Sorelle Clarisse Monastero di Bergamo Lectio III DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO A)

Domenica 8 Marzo (DOMENICA – Viola)
III DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO A)
Es 17,3-7   Sal 94   Rm 5,1-2.5-8   Gv 4,5-42

di Sorelle Clarisse – Monastero di Bergamo🏠home

La terza, quarta e quinta domenica di Quaresima dell’anno “A” presentano una tematica sacramentale
legata all’iniziazione cristiana, al battesimo, espressa attraverso il simbolismo rispettivamente dell’acqua,
della luce e della vita con i brani della donna di Samaritana, del cieco nato e della resurrezione di Lazzaro.
La liturgia odierna gravita attorno al racconto di Gesù che dialoga con una donna di Samaria. L’incontro
avviene al pozzo di Sicar, tappa di un lungo e faticoso viaggio intrapreso dal Maestro e dai suoi discepoli
verso la Galilea, dove si recava per ritrovare un po’ di pace. Il testo dice che, a causa del viaggio e della calura, Gesù è stanco e perciò si ferma presso un pozzo. Ha sete, ed ecco una donna che viene ad attingere
acqua dal pozzo e si meraviglia di questo Giudeo che non si comporta come gli altri. Ma il paradosso sta altrove. Sta nel fatto che Gesù chiede dell’acqua, mentre dovrebbe essere il contrario. È il paradosso di un Dio che si fa bisognoso e mendicante. Cioè il mistero di un Dio che si è fatto uomo, per avere il pretesto di incontrare l’uomo e di donargli l’acqua che disseta. È la meraviglia di un Dio che chiede per dare. In tal
modo l’accoglienza di una donna samaritana da parte di un giudeo appare segno dell’accoglienza dell’uomo
da parte di Dio. Contempliamo il desiderio di Dio, la sete di Gesù, di Dio, assetato dell’uomo, la sua passione
di amore e di salvezza per ogni figlio e fratello che lo brucerà sino a dare la sua vita sulla croce. “Ho sete!”:
la donna samaritana è simbolo dell’umanità assetata di senso e di felicità, chiamata a entrare in alleanza
con il suo Signore e creatore. Una sete che durerà sino alla fine dei tempi, quando Dio sarà tutto in tutti, ma
che ora va continuamente dichiarata e accolta. L’uomo e la donna, fatti per Dio, anche se non lo sanno,
ardono di desiderio di ritrovarsi, in un abbraccio che plachi la sete di pienezza di vita che solo l’amore
eterno e totale può colmare. Ma non è così anche per noi? Quale sete ci abita? Qual è il desiderio profondo
del nostro cuore? A quale fonte di acqua ci dissetiamo? L’incontro tra Gesù e la samaritana inizia quando si
osa la propria sete perché l’incontro nasce dal desiderio. Ma ciò che colpisce è che, Gesù e la Samaritana,
pur essendo entrambi assetati, di nessuno dei due si dirà che abbiano bevuto. Gesù non berrà l’acqua, la
donna dimenticherà la sua anfora e tornerà nel villaggio a dare l’annuncio dell’incontro fatto (Gv 4,28-29).
Perché la vera sete è sete di incontro. Gesù osa fare il primo passo, è Lui che ci viene incontro con la sua
grazia, ci ama per primo, e inizia il dialogo con noi; si fa vulnerabile, mendicante e cercatore dell’umanità, di
ciascuno di noi. Non è il Dio impassibile che dall’alto del cielo ci guarda e ci giudica; è il Dio povero che si fa
povero per noi, cercatore instancabile, desideroso di incontrarci personalmente. A lui consegniamo la
nostra vita, ciò che oggi siamo e viviamo, e non stanchiamoci di andare al pozzo dell’incontro per dichiarare
la nostra sete e il nostro desiderio di Lui, anche quando non lo riconosciamo o lo neghiamo.


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