risponde alle domande più profonde del nostro cuore: c’è davvero un punto di arrivo per noi? Ha senso la nostra esistenza? E la sofferenza di tanti innocenti, come potrà essere riscattata?

Gesù Risorto non fa calare una risposta “dall’alto”, ma si fa nostro compagno in questo viaggio spesso faticoso, doloroso, misterioso. Solo Lui può riempire la nostra borraccia vuota, quando la sete si fa insopportabile.

Il Risorto garantisce l’approdo, ci conduce a casa, dove siamo attesi, amati, salvati. Fare il viaggio con Lui accanto significa sperimentare di essere sorretti nonostante tutto, dissetati e rinfrancati nelle prove e nelle fatiche che, come pietre pesanti, minacciano di bloccare o deviare la nostra storia.[4]

PER INTERROGARSI

Alcune domande

Papa Leone ci ricorda che solo l’incontro con il Risorto può trasformare la sete in sorgente. Ma per farlo, dobbiamo fermarci – come la donna al pozzo – e lasciarci interrogare da Lui.

  • La speranza cristiana – quella annunciata da Papa Leone – è una realtà che nutre la mia vita concreta… o rimane solo un concetto astratto?
  • A quali “pozzi” mi rivolgo per cercare di dissetare la mia vita? Sono pozzi che mi saziano o che mi lasciano ancora più assetato?
  • Ho il coraggio di lasciarmi incontrare da Cristo, anche nelle mie fragilità, come la Samaritana?

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