Don Luciano Labanca “La sete più profonda e l’acqua viva”

Domenica 8 Marzo (DOMENICA – Viola)
III DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO A)
Es 17,3-7   Sal 94   Rm 5,1-2.5-8   Gv 4,5-42

di Don Luciano Labanca 🏠home

n quel tempo, Gesù giunse a una città della Samarìa chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c’era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere». I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani. Gesù le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: “Dammi da bere!”, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». Gli dice la donna: «Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest’acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?». Gesù le risponde: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna». «Signore – gli dice la donna -, dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua». Le dice: «Va’ a chiamare tuo marito e ritorna qui». Gli risponde la donna: «Io non ho marito». Le dice Gesù: «Hai detto bene: “Io non ho marito”. Infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero». Gli replica la donna: «Signore, vedo che tu sei un profeta! I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare». Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità». Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa». Le dice Gesù: «Sono io, che parlo con te». In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliavano che parlasse con una donna. Nessuno tuttavia disse: «Che cosa cerchi?», o: «Di che cosa parli con lei?». La donna intanto lasciò la sua anfora, andò in città e disse alla gente: «Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia lui il Cristo?». Uscirono dalla città e andavano da lui. Intanto i discepoli lo pregavano: «Rabbì, mangia». Ma egli rispose loro: «Io ho da mangiare un cibo che voi non conoscete». E i discepoli si domandavano l’un l’altro: «Qualcuno gli ha forse portato da mangiare?». Gesù disse loro: «Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera. Voi non dite forse: ancora quattro mesi e poi viene la mietitura? Ecco, io vi dico: alzate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura. Chi miete riceve il salario e raccoglie frutto per la vita eterna, perché chi semina gioisca insieme a chi miete. In questo infatti si dimostra vero il proverbio: uno semina e l’altro miete. Io vi ho mandati a mietere ciò per cui non avete faticato; altri hanno faticato e voi siete subentrati nella loro fatica». Molti Samaritani di quella città credettero in lui per la parola della donna, che testimoniava: «Mi ha detto tutto quello che ho fatto». E quando i Samaritani giunsero da lui, lo pregavano di rimanere da loro ed egli rimase là due giorni. Molti di più credettero per la sua parola e alla donna dicevano: «Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo». 

Commento

La Quaresima dell’anno A ha un forte carattere battesimale. Dopo il Vangelo delle tentazioni e quello della Trasfigurazione, la liturgia ci conduce al grande segno dell’acqua nel racconto della Samaritana. Domenica prossima incontreremo il cieco nato, con il segno della luce, e nella quinta domenica la risurrezione di Lazzaro, il segno della vita. È un cammino che conduce al cuore del Battesimo e alla Pasqua. Il Vangelo di questa domenica ha come tema centrale l’acqua: un elemento vitale per l’umanità. Questo simbolo diventa il modo attraverso cui Gesù rivela se stesso: Egli è l’acqua viva, l’unico capace di saziare la sete più profonda dell’umanità. Non solo la sete materiale, ma soprattutto quella sete di senso, di verità e di pienezza che abita il cuore di ogni uomo. Il racconto della Samaritana è uno dei brani più ricchi del Vangelo di Giovanni. Tutto inizia con un dettaglio molto concreto: Gesù è stanco per il viaggio e si siede presso il pozzo di Giacobbe, sotto il sole del mezzogiorno. Questo particolare rivela qualcosa di essenziale: il Verbo fatto carne ha davvero assunto la nostra umanità. Conosce la stanchezza, la fatica, la sete. Ed è proprio attraverso questa sete umana che Gesù apre la strada alla rivelazione di se stesso. Quando arriva la donna samaritana, Gesù le rivolge una richiesta semplice: «Dammi da bere». È una richiesta sorprendente. Un giudeo non parlava facilmente con una samaritana, e tanto meno un uomo si rivolgeva così a una donna sconosciuta. La donna resta stupita e rimane sul piano materiale. Ma la sete di cui parla Gesù non è soltanto fisica. In quel «dammi da bere» si nasconde qualcosa di molto più profondo. Come dirà sant’Agostino: «colui che chiedeva da bere aveva sete della fede di quella donna». Gesù desidera donarle qualcosa di molto più grande: l’acqua viva. «Se tu conoscessi il dono di Dio – le dice – e chi è colui che ti dice: “Dammi da bere”, tu stessa gliene avresti chiesto ed egli ti avrebbe dato acqua viva». La donna però non comprende ancora. Pensa a un’acqua speciale che le eviti la fatica quotidiana di venire al pozzo. Il dialogo allora diventa più profondo. Gesù le chiede di chiamare suo marito e fa emergere qualcosa della sua vita: ha avuto cinque mariti e l’uomo con cui vive ora non è suo marito. Questo dettaglio rivela certamente la storia ferita di questa donna e la sua ricerca di amore. Ma molti commentatori hanno visto in queste parole anche un significato simbolico: spesso il popolo di Dio aveva cercato altri “signori”, altri idoli. La vera sete del cuore umano non può essere colmata dagli idoli né dalle false promesse. Poco alla volta emerge un’altra sete: la sete di Dio. La donna intuisce che Gesù è un profeta e pone la grande domanda religiosa: dove si deve adorare Dio, sul monte Garizim o a Gerusalemme? Ed è a questo punto che avviene la rivelazione decisiva. Quando la donna parla del Messia che deve venire, Gesù le dice: «Sono io, che parlo con te». È uno dei momenti più luminosi del Vangelo. Subito dopo il racconto ci consegna un dettaglio molto significativo: la donna lascia la sua anfora, la ragione per cui era venuta al pozzo. Ora non è più la priorità: ha trovato qualcosa di più grande. Quando si incontra davvero Cristo, cambiano anche le priorità della vita. La donna corre al villaggio e dice alla gente: «Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia lui il Cristo?». Da quel momento diventa missionaria. Prima gli abitanti credono per la sua parola; poi, dopo aver incontrato personalmente Gesù, diranno: «Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo». Questa pagina del Vangelo è come una sorgente che non si esaurisce mai. Sant’Efrem il Siro, parlando della ricchezza della Parola, scrive: «Colui che ha sete è lieto di bere, ma non si rattrista perché non riesce a prosciugare la fonte. È meglio che la fonte soddisfi la tua sete, piuttosto che la sete esaurisca la fonte… Ringrazia per quanto hai ricevuto e non mormorare per ciò che resta inutilizzato» (Commento al Diatessaron, 1, 18-19). La Parola di Dio ci invita allora a guardare dentro il nostro cuore: qual è la nostra sete più profonda? Che cosa cerchiamo davvero nella vita? Tutti desideriamo felicità, amore, pienezza. Ma dove cerchiamo di saziare questa sete? Ci accontentiamo delle cose materiali, delle soddisfazioni immediate, di tanti piccoli idoli che promettono molto ma lasciano il cuore vuoto? Come battezzati abbiamo ricevuto il dono dell’acqua viva, ma abbiamo davvero incontrato personalmente Cristo? Possiamo dire anche noi ciò che dissero i samaritani: prima abbiamo creduto grazie alla testimonianza degli altri — della Chiesa, dei nostri genitori, dei fratelli nella fede — ma poi abbiamo incontrato noi stessi il Signore?

Impegno di Quaresima

In questa settimana, cerchiamo di riscoprire questa Sorgente, per lasciarci incontrare da Lui che ancora oggi ci dice, come alla samaritana: «Dammi da bere». Egli desidera donare a ciascuno di noi l’acqua viva che sola può saziare la sete di verità, di amore e di vita eterna che abita nel cuore di ogni uomo. In quale ambito della nostra vita ne abbiamo più bisogno?

Bene-dire (a cura di Mons. Francesco Diano)

La vecchia fontana del villaggio, tronco secolare di larice, scavato, trasportato e sistemato a “corvé”, era un po’ il cuore ed il centro del villaggio. Là andavano tutti: ad attingere acqua, le mucche a bere, le donne a lavare. “Vado all’acqua”, diceva il bambino ed aveva la scusa per andare a giocare. “Vado a prendere un secchio d’acqua”, ripetevano i giovani per poter godere di un fugace incontro d’amore. “Mi occorre acqua”, si diceva il vecchietto desideroso di un saluto o di un incontro. A volte, perché no? Alla fontana, nascevano tentazioni ed occasioni di… lavare i panni propri e altrui, perché, si sa, nel villaggio, tutto è di tutti. Ora? L’acqua giunge nelle case; la fontana sembra soffrirne, la terra s’accumula sul fondo, qua e là il tronco comincia a marcire, l’acqua si copre di muschio verdastro. Poche sono le mucche che vanno ad abbeverarsi mattina e sera, la vecchia fontana però, come sempre, ancora ripete a tutti, col suo canto continuo: dona, dona ciò che puoi e che hai, con perseveranza, con generosità, senza far distinzioni e donalo soprattutto con gioia e serenità. D’estate come d’inverno, al mattino come alla sera, dona e canta! (G. BINI, Lassù gli ultimi, Champorcher, 2001).

Preghiera

Signore Gesù,
tu che ti sei fermato al pozzo
e hai chiesto da bere alla donna samaritana,
insegnaci a riconoscere la sete profonda
che abita il nostro cuore.

Tu conosci la nostra storia,
le nostre fatiche e le nostre fragilità,
eppure non ti stanchi di cercarci
per offrirci l’acqua viva del tuo amore.

Donaci, Signore,
di accogliere la tua parola con cuore sincero,
perché, come quella donna,
anche noi possiamo lasciare le nostre sicurezze
e correre ad annunciare agli altri
che tu sei davvero il Salvatore del mondo.

Fa’ che la tua grazia
diventi in noi sorgente che zampilla per la vita eterna
e renda la nostra vita
luogo di incontro e di speranza per molti.
Amen


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