Domenica 15 Marzo (DOMENICA – Viola o Rosaceo)
IV DOMENICA DI QUARESIMA – LAETARE (ANNO A)
1Sam 16,1.4.6-7.10-13 Sal 22 Ef 5,8-14 Gv 9,1-41
di Alessandro Cortesi o.p.🏠home
‘Gesù passando vide un uomo cieco dalla nascita’. Nei vangeli compaiono vari racconti di ciechi che incontrano Gesù e da lui sono guariti. Le malattie degli occhi erano diffuse e assai gravi e la guarigione dalla cecità costituiva uno tra i segni che nell’attesa di Israele avrebbe accompagnato la venuta del messia. Ai discepoli inviati da Giovanni Battista per chiedergli se era il messia atteso Gesù indica di guardar ai segni che compie: “i ciechi recuperano la vista” (Mt 11,5; Lc 7,22).
Il IV vangelo è attraversato da uno scontro tra buio e luce: ‘la luce splende nelle tenebre ma le tenebre non l’hanno accolta’ (Gv 1,5.9). La vicenda del cieco nato è uno dei sette ‘segni’, orientati al grande segno della croce di Gesù: costituiscono un itinerario per guidare ad entrare nel significato della vita e della morte di Gesù.
Il brano è situato nel quadro della festa delle capanne, al principio dell’autunno, ricordo del cammino nel deserto, in un giorno di sabato. Nella festa il sommo sacerdote si recava alla piscina di Siloe per attingere l’acqua che poi era versata sull’altare degli olocausti. Le mura di Gerusalemme venivano illuminate con molteplici torce e fuochi offrendo uno spettacolo suggestivo per la luce che squarciava il buio della notte.
Le acque di Siloe erano state indicate da Isaia come simbolo di pace in contrapposizione alle abbondanti acque del fiume Eufrate simbolo del dominio assiro: ‘Questo popolo ha rigettato le acque di Siloe che scorrono tranquille… Per questo il Signore gonfierà contro di loro le acque dell’Eufrate, impetuose e abbondanti’ (Is 8,5-7). Luce e acqua erano i due elementi propri della festa.
Il racconto giovanneo situa in questo quadro un dialogo di Gesù con ‘i giudei’, gruppo che diventa figura di coloro che rifiutano Gesù chiusi nei loro privilegi. Gesù rigetta la convinzione di chi vede la malattia come punizione di Dio o causata da un peccato. Si distanzia anche dal fatalismo di fronte al male e si presenta con il suo impegno per sconfiggere ogni tipo di male. Indica così il suo agire come luce nel buio: ‘Finché sono nel mondo, sono la luce del mondo” (vv.3-5).
La guarigione del cieco viene presentata come un’azione laboriosa compiuta di sabato nel segno di un annuncio di Dio ‘amante della vita’. Il cieco non solo recupera la vista del corpo ma si apre ad un vedere profondo: in lui il IV vangelo presenta il profilo di ogni credente che nasce a nuova vita: gli occhi gli sono aperti da Gesù che lo accoglie. Al centro di questa vicenda sta proprio l’incontro con Gesù. Dopo che il cieco subisce esclusione, Gesù gli si fa accanto, e lo apre ad affidarsi a lui fino a chiamarlo signore, salvatore della sua vita.
L’itinerario del cieco è percorso di riconoscimento ed incontro: c’è un dono che è chiamato ad accogliere, passa poi dal buio alla luce per il dono di Gesù e così viene aperto a riconoscere il senso più profondo della sua vita. Colui che era incapace di vedere nell’incontro con Gesù viene ‘aperto’ ad un vedere nuovo che è sguardo interiore della fede trovando in lui il senso della sua esistenza.




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